Sotto la lente

«Le trote sono oramai sparite nell'ultimo tratto della Maggia»

Temperature elevate e portata d'acqua ai minimi storici stanno mettendo a dura prova i pesci che popolano i fiumi del Sopraceneri - Urs Lüchinger: «Il Ticino è così basso che lo si può attraversare a piedi»
Il fiume Maggia in difficoltà. © CdT/Gabriele Putzu
Spartaco De Bernardi
14.08.2026 06:00

Se il Mendrisiotto piange, il Sopraceneri non ride. Temperatura e portata dei corsi d’acqua preoccupano non poco i pescatori. «La situazione è tutt’altro che allegra in particolare per quel che riguarda i tratti terminali dei fiumi principali», conferma al CdT Urs Lüchinger, presidente della Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca (FTAP).

I dati pubblicati online sul sito dell’Osservatorio ambientale della Svizzera italiana (www.oasi.ti.ch) parlano chiaro. Nel punto di rilevamento a Solduno, la Maggia ieri aveva una portata di 2,97 metri cubi al secondo, mentre un anno fa era di 4,47. La temperatura dell’acqua in superficie è rimasta quasi costantemente sopra i 22 gradi nelle ultime settimane. «Da Avegno fino alla foce, di trote non ve ne sono più. Una volta abbondavano in questo tratto della Maggia, oggi troviamo solo cavedani e barbi», spiega ancora Lüchinger, rilevando come uno studio eseguito di recente mostra che i salmonidi, famiglia di pesci alla quale appartengono le varie specie di trote, non sopportano acque con una temperatura superiore ai 20/21 gradi.

Anche per gli altri fiumi sopracenerini la situazione è preoccupante. «Il basso Ticino lo si può attraversare a piedi (ieri la portata misurata a Bellinzona era di 18,83 metri cubi al secondo, un anno fa era di 31,22) e il Brenno è magro (la portata è all’incirca la metà di quella dell’estate 2025). Solo nei tratti alle quote superiori la situazione non è così preoccupante», prosegue il nostro interlocutore, rilevando come il problema di portate scarse e temperature elevate riguardi anche la quasi totalità dei corsi d’acqua laterali.

Sotto la superficie

Un po’ meglio stanno i laghetti alpini. «In questi giorni - osserva il presidente della FTAP - mi sono recato a Cadagno per cercare un po’ di frescura. In superficie, l’acqua è tiepida, ma più in profondità i pesci riescono ancora a trovare la temperatura ideale. Lo stesso vale per gli altri specchi d’acqua in altitudine. Per ora non vi sono grandi preoccupazioni, ma è indubbio che se nei prossimi anni avremo ancora estati così torride e avare di pioggia anche la fauna ittica dei laghetti alpini ne risentirà. Non voglio fare allarmismi, ma dobbiamo essere pronti ad affrontare anche questo problema».

«Non è solo colpa del clima»

Quello della siccità è da qualche tempo il problema in cima alla lista della FTAP. Problema che va ad aggiungersi a quello spinoso dei deflussi minimi. «Se nei tratti terminali dei fiumi le temperature sono così elevate è perché vi è poca acqua. Ciò non è dovuto solo ai cambiamenti climatici, ma anche agli impianti idroelettrici che per produrre l’energia di cui siamo sempre più voraci trattengono nei bacini d’accumulazione quanto più  “oro blu” possibile». Il presidente dei pescatori ticinesi è comunque fiducioso che, ad esempio con la riversione degli impianti della Maggia 1 alla scadenza della concessione, la situazione migliorerà da questo punto di vista.