Ticino

I ristorni? «Per essere ascoltati occorre andare sopra le righe»

A margine del tradizionale incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali, il presidente del Governo Norman Gobbi è tornato sull’ipotesi, sempre più probabile, di una decurtazione dei ristorni: «Quando si parla di Parigi o Berlino tutti si agitano di più, il Consiglio di Stato è stanco di questa situazione»
©Samuel Golay
Paolo Gianinazzi
25.02.2026 17:00

A volte per farsi ascoltare da Berna occorre essere un po’ sopra le righe. Potremmo riassumere così il senso delle dichiarazioni del presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, formulate oggi in occasione del tradizionale incontro con la Deputazione ticinese alle Camere federali in vista dell’imminente sessione parlamentare. Già, perché durante l’incontro si è sì parlato di «classici» temi federali, come la perequazione intercantonale (presto potrebbero esserci novità favorevoli al Ticino in merito al computo dei redditi frontalieri), oppure i sempre crescenti costi della salute (con un paio di iniziative cantonale che saranno trattate dal Parlamento durante la sessione). Ma si è parlato anche, visto il momento storico, dei rapporti con la vicina Italia. Con, sullo sfondo, l’ipotesi evocata da più parti di una decurtazione dei ristorni da parte ticinese quale «contro-mossa» a diverse misure protezionistiche proposte dalle autorità italiane. E con il presidente del Governo a non lesinare critiche, in particolare nei confronti della Berna federale, rea di non ascoltare abbastanza i campanelli d’allarme lanciati da Sud delle Alpi.

Rapporti tesi con l’Italia

«Abbiamo evidenziato al Consiglio federale, nelle scorse settimane, criticità che ci sono dal punto di vista di alcune misure unilaterali che l’Italia ha adottato, in particolar modo la tassa sulla salute». Ma non solo: anche l’ipotesi di istituire «zone economiche speciali». Oppure, come evidenziato più tardi dal presidente della Deputazione, Bruno Storni, gli incentivi per acquistare macchinari prodotti nell’UE (che tagliano fuori il mercato elvetico) e che rischiano di «produrre un danno diretto per l’economia ticinese». Insomma, ha proseguito Gobbi, sono «tanti piccoli elementi che vanno a irrigidire i rapporti tra la Svizzera e la Repubblica italiana». Non a caso, ha affermato il presidente dell’Esecutivo cantonale a proposito dell’ipotesi di bloccare i ristorni, «noi vogliamo dare seguito a quanto recentemente introdotto a livello del Parlamento ticinese», ossia la mozione (firmata da esponenti di spicco di PLR, UDC, Centro e Lega) che chiede di attivarsi per sospendere (totalmente o parzialmente) i ristorni. Come dire: il Governo è pronto ad andare in quella direzione. E in questo senso Gobbi ha precisato che la via «più plausibile» è quella di una decurtazione dell’importo, non quella di un blocco totale. «Il Governo – ha spiegato – ritiene sia necessaria da parte della Confederazione un’azione diplomatica e politica nei confronti dell’Italia al fine di affrontare le criticità, perché altrimenti, ancora una volta, le conseguenze le pagherà il Ticino». Un tema, questo, che sicuramente sarà affrontato durante il prossimo incontro tra il Consiglio di Stato e la consigliera federale Karin Keller-Sutter, in programma proprio durante la sessione. E che, come chiarito da Storni, sarà tematizzato anche durante il già previsto incontro tra la Deputazione e il consigliere federale ticinese Ignazio Cassis, agendato martedì prossimo.

Sollecitato dai media, poi, Gobbi è tornato sulla questione dei ristorni. E, come detto, non ha lesinato critiche a Berna. «Vogliamo evitare quanto vissuto in passato, con l’inerzia bernese pagata dai ticinesi. Lo abbiamo fatto in passato. Lo abbiamo sopportato. Ma se la Confederazione vorrà mantenere buoni rapporti con l’Italia, semmai pagherà lei...». Ciò, ha voluto precisare, «non significa essere un cantone ribelle, ma purtroppo quando si parla di rapporti tra Italia e Svizzera, per Berna e Roma va tutto bene, mentre in Ticino la prospettiva cambia». Inoltre, «quando si parla di Parigi o Berlino si agitano tutti di più». E il Governo, di questa situazione, «è un po’ stanco. Le statistiche federali mostrano un cantone in difficoltà sociale. Questo deve essere compreso anche a livello federale. E ogni tanto bisogna richiamare l’attenzione facendo cose un po’ più sopra le righe dal punto di vista istituzionale». Per dirla con una battuta, ha chiosato rispondendo alle domande, «è più facile avere un appuntamento con Giorgetti (ndr. ministro dell’economia italiano) che con Keller-Sutter». Non a caso, ha aggiunto, «l’incontro (ndr. con la consigliera federale) è arrivato solo quando abbiamo iniziato ad alzare un po’ la voce. E ciò conferma quanto detto prima: ogni tanto occorre andare oltre le righe istituzionali elvetiche».

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