«Non licenziamo ma spostiamo»

Duecento collaboratori toccati in tutta la Svizzera, di cui 40 in Ticino. Ma anche 50 punti di servizio su 280 non più utilizzati per il Traffico a carri isolati (TCI), di cui 4 nel nostro cantone, tutti nel Mendrisiotto e Basso Ceresio. Sono questi i numeri della seconda fase della riorganizzazione del traffico merci delle FFS, tappa che riguarda proprio il TCI.
Oggi il TCI è un settore in forte perdita e l’obiettivo è l’autosufficienza finanziaria, da raggiungere entro il 2033, quando gli aiuti finanziari da parte della Confederazione termineranno, ha esordito in conferenza stampa la direttrice di FFS-Regione Sud Roberta Cattaneo. La strada per raggiungere tale traguardo è la riorganizzazione, o riorientamento, tramite un nuovo modello di produzione. Che vi fossero cambiamenti in arrivo era cosa nota, la portata delle misure è stata però illustrata soltanto nelle scorse ore. Le ripercussioni toccano sia il nostro cantone sia il resto del Paese, a distinguere i due versanti del Gottardo, è stato sottolineato più volte, il fatto che in Ticino non sono previsti licenziamenti, Oltralpe invece «non sono esclusi, anche se rappresenteranno l’eccezione». Il motivo? «È un’eccezione che facciamo sempre – ha evidenziato Cattaneo – perché il mercato del lavoro qui è più complicato, mentre Oltralpe ci sono più possibilità anche in questi ambiti».
Dal 13 dicembre
La riorganizzazione del TCI rappresenta una tappa fondamentale del riassetto del Traffico merci delle FFS (che avviene anche secondo altre due modalità: il Traffico combinato (TC) al centro della prima fase di riorganizzazione e il Traffico a treni completi, unico settore non in perdita). Le novità entreranno in vigore con il cambio d’orario del 13 dicembre 2026 e permetteranno al TCI di «diventare notevolmente più efficiente. Un nuovo modello di produzione aumenterà il livello di occupazione, ridurrà i costi e garantirà il mantenimento del servizio nazionale», annunciano le FFS in una nota. «Il trasporto merci su rotaia non è pubblico, è stato liberalizzato nel 1999. Il deficit strutturale rende necessario il riorientamento», ha precisato Cattaneo. A titolo di esempio, nel 2025 FFS Cargo ha chiuso con un passivo di 76 milioni di franchi.
Chiasso «a metà» servizio
Come anticipato, il riorientamento prevede la dismissione di circa 50 degli attuali 280 punti di servizio del TCI, che è il sistema di trasporto ferroviario merci in cui singoli vagoni o piccoli gruppi, appartenenti a clienti diversi e con destinazioni differenti, vengono raccolti, smistati e ricombinati in treni più grandi. In questi 50 punti di servizio, la domanda è troppo bassa per giustificare il mantenimento della sede. Gli stessi continueranno però a essere utilizzati, su richiesta dei clienti, nel Traffico a treni completi.
Per quanto riguarda il Ticino, verranno mantenuti 8 punti di servizio per il TCI (Bodio, Biasca, Claro, Bellinzona San Paolo, Cadenazzo, Taverne-Torricella, Lugano-Vedeggio e Chiasso Smistamento), mentre 4 (più uno parzialmente) saranno dismessi: Maroggia-Melano, Mendrisio, Stabio Cargo, Balerna e parte del deposito di Chiasso dove si rinuncerà al personale di locomotiva (ma non a quello di manovra). A Chiasso rimarrà anche l’officina di FFS Cargo, inaugurata nel 2023. «Per essere più efficienti dobbiamo impiegare il personale dove serve – così sempre Cattaneo –. Le FFS offriranno un’opportunità a tutte le 40 persone coinvolte in Ticino, in particolare con proposte di spostamento sempre in Ticino verso il deposito di Bellinzona o verso TiLo. Potranno esserci anche dei prepensionamenti». Qualche ora dopo la conferenza stampa le FFS sono andate anche oltre: più della metà dei 40 dipendenti coinvolti ha già accettato di rimanere attiva presso Cargo in Ticino, ma in altre funzioni, «a salvaguardia del know-how del traffico merci».
Ancora in sala Cattaneo aveva inoltre sottolineato che le FFS si attengono rigorosamente al CCL in vigore e a chi ne ha la possibilità, sarà proposta la possibilità del prepensionamento. «I colloqui con le persone coinvolte inizieranno nei prossimi giorni, ad oggi non è possibile fornire indicazioni più precise sul futuro di questi dipendenti». Di certo c’è che in Ticino non ci saranno licenziamenti e che il confronto con i partner sociali si è chiuso a inizio mese.
