Luganese

L'odore di «erba» ha permesso di scoprire 150.000 file pornografici

È stato un aroma di marijuana a tradire un 51enne: gli agenti lo hanno seguito e da quell’abitazione sono emerse tante immagini di atti sessuali fittizi con minori, oltre a 5 bambole gonfiabili con sembianze di bambini - La pena: 18 mesi sospesi
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Federico Storni
08.10.2026 12:40

A tradirlo, è stata la droga. Ma non è per quello che si trovava in aula penale ieri. Non solo, quantomeno. Ma riavvolgiamo il nastro, al settembre del 2024. Quel giorno la Polizia si trovava nei pressi della sua abitazione per tutt’altro motivo: eseguire controlli di routine sul traffico. Ma gli agenti hanno sentito odore di marijuana provenire dal suo appartamento. Così hanno bussato. E hanno intravisto delle «bambole gonfiabili con sembianze di bambini». Ne aveva cinque, acquistate su internet. Quanto bastava, insomma, per convincere il procuratore pubblico di picchetto quel giorno, Daniele Galliano, ad autorizzare il sequestro del materiale informatico in possesso dell’uomo, un 51.enne ticinese residente a Monteceneri. I numerosi dischi rigidi in suo possesso hanno restituito oltre 150.000 file (prevalentemente immagini, ma anche oltre duemila video) rappresentanti atti sessuali fittizi con minorenni, nonché «bambini ripresi nudi in posizioni tali da risvegliare l’attenzione sessuale». Li aveva scaricati, si scoprirà poi, sul proprio computer da reti peer-to-peer per oltre 15 anni.

Per tutto questo, e per contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti (a casa sua sono stati rinvenuti 45 grammi di marijuana per consumo proprio), l’uomo, difeso dall’avvocato d’ufficio Niccolò Giovanettina, è stato processato con la formula di rito abbreviato (era dunque reo confesso) e condannato a 18 mesi sospesi per tre anni con la condizionale. La Corte giudicante delle assise correzionali era presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi.

«Mi curo, non ho più pulsioni»

Oltre alla pena, all’uomo è stato intimato di seguire una norma di condotta, vale a dire una presa a carico psichiatrica e il sottoporsi a regolari controlli tossicologici. Oggi in aula il 51.enne ha affermato di stare seguendo con successo già da alcuni anni una terapia anche farmacologica: «Sto facendo astinenza sia dalle droghe che dalla pornografia e non ho più pulsione. Mi pento di quanto ho fatto, è inaccettabile». Parimenti, ha rinunciato a possedere un computer: «Preferisco evitare». Quanto alle motivazioni che l’hanno spinto a consumare questo tipo di pornografia, ha citato anni di depressione e un vissuto complicato, specialmente negli anni dell’infanzia. Quanto al futuro: «Non ho grandi aspettative alla mia età, spero di riuscire a trovare un lavoro. Quel che capiterà andrà bene».

Un caso simile nel Mendrisiotto

Quello a carico del 51.enne del Luganese non è stato peraltro l’unico processo per il possesso di materiale pornografico vietato celebratosi oggi. In precedenza infatti, sempre con la formula del rito abbreviato e di fronte alla medesima giudice, era apparso un 55.enne ticinese del Mendrisiotto. Nel suo caso l’inchiesta condotta dal procuratore pubblico Simone Barca ha trovato circa 50.000 file «proibiti», di cui circa 600 rappresentanti atti sessuali con animali. Oltre a ciò, 17 rappresentavano atti di cruda violenza, un reato specifico per cui è pure stato condannato. La pena, anche per lui (l’uomo era difeso dall’avvocata Debora Deias), è stata di 18 mesi sospesi per tre anni con alcune norme di condotta, tra le quali il divieto di svolgere attività che lo mettano a frequente contatto con minorenni. Anche lui era reo confesso.

Non è un unicum

Il caso del 51enne, o perlomeno il modo in cui è emerso, è piuttosto eccezionale. Solitamente vengono scoperti in seguito a segnalazioni internazionali. Il fenomeno è purtroppo noto in tutto il mondo ed esistono pertanto organizzazioni che si premurano di combatterlo, come ad esempio il Centro nazionale statunitense per bambini smarriti e sfruttati, raccogliendo le segnalazioni e passandole alle autorità di mezzo mondo. A sorprendere è semmai la quantità di materiale posseduto da entrambi, ma non si tratta di numeri inauditi alle nostre latitudini. Nell’estate del 2025, per restare nel Luganese, erano stati condannati a pene simili, in due distinti procedimenti, un 35enne e un 60enne. Il primo aveva 36.000 file sui suoi dispositivi, il secondo quasi 55.000.

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