«Nei casi delicati servono magistrati speciali»

Separare i casi più delicati dal resto dell’attività ordinaria del Ministero pubblico, per tutelare l’indipendenza della giustizia e, soprattutto, la sua credibilità agli occhi dei cittadini. È questo l’obiettivo dell’iniziativa legislativa inoltrata dai Verdi - e sostenuta anche da Più donne -, che propone di modificare la Legge sull’organizzazione giudiziaria introducendo la figura di due procuratori pubblici supplenti.
I nuovi magistrati, eletti dal Gran Consiglio, avrebbero il compito di dirigere i procedimenti penali contro membri in carica del Consiglio di Stato, appartenenti all’organizzazione giudiziaria o loro stretti familiari. La norma riguarderebbe coniugi, ascendenti e discendenti in linea diretta, fratelli e sorelle: persone che, secondo gli ecologisti, potrebbero trovarsi in una posizione analoga a quella del diretto interessato.
La proposta nasce sullo sfondo del dibattito già aperto da un’iniziativa analoga presentata nel 2025 dall’MPS. In luglio il Consiglio di Stato aveva invitato il Gran Consiglio a respingerla, sostenendo che il Ministero pubblico ha sempre dimostrato di saper svolgere i propri compiti. Per l’Esecutivo, inoltre, la soluzione prospettata sarebbe troppo rigida, onerosa sul piano organizzativo e finanziario e basata su una sfiducia pregiudiziale nei confronti della magistratura.
I Verdi, tuttavia, respingono questa lettura. «L’obiettivo», spiegano, «non è accusare i procuratori di parzialità, ma evitare che siano costretti a indagare su persone con cui lavorano quotidianamente, in rapporti di collegialità, collaborazione o subordinazione gerarchica». Il problema, dunque, non sarebbe soltanto l’imparzialità concreta del procedimento, ma anche il modo in cui essa viene percepita all’esterno. «La giustizia non deve solo essere imparziale, ma deve anche apparire tale», viene sottolineato nell’iniziativa.
La nomina preventiva dei supplenti servirebbe anche a evitare un’elezione caso per caso. A mente degli ecologisti, una designazione effettuata dopo l’apertura di un procedimento potrebbe infatti rendere pubblici, in ambito parlamentare e mediatico, il nome dell’imputato e i contenuti dell’inchiesta, con possibili ripercussioni sulla riservatezza e sul rischio di inquinamento delle prove. In futuro sarebbe invece il procuratore generale, qualora ne ravvisasse la necessità, ad affidare direttamente il fascicolo a uno dei due supplenti.
Da notare che i candidati potrebbero essere scelti in Ticino oppure in altri Cantoni.
A sostegno della riforma, i promotori richiamano il clamore suscitato dai casi Hospita e Zali. In quelle vicende, affermano, la decisione del procuratore generale di non ricorrere a magistrati straordinari avrebbe lasciato procuratori ordinari nella posizione di doversi occupare di fatti riguardanti, rispettivamente, un collega e un suo familiare oppure il responsabile politico della giustizia e della polizia, con cui il Ministero pubblico collabora strettamente.
L’iniziativa intende così introdurre una tutela nei procedimenti più sensibili: non una dichiarazione di sfiducia verso la magistratura, sostengono i Verdi, ma uno strumento per prevenire conflitti e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle decisioni della giustizia.



