Il caso

«La stagione teatrale in città rischia la chiusura definitiva»

L’associazione degli «Amici» lancia l’appello per un sostegno finanziario così da scongiurarne la scomparsa Il presidente Diego Erba: «Non riusciremo a garantire ancora a lungo un cartellone di livello e degno di questo nome»
Jona Mantovan
19.10.2026 09:06

Gli Amici del Teatro di Locarno lanciano un grido di allarme: «La stagione di prosa cittadina è più vicina che mai al capolinea », ammoniscono e perciò chiedono aiuto a enti pubblici e Comuni per scongiurarne la scomparsa. «Senza nuove risorse, il nostro futuro è compromesso », avverte il presidente Diego Erba, che spiega al Corriere del Ticino come da ormai cinque anni i disavanzi siano coperti attingendo al patrimonio dell’associazione. Una soluzione che però non è sostenibile nel tempo.

Servirebbero almeno 40 mila franchi in più all’anno per coprire il deficit che continua a crescere: la stagione ne costa 500 mila
Diego Erba, presidente dell’associazione Amici del Teatro di Locarno

«Ci servirebbero 40 mila franchi in più all’anno, a fronte di costi per mezzo milione coperti anche grazie agli abbonamenti dei nostri 400 soci. Tra i fattori alla base del dissesto, vi è la diminuzione del contributo della Fondazione per la cultura nel Locarnese, che nel 2025 ci ha versato 70 mila franchi sui 150 a disposizione. A nostro giudizio, questo ente non rispetta pienamente gli scopi per i quali era stato istituito alla fine del secolo scorso, quando il suo obiettivo, definito “prioritario”, era proprio il sostegno al Teatro di Locarno. Se oggi riceviamo soltanto il 47% delle risorse disponibili, è difficile sostenere che questa missione sia rimasta la stessa. A ciò, si aggiunge il fatto che non tutti i Comuni contribuiscono al finanziamento di una proposta rivolta a tutta la regione e non soltanto alla popolazione di Locarno».

Ecco come si presenterà, un domani, nella visione «Polvere di stelle» dello studio Arnaboldi © MAD
Ecco come si presenterà, un domani, nella visione «Polvere di stelle» dello studio Arnaboldi © MAD

Un caso unico

Oltretutto, ricorda il nostro interlocutore, il caso della «Regina del Verbano» è unico rispetto agli altri poli nel Cantone, nei quali il cartellone non è in mano a una realtà associativa.

«All’epoca, fu la stessa Kursaal SA, proprietaria dell’edificio e delle aree circostanti, a chiederci di assumere la gestione di questa proposta culturale, poiché non intendeva più occuparsene. In un certo senso, svolgiamo il compito che ci è stato affidato allora. Senza contare che dobbiamo anche sostenere i costi di utilizzo della sala in cui organizziamo gli spettacoli». Di fronte alle difficoltà, sono state valutate diverse opzioni: «Una prima ipotesi era quella di interrompere l’attività al termine dell’attuale stagione. Una seconda prevedeva di proporre una sola recita per ogni spettacolo, invece delle due abituali. Una terza consisteva nel ridurne il numero, dai dieci attuali. La quarta era di continuare a utilizzare il fondo sociale per coprire gli eventuali deficit, considerandolo un gesto di responsabilità verso il territorio».

Quei 9 milioni alla Kursaal SA

Alla fine, l’assemblea - riunitasi l’8 ottobre - ha scelto di percorrere quest’ultima via. Infatti, spiega ancora Erba, «se dovessimo scioglierci, quella somma andrebbe comunque devoluta altrove. Era più sensato utilizzarla per continuare a offrire ciò per cui abbiamo una vasta esperienza e al meglio delle nostre capacità».

In ballo, poi, ci sono i 9 milioni di franchi che la Kursaal SA (società fra l’altro detenuta all’84% dalla Città di Locarno) ha appena ricevuto nell’ambito della «vertenza Accento», che si trascinava dal 2006 e che l’opponeva alla «cugina» ceresiana, come riportato su queste colonne. Oltre 400 mila franchi potrebbero finire nelle casse della Fondazione per la cultura. «Anche in quel caso, però, non ci sono garanzie sul fatto che qualcosa possa arrivare anche a noi. Il percorso tra i tre attori in gioco è tutt’altro che automatico ».

Il cantiere all’orizzonte

Infine, c’è anche la sfida della ristrutturazione dello stabile, che potrebbe subire ritardi e variazioni visti i capitali appena entrati. «Dopo l’annuncio della vittoria del concorso d’architettura da parte dello studio Arnaboldi, non si sono più avute notizie. Quel che è certo è che l’edificio avrebbe bisogno almeno di alcuni lavori di manutenzione».

E quando si dovesse aprire il cantiere vero e proprio? Presto detto: «Saremmo costretti a trovare una sede alternativa. Un compito non semplice, perché nei dintorni non esistono molte sale con una capienza adeguata e con palcoscenici tecnicamente idonei a ospitare produzioni di questo livello».

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