Zali sfiduciato e senza dossier (ma resta in Governo)

«Rimango al mio posto fino alla data da me stabilita». Senza troppi giri di parole, come da suo stile, Claudio Zali oggi pomeriggio – poco dopo una infuocata riunione del Consiglio di Stato – ha infine preso posizione (si veda l'articolo qui) per dire la sua sulla bufera politica che si è abbattuta sulla sua persona e, più in generale, sulla grave crisi istituzionale che ne è scaturita. E lo ha fatto, appunto, chiarendo che prima del 30 settembre non lascerà la sua carica, anche perché un passo indietro «verrebbe inevitabilmente letto da molti come un’ammissione di responsabilità in realtà inesistenti».
In seno al Consiglio di Stato, dunque, la spaccatura è ormai netta. Nettissima. D’altronde, martedì sera i suoi colleghi di governo erano stati chiari e gli avevano chiesto di rendere immediate le sue dimissioni, alla luce di un’inchiesta aperta nei suoi confronti per reati contro l’integrità sessuale. Zali aveva già risposto «picche» e i quattro consiglieri di Stato gli avevano essenzialmente lasciato ancora una notte per ripensarci. Ma, appunto, dopo la riunione di questa mattina, il diretto interessato ha nuovamente declinato la richiesta. Come promesso martedì, dunque, i suoi colleghi hanno proceduto alla «ridefinizione della conduzione del Dipartimento del territorio». Togliendo a Zali, in estrema sintesi, tutte le sue competenze in seno al suo Dipartimento, quello del territorio, che sarà ora condotto dal subentrante, Raffaele De Rosa. Come spiegato oggi dal Consiglio di Stato in conferenza stampa, Zali a questo punto potrà essenzialmente entrare nel suo ufficio e ricevere e spedire e-mail personali, senza più avere accesso a tutti i dossier di sua competenza. Inclusi, va da sé, anche i dossier dei suoi colleghi. Insomma, il consigliere di Stato dimissionario potrà sì partecipare alle riunioni di Governo (e dunque eventualmente anche votare con i colleghi), ma al di fuori di ciò non avrà più alcuna competenza in seno all’Esecutivo. Un «passo concreto», come l’ha definito la presidente del Governo, Marina Carobbio Guscetti, «a tutela delle istituzioni». Ma resta il fatto che si tratta di una situazione inedita per la storia politica del Cantone: con un consigliere di Stato de facto sfiduciato dai suoi colleghi, con i quali però dovrà ancora convivere (non si sa esattamente come) almeno per il prossimo mese.
Questione d’equilibrio
«La posizione del Governo è che non esistono più i presupposti per continuare questa situazione. È ora di voltare pagina». Così, Carobbio Guscetti, ha indirettamente riassunto i motivi che hanno portato lei e i suoi colleghi a togliere a Zali (pressoché) tutte le sue competenze politiche. E lo ha fatto premettendo in primo luogo che il Governo comprende che questo è un «momento difficile e di smarrimento per il nostro Cantone e per la sua popolazione». Perché le vicende di queste settimane «hanno messo in discussione la credibilità non solo di Claudio Zali, ma in generale di tutte le istituzioni». E in questo contesto l’Esecutivo ha agito «sulla base delle informazioni di cui disponeva» e ha comunicato le sue decisioni «con l’obiettivo di mantenere il giusto equilibrio fra la tutela delle istituzioni e il rispetto della presunzione d’innocenza» dovuta a tutti i cittadini, compreso il consigliere di Stato dimissionario.
La presidente del Consiglio di Stato ha poi voluto nuovamente mettere l’accento su due aspetti fondamentali. In primis, il rispetto della separazione dei poteri, con la Magistratura (a cui spetta la determinazione di eventuali responsabilità penali) che deve poter operare in piena autonomia e indipendenza. In secondo luogo, il rispetto e la protezione delle vittime di reati sessuali. Che, ha affermato Carobbio Guscetti, «è una priorità» di questo Governo.
