Mobilità

«No, il collegamento A2-A13 non può slittare di dieci anni»

La Commissione intercomunale dei trasporti del Locarnese e Vallemaggia critica la decisione di Berna di mettere in competizione l’opera con il potenziamento del tratto autostradale Lugano-Mendrisio - «Entrambi i progetti sono prioritari»
La maggior parte del tracciato è prevista sotto terra © Dipartimento del territorio
Spartaco De Bernardi
07.02.2026 06:00

«La condivisione e il supporto al progetto A2-A13 sono ampi e trasversali. Coinvolgono infatti cittadini, enti locali e attori economici. Non capiamo perché il Consiglio federale ne abbia declassato la priorità pianificandolo con l’orizzonte temporale del 2055 anziché del 2045». È con sorpresa e profonda preoccupazione che la Commissione intercomunale dei trasporti del Locarnese e Vallemaggia (CIT) commenta la strategia «Trasporti ’45» presentata la scorsa settimana a Berna. Strategia che mette in competizione tra loro le due opere stradali essenziali previste al sud delle Alpi: il collegamento tra l’A2 e l’A13 sul piano di Magadino (con un investimento di 1,8 miliardi) e il potenziamento del tratto autostradale tra Lugano e Mendrisio (costo di 1,2 miliardi), per il quale è previsto un orizzonte realizzativo del 2045. Ebbene, secondo la CIT l’impostazione del Consiglio federale non tiene conto delle necessità del canton Ticino. «Reputiamo fondamentale realizzare il prima possibile entrambi i progetti per garantire uno sviluppo equilibrato del territorio e rispondere alle esigenze di mobilità di tutta la popolazione cantonale», recita il comunicato stampa inviato all’indomani della riunione durante la quale la Commissione ha analizzato i contenuti della strategia «Trasporti ’45». Strategia che fissa i progetti ferroviari e stradali ritenuti prioritari, tra i quali figurano anche i due riguardanti il Ticino.

La realizzazione del tratto autostradale Locarno-Bellinzona è pianificata con orizzonte 2055

Arrocco non escluso

A seconda dell’avanzamento dell’iter progettuale, aveva comunque sottolineato il Consiglio federale nella presentazione del documento, è ipotizzabile che dopo la consultazione il collegamento Bellinzona-Locarno venga assegnato all’orizzonte realizzativo 2045 e quello Lugano-Mendrisio venga rinviato all’orizzonte 2055. Sì, perché le scelte non sono ancora definitive. Il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) è infatti stato incaricato di elaborare entro la fine di giugno il relativo progetto da porre in consultazione. Secondo la CIT i due progetti devono tuttavia essere realizzati con il medesimo orizzonte temporale, ovvero quello del 2045. «Il Cantone da anni si ritrova con una rete stradale inadatta a rispondere alle esigenze del territorio, è necessario procedere il prima possibile a risolvere la problematica degli assi autostradali ticinesi, vettori anche dello sviluppo economico del Cantone».

La stessa perizia del Politecnico federale di Zurigo, ricorda la Commissione, ha riconosciuto entrambi i progetti come prioritari e da realizzare entro il 2045. Il collegamento A2-A13 è stato infatti valutato come vantaggioso poiché risolve problemi di capacità, riduce la congestione degli insediamenti, migliora la sicurezza e riduce l’impatto paesaggistico e di consumo del territorio, affrontando così una criticità strutturale di lungo periodo. «Il progetto è condiviso anche con i vari attori presenti sul Piano di Magadino, in particolare contadini e associazioni ambientaliste, che hanno seguito il progetto da vicino e che sono rappresentati nel Gruppo d’accompagnamento politico», si legge ancora nel comunicato stampa della CIT, la quale ribadisce il basso impatto paesaggistico del collegamento A2-A13. «Trovandosi in galleria per la quasi totalità del percorso, permetterà di valorizzare l’intero Piano di Magadino e di aumentare la qualità della vita in tutta la regione».

«Cenerentola» della Svizzera

La CIT rammenta infine che il Locarnese è l’ultimo agglomerato svizzero che non dispone di un collegamento autostradale. «Una lacuna infrastrutturale che penalizza in modo importante lo sviluppo economico e la qualità della vita nella nostra regione. Non si tratta quindi di un ampliamento, ma di un completamento della rete nazionale». Da qui l’auspicio che si possa procedere entro il 2045 alla realizzazione di un progetto atteso dalla regione da più di 60 anni, senza che questo vada a scapito di altre infrastrutture necessarie per il cantone e coerentemente a quanto già stabilito dalla perizia del Politecnico di Zurigo. «Solo una visione integrata di tutte le opere infrastrutturali del Cantone potrà garantire al Ticino una mobilità efficace a lungo termine», conclude la nota stampa della Commissione intercomunale dei trasporti del Locarnese e Vallemaggia.

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