Ticino

Iniziative casse malati, «non è un derby tra Governo e Parlamento»

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, a margine della seduta «extra muros» a Brissago, torna sull’applicazione delle iniziative, il cui messaggio sarà pubblicato tra due settimane: «Una risposta concreta, che potrà non fare contenti gli iniziativisti, ma non possiamo fare un salto nel buio»
©SAMUEL GOLAY
Paolo Gianinazzi
01.04.2026 20:30

Dopo le tre visite a Chiasso, Bedretto e Isone – Comuni che simbolicamente rappresentano gli estremi geografici ticinesi – il Consiglio di Stato ieri ha chiuso il cerchio delle sue sedute «extra muros» nel Comune di Brissago, all’interno dello storico Palazzo Branca-Baccalà. Una seduta durante la quale il Governo ha discusso di cure a domicilio, ma non solo. Tra i cantieri più «caldi» c’è ovviamente quello dell’applicazione delle due iniziative popolari sulle casse malati. Tra due settimane, dopo Pasqua, è infatti prevista la pubblicazione del messaggio governativo con il quale sarà dettagliato come l’Esecutivo intende mettere in pratica le due proposte. Il piano del Governo sarà dunque svelato a quel momento, ma sappiamo già ora che l’applicazione sarà parziale, progressiva, e vincolata al reperimento delle coperture finanziarie. In parole povere: senza ulteriori risparmi e ulteriori nuove entrate per finanziare le proposte, le due iniziative non saranno applicabili. Una strategia che, come noto, non è andata giù agli iniziativisti, PS e Lega. Via Monte Boglia vorrebbe un’applicazione integrale e da subito della sua proposta, i socialisti invece non vogliono che l’applicazione della loro iniziativa sia legata al suo finanziamento. Ora, già la scorsa settimana Gobbi aveva ricordato su queste colonne che «purtroppo non stiamo giocando a Monopoli e i soldi non crescono sugli alberi». Un concetto che il presidente del Governo, da noi sollecitato, ha sottolineato anche ieri, al termine della seduta «extra muros». È preoccupato – abbiamo chiesto a Gobbi – per la reazione molto probabilmente negativa che ci sarà tra i partiti in Parlamento quando presenterete il vostro piano per applicare le iniziative? «Sono preoccupato – ha risposto – dalla non conoscenza della nostra Costituzione cantonale», che all’articolo 34 recita: «Prima di assumere un nuovo compito, il Cantone ne esamina la sopportabilità finanziaria e le modalità di finanziamento». Anche perché, ricorda, se il piano d’applicazione non verrà fatto «in maniera ordinata e pianificata, diventerebbe un disastro finanziario». Un concetto, quello della sostenibilità finanziaria di nuovi compiti, «presente nella Costituzione, votata dal popolo, così come le due iniziative». Occorre dunque avere «questo senso di responsabilità collettivo. Perché non è un derby tra Governo e Parlamento, oppure tra singoli partiti, ma una risposta che dobbiamo dare come mondo politico ai bisogni della popolazione». Il piano del Governo, quindi, «sarà una risposta concreta alle due iniziative, che potrà non fare contenti gli iniziativisti, perché vogliono tutto e subito, ma non possiamo fare un salto nel buio senza avere una rete di protezione. Rete di protezione che si chiama garanzia di finanziamento».

In attesa di Berna

Ora, un altro fronte «caldo», in questi ultimi mesi, è stato sicuramente quello dei rapporti con l’Italia, ma anche quelli con Berna. Con Gobbi che negli scorsi mesi non ha escluso che il Ticino possa prendere contromisure concrete (si pensi alla decurtazione dei ristorni, ma non solo) per farsi sentire nei confronti della Confederazione. A che punto siamo? Ancora Gobbi: «Tutto dipenderà dalle risposte che giungeranno da Berna sulla modifica dell’ordinanza sulla perequazione intercantonale», afferma. Il Ticino, infatti, ha sollecitato un cambiamento, affinché il «peso» dei frontalieri non danneggi il Cantone anche su questo fronte. Un cambiamento che dovrebbe fruttare alle casse del Ticino circa 9 milioni in più. «Una piccola risposta, che rappresenterebbe però un segnale politico importante (ndr. da parte di Berna) di attenzione e rispetto nei confronti del Ticino». Un cantone «che contribuisce molto alla coesione nazionale, svolgendo compiti d’interesse nazionale», che secondo il presidente del Governo «non vanno dati per scontati», anche perché in Ticino «abbiamo costi socio-economici importanti che con le risorse attuali faremo sempre più fatica ad affrontare». Se non arriveranno quei 9 milioni, dunque, il Ticino prenderà contromisure? «Sarà la conseguenza di un’azione che dovremo intraprendere per ritematizzare il ruolo del Ticino all’interno della Confederazione».

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