Besso

La ricetta del Municipio di Lugano per tutelare il quartiere Montarina

L’Esecutivo ha consegnato al Consiglio comunale la sua proposta per preservare quel che resta della «città giardino» immaginata dall’architetto Americo Marazzi un secolo fa - Previste capacità edificatorie ridotte e tutele accresciute per alcuni edifici al fine di agevolare le ristrutturazioni piuttosto che le demolizioni
© CdT / Gabriele Putzu
Federico Storni
09.10.2026 22:52

Il quartiere Montarina - la Città giardino immaginata a Besso un secolo fa dall’architetto luganese Americo Marazzi - è pronto a sbarcare in Consiglio comunale. Non già nella seduta che si aprirà lunedì, ma in una delle successive. Sui banchi del Legislativo, infatti, è giunta oggi la visione del Municipio su come intende preservare il comparto, su cui da alcuni anni vige una zona di pianificazione in attesa che si consolidi il nuovo assetto pianificatorio.

A grandi linee

L’idea di tutelare maggiormente a livello pianificatorio il quartiere Montarina nasce in particolare su spinta della Società ticinese per l’arte e la natura (STAN) e ha poi fatto breccia nella politica luganese (fu infine una mozione approvata dal Consiglio comunale a indicare al Municipio di procedere in tal senso). La nuova proposta pianificatoria riguarda in realtà «solo» il cuore del quartiere (cioè l’area centrale del promontorio), ritenuto che le parti più esterne, ad eccezione dell’area dell’albergo Continental, hanno ormai perso il loro valore storico e culturale. Il piano, in altre parole, riguarda una quarantina di edifici (e i loro giardini), che il nuovo Piano particolareggiato suddivide in tre categorie. Gli edifici riconosciuti come beni culturali (o in procinto di esserli) ne sono esclusi perché già tutelati. Per una serie di edifici di pregio «che per architettura, impianto e rapporto con gli spazi liberi rappresentano le caratteristiche del quartiere» saranno possibili solo interventi conservativi «di manutenzione, riattamento, restauro e trasformazione nel rispetto del volume e degli aspetti architettonici esterni». In «Categoria II» finiscono invece gli edifici «che presentano delle caratteristiche che esprimono coerenza con alcuni elementi tipici della Città giardino». Per essi il Piano prevede «delle disposizioni che agevolano la ristrutturazione piuttosto che una demolizione e ricostruzione. Quest’ultima rimane comunque possibile, non vi sono infatti gli estremi per imporre il mantenimento di queste costruzioni». Infine, in «Categoria III» finiscono tutti gli edifici che non hanno caratteristiche comuni con il concetto di città giardino. Essi possono essere mantenuti: «Per contro, in caso di interventi importanti, devono essere demoliti e le nuove costruzioni rispettare le nuove norme di zona». Nuove norme di zona che passano soprattutto da un’altezza massima concessa di cinque piani a una di tre. A tal proposito il Municipio precisa che «in linea di principio l’introduzione delle nuove norme edificatorie non comporta restrizioni gravi ai diritti di proprietà, ritenuto che il proprietario resta libero di eseguire diversi tipi di interventi per migliorare la redditività dell’edificio o perfino edificare nuovi edifici e non perde il diritto di alienare, locare o usare l’oggetto».

Ad accompagnare tutto ciò vi è poi un’attenzione al verde e agli spazi liberi, con norme che dicono anche dove non si potrà costruire. Vengono inoltre identificate delle alberature da proteggere, per cui sono previste delle normative specifiche.

«La volontà - scrive il Municipio - è di conservare gli edifici storici ancora presenti e mantenere le caratteristiche principali della Città giardino nel suo complesso. Non si intende riprodurre edifici del passato con tecniche e materiali contemporanei; tale approccio non è ritenuto adeguato in quanto porterebbe ad incentivare la costruzione di un quartiere formato da nuove edificazioni come “copie” contemporanee di quelle originali». È quindi concessa una certa libertà architettonica.

Un tema caldo

Il tema è destinato a far discutere. La STAN, uno dei principali motori della tutela della città giardino o di quel che ne resta, in fase di consultazione aveva già criticato la proposta municipale: «Il previsto mantenimento di aree edificabili tra un fabbricato e l’altro va nella direzione della sostituzione della città giardino con un altro tipo edilizio: quello pure di origine britannica della casa a schiera», aveva scritto alcuni mesi orsono. I servizi cantonali avevano invece espresso dubbi sull’opportunità di creare autorimesse sotterranee, perché le loro rampe genererebbero cesure. Su questo punto la Città ha però deciso di tirare dritto.

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