Microinquinanti: dure critiche all’impianto di depurazione

«Mancata entrata in funzione del sistema di filtraggio dei microinquinanti all’impianto di depurazione (IDA) di Bioggio: dopo tanti anni le promesse sono rimaste tali e oggi i pescatori sono stufi di aspettare». Così ha esordito sabato sera a Rivera, Maurizio Costa presidente della Società pescatori «La Ceresiana» in occasione della 129. assemblea dei soci alla presenza del capo del Dipartimento del territorio Claudio Zali, del presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, dei deputati Simona Genini, Andrea Sanvido, Alessandro Speziali e Daniele Piccaluga, del presidente della Federpesca Urs Luechinger e del responsabile dell’Ufficio caccia e pesca cantonale Tiziano Putelli.
Sono parole dure quelle pronunciate dall’oratore nei confronti dei vertici del Consorzio depurazione acque di Lugano e dintorni (CDALED) per la mancata entrata in funzione di un sistema che, come noto, dovrebbe trattenere i microinquinanti dalle acque in uscita dall’IDA e riversate nel lago attraverso il fiume Vedeggio. Un ritardo di quasi vent’anni, ha precisato il presidente, che oggi scopriamo essere dovuto alla lite in atto tra la delegazione consortile e i progettisti che non sono riusciti a far andare in porto l’operazione nei tempi previsti, una lite che oltretutto costerà 250 mila franchi che si aggiungono ai circa 80 milioni di franchi versati in passato per la realizzazione dell’impianto. Di conseguenza a pagare lo scotto è ancora una volta l’ambiente, ossia il lago, che continua a ricevere i microinquinanti, e i cittadini e soprattutto chi abita nei Comuni rivieraschi che traggono l’acqua potabile proprio dal Ceresio, oltre che ovviamente dai pescatori. «Siamo sempre in attesa di quanto promesso da decenni – ha ribadito Costa - e mi rendo conto che qualcosa non funziona nel Consorzio: sicuramente devo tornare ad alzare la voce come in passato con la speranza che qualcuno finalmente si svegli. Penso che la tregua con i vertici dell’IDA sia finita e siamo stufi di non riuscire ancora ad avere una risposta». Immediata la risposta del capo del Dipartimento del territorio che ha promesso di occuparsi personalmente del contenzioso che ha causato la fine del progetto con l’auspicio di portare buone notizie al più tardi nel 2027.
«Obiettivo raggiunto»
Guardando all’anno appena trascorso il presidente, dopo aver segnalato un positivo aumento di soci (+150), si è compiaciuto per i buoni risultati ottenuti in termini di produzione ittica dello stabilimento cantonale di Maglio di Colla gestito dalla Ceresiana. «Siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo fissato dalle autorità con una produzione minore rispetto al passato in modo da poter comunque coprire il fabbisogno del comprensorio, incluso il Mendrisiotto». Costa ha altresì annunciato come nella piscicoltura sia in corso una nuova forma di produzione, quella del gambero indigeno che si aggiunge al tradizionale allevamento di salmonidi e che rappresenta senz’altro una primizia in Ticino. Anche nel 2025 è proseguito il progetto alborella nello stabilimento di Brusino, dove il piccolo ciprinide si riproduce in cattività: «Attualmente nel Ceresio non abbiamo ancora registrato una ripresa della specie – ha precisato in proposito - ma non disperiamo possa accadere un miracolo e poter tornare presto a rivedere i banchi argentati nel lago».
L’esercizio della pesca nel Ceresio ha continuato a dare risultati positivi anche nell’anno appena archiviato: il persico è rimasto il pesce più pescato, il coregone ha dato come in passato esito positivo durante diversi periodi dell’anno e questo anche in seguito al buon adattamento della specie nel Golfo di Lugano mentre il lucioperca, dopo un 2024 molto proficuo specialmente sotto riva, ha conosciuto un calo. Dal canto suo la trota lacustre ha fatto registrare delle belle catture e ha continuato ad essere il pesce più pescato a traina nel periodo invernale e in quello primaverile. Non dimentichiamo infine il siluro entrato ormai di fatto nel patrimonio ittico lacustre ceresiano con l’auspicio, ha aggiunto il presidente, che nei suoi confronti la natura riesca a trovare un giusto equilibrio evitando un’esplosione indiscriminata della specie.
Un miglioramento
Sul fronte degli inquinamenti Costa non ha nascosto la presenza di segnali che indicano un certo miglioramento: «Non ho sentito grandi problemi, cionondimeno non abbassiamo la guardia dal momento che il pericolo è sempre dietro l’angolo. Come noto sono diverse le problematiche con cui è tutt’ora confrontato il nostro sistema acquatico: dalle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), che sono ancora oggetto di studio, ai cianobatteri che l’anno scorso non si sono fortunatamente fatti vedere grazie alle consistenti piogge e il livello alto delle acque. Senza dimenticare l’Elodea Canadensis, una macrofita invasiva che potrebbe porre dei problemi alla navigazione e ai porti, e che tende a sostituire la flora indigena».
E sempre restando in tema ambientale, Maurizio Costa si è soffermato sui cambiamenti climatici e le conseguenze dirette e indirette su laghi e fiumi come, ad esempio, la presenza non trascurabile di nuovi predatori come gli smerghi o l’airone cenerino che non solo si nutre di pesce ma anche di anfibi, piccoli mammiferi eccetera, per non parlare del cormorano sul Ceresio.