Lavoro e lavoratori
Nel resto della Svizzera (i collaboratori toccati sono 130 nella Svizzera tedesca e 30 in quella romanda) qualche taglio non è invece escluso, anche se la strategia è sempre quella di offrire una soluzione a tutte le persone coinvolte: un altro luogo di lavoro presso FFS Cargo Svizzera, un ruolo diverso all’interno delle FFS, in una società affiliata o ferrovia partner oppure un riorientamento professionale accompagnato all’interno delle FFS.
Il concetto alla base è quello di utilizzare il personale dove serve (quindi dove ci sono merci da trasportare). Anche perché, attualmente, le FFS hanno troppi specialisti concentrati in alcune regioni. A livello nazionale, da dicembre cambierà luogo di lavoro il personale di svariate sedi dedicate al TCI. «Si tratta del personale di locomotiva di Briga, Buchs SG e Chiasso nonché del personale di manovra di Thun, Rothenburg, Yverdon, Payerne, Friburgo, Delémont, Martigny e Wil. Secondo i programmi, le sedi di Sciaffusa e Frauenfeld verranno mantenute, rispettivamente fino al 2028 e fino al 2029», aggiungono le FFS. La riorganizzazione permetterà di mantenere pressoché invariati i volumi di traffico, garantendo il 98% dei volumi rispetto a oggi.
La posizione del Governo
Sul tema oggi si è espresso anche il Consiglio di Stato, nella persona di Christian Vitta: «C’è preoccupazione per quanto annunciato perché anche se non ci sono licenziamenti, ci sono posti di lavoro che spariscono. Per noi la presenza di FFS in Ticino è fondamentale e rimarremo sulla linea adottata negli scorsi mesi, nella direzione di ribadire l’importanza di investire in Ticino e di allargare il discorso all’insieme dell’azienda FFS. Affinché crei nuove opportunità di impiego nel nostro cantone. Ci confronteremo a breve con la deputazione ticinese e allargheremo il fronte affinché la nostra voce arrivi compatta».

Le reazioni
«Nonostante tutti i nostri avvertimenti FFS Cargo prosegue con la sua ristrutturazione totale». Le reazioni dei sindacati al piano di ristrutturazione di FFS Cargo non sono mancate neppure in questa seconda fase riguardante il comparto del Traffico a carri isolati. Senza mezzi termini, il sindacato del personale dei trasporti SEV ha parlato di una «ristrutturazione profonda che rischia di compromettere il successo della politica di trasferimento del traffico merci», vanificando, di fatto, «l’investimento milionario della Confederazione volto a promuovere il Traffico a carri completi isolati (TCI) negli anni dal 2026 al 2029».
Non solo. Secondo il sindacato, questa politica contraddice la volontà del Parlamento il quale, con il pacchetto di misure da 260 milioni di franchi, voleva garantire il trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia. In una nota, il sindacato ha quindi criticato l’intero esercizio di ristrutturazione, facendo notare che «FFS e FFS Cargo hanno sempre dichiarato che il TCI fosse in grado di raggiungere l’autosufficienza economica. A tal scopo, hanno incoraggiato la politica a integrare questo obiettivo nella legislazione».
Per il SEV, però, la situazione è chiara: «Finché le condizioni quadro continueranno a permettere ai trasportatori stradali di operare a costi inferiori, nemmeno la ristrutturazione in corso renderà il TCI economicamente autosufficiente, così come non ci sono riuscite le precedenti riorganizzazioni». Pertanto, secondo il sindacato, «invece di continuare ad applicare cerotti puntuali, che sono già costati centinaia di milioni di franchi di denaro pubblico senza riuscire a fermare il declino del TCI e il conseguente trasferimento del traffico merci sulla strada, bisogna finalmente avere il coraggio di dichiarare il trasporto merci un servizio pubblico e di riorganizzarlo su questa base, come avviene già da tempo per il traffico viaggiatori e per l’infrastruttura».
Insomma, secondo il sindacato il trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia potrebbe essere rilanciato «rinunciando a pretendere l’irraggiungibile autosufficienza economica». In quest’ottica, le FFS potrebbero correggere «le proprie decisioni sbagliate e garantire un futuro ai collaboratori di questo settore di rilevanza sistemica». Secondo il sindacato, occorre quindi un ripensamento per rilanciare il trasferimento del traffico merci su rotaia, evitando un ulteriore spostamento del traffico sulla strada e salvaguardando al contempo decine di impieghi.
Dal canto suo, il sindacato transfair, che accompagna la riorganizzazione in modo critico, «chiede che ogni singola persona ottenga un posto d’impiego accettabile all’interno del Gruppo FFS, tramite trasferimenti interni o il passaggio a un’altra divisione». In particolare, il sindacato ricorda