Cevio

Lido Alpino Vallemaggia, primo round al Comune

Respinte dal Consiglio di Stato le censure di un privato contro il credito di 750 mila franchi votato dal Legislativo l’11 dicembre scorso per la progettazione della struttura balneare a Bignasco - Già deciso il ricorso al TRAM riguardo alla sostenibilità finanziaria dell’opera e alla sua ubicazione
© Comune di Cevio
Spartaco De Bernardi
14.04.2026 06:00

La vertenza che vede Bruno Donati opporsi alla realizzazione del Lido Alpino Vallemaggia assegna il primo round al Comune di Cevio. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto su tutta la linea il ricorso che l’ex sindaco di Bignasco aveva interposto contro la decisione con la quale, lo scorso 11 dicembre, ha dato luce verde al credito di 750 mila franchi per la progettazione definitiva dell’infrastruttura balneare nella frazione di Bignasco.

Risoluzione confermata

Ricorso che chiedeva l’annullamento di tale credito affinché fossero rivisti la sostenibilità dell'opera (dai costi sono stimati in 9 milioni di franchi) e la sua ubicazione, in quanto situata in una zona soggetta a potenziale pericolo di alluvionamento. Ebbene, come accennato, queste due tesi non sono state seguite dal Consiglio di Stato che non ha dunque assecondato la richiesta di annullare la risoluzione adottata nell’ultima seduta del 2025 dal Legislativo di Cevio.

Pronto ad andare fino in fondo

Se scriviamo che al Comune è andato il primo round della vertenza è perché Donati è intenzionato ad andare fino in fondo. Ha già deciso di appellarsi al Tribunale cantonale amministrativo (Tram) per far valere le sue ragioni. E, qualora dovesse essere necessario, è deciso di rivolgersi anche al Tribunale federale. Ma vediamo le ragioni con le quali il Tram ha deciso di non assecondare l’ex sindaco di Bignasco nella richiesta di annullare la risoluzione del Consiglio comunale di Cevio. Nella sentenza si precisa innanzitutto che concedere un credito di progettazione senza la sicurezza di una valida base legale pianificatoria comporta un rischio elevato che la progettazione si esaurisca in un puro esercizio di stile, non per forza traducibile nell’effettiva realizzazione del Lido Alpino Vallemaggia.

Fuori dalla zona rossa

«Va tuttavia precisato che, in ogni caso, - scrive sempre il Governo - la conformità di un’opera con il Piano regolatore deve principalmente essere esaminata nell’ambito della procedura di rilascio della licenza edilizia che il Municipio è tenuto a indire qualora, una volta completata la fase di progettazione, il Consiglio comunale dovesse decidere l’esecuzione dell’opera e accordare il necessario finanziamento». Nel caso concreto, la decisione presa dal Consiglio di Stato su proposta del Servizio ricorsi sottolinea che la zona in cui si prevede di costruire il Lido Alpino non si situa all’interno di una zona di pericolo (zona rossa), come attestano i piani pubblicati dal 9 febbraio al 10 marzo scorsi relativi al fiume Bavona e ai torrenti di sponda destra dell’omonima valle. Ciò significa che non vi sono impedimenti a che il Consiglio comunale proceda allo stanziamento del credito di progettazione contestato dal ricorrente.

Esame approfondito

A ciò si aggiunge il fatto che il Legislativo ha approvato all’unanimità la proposta municipale «con la necessaria cognizione di causa, sulla base di un messaggio sufficientemente dettagliato e dopo un esame commissionale approfondito». Da qui la conferma della validità della decisione del Legislativo di Cevio «con la precisazione che gli aspetti legati alla conformità definitiva del progetto alle disposizioni edilizie e pianificatorie dovrà essere esaminata nel contesto della procedura della domanda di costruzione», precisa ancora il Governo nella sua decisione. Per quel che concerne invece l’affinamento degli aspetti legati alla sostenibilità finanziaria dell’opera, esso dovrà avvenire con l’elaborazione del progetto definitivo. Sarà in quell’ambito, si precisa ancora nella decisione governativa, che dovranno essere fornite tutte le informazioni relative all’investimento e alle conseguenze legate alla gestione e alla copertura dei costi del nuovo centro turistico-ricreativo di Bignasco.
Il Consiglio di Stato si sofferma infine sulla presunta disparità di trattamento sollevata da Donati tra i proprietari dei fondi situati nel nucleo di Bignasco (compressi quelli dello stesso ex sindaco) inseriti in zona rossa e quelli che invece detengono le proprietà situate più a valle (tra cui figura l’area riservata dal Comune per l’edificazione del Lido Alpino). Ebbene, secondo il Governo si limita a rilevare che la censura dell’ex sindaco di Bignasco, secondo la quale il Cantone non avrebbe eseguito rilievi completi lungo tutto il corso del fiume Maggia, non può essere esaminata nell’ambito di questo ricorso. Andava semmai sollevata durante la pubblicazione dei citati Piani delle zone di pericolo