«Transizione ordinata»
Fatte queste premesse, è quindi venuto il momento delle decisioni. O meglio, della decisione dell’Esecutivo di affidare la conduzione del Dipartimento del territorio al direttore subentrante, il consigliere di Stato Raffaele De Rosa. Il Governo, ha chiarito la presidente, «ha optato per una decisione che rispetta la procedura e tiene conto dell’esigenza di una transizione ordinata». Anche perché, come noto, quando Piero Marchesi il prossimo 7 ottobre entrerà in Governo, l’Esecutivo ridiscuterà nuovamente la ripartizione dei Dipartimenti. E quindi, ha aggiunto Carobbio Guscetti, in questo frangente si è cercato di limitare il più possibile ulteriori cambiamenti. Sia come sia, la presidente ha ribadito che «il Governo è convinto che si tratta di una decisione che permette di fare un passo concreto a tutela delle istituzioni». Anche perché, ha ripetuto più volte Carobbio Guscetti, nel frattempo il Governo dovrà continuare a occuparsi di progetti importanti.
L’auspicio della presidente
La presidente, poi, è tornata anche ad auspicare un abbassamento dei toni del dibattito pubblico. In un momento molto delicato per ilCantone. «Quanto emerso merita la massima chiarezza. Ed è importante che gli inquirenti possano accertare i fatti. Ciò che chiediamo come Governo a tutte le persone attive nel dibattito pubblico è di esprimersi con senso di responsabilità e con rispetto per la dignità delle persone».
Andrà fatta un’analisi
Nel rispondere alle domande dei media, poi, l’Esecutivo ha chiarito alcuni aspetti importanti. Uno su tutti, le competenze che rimarranno al consigliere di Stato dimissionario. Detto dell’azzeramento dei suoi «poteri» in seno al Dipartimento del territorio, è stato chiarito che potrà continuare a presenziare alle sedute di governo. Anche perché, è stato ribadito più volte, così prevede la legge. E il Governo non ha il potere di destituire un suo membro.
Carobbio Guscetti ha poi chiarito che l’Esecutivo è venuto a conoscenza dell’apertura di un’ulteriore inchiesta a carico di Zali solo attraverso i media (si veda l’articolo a fianco).
Ma allora, abbiamo domandato, il Consiglio di Stato reputa ancora adeguati gli strumenti a sua disposizione per affrontare crisi istituzionali di questa portata? A rispondere è stata nuovamente la presidente, Marina Carobbio Guscetti, la quale ha ribadito che a fronte di simili situazioni va sicuramente «fatta un’analisi», per capire che cosa è andato bene e cosa, invece, è andato male. Più sfumata, per contro, la risposta del consigliere di Stato Norman Gobbi, il quale ha invitato alla prudenza. Perché se da un lato, come detto da Carobbio Guscetti, «è giusto valutare la situazione», dall’altro «davanti a nuovi problemi non bisogna sempre modificare» tutto il sistema.
Una giornata di tensione
Insomma, oggi si è chiusa un ulteriore giornata di tensione a Palazzo delle Orsoline. Con qualche certezza in più, ma anche con alcuni interrogativi ancora aperti. Ad esempio, come potrà «convivere» per un mese intero in Governo un consigliere di Stato «sfiduciato» dai suoi colleghi?
Senza dimenticare, va da sé, che sul fronte penale sono ancora aperte due inchieste: quella relativa alla riunione indetta sul 14.enne collocato temporaneamente alla Farera e quella relativa ai presunti reati sessuali. Su questo fronte, l’avvocato di Claudio Zali, Filippo Ferrari, in un breve comunicato stampa inviato in redazione dopo la conferenza stampa del Governo ha chiarito che «non verranno rilasciate altre dichiarazioni, perlomeno sino all’archiviazione di tali procedure».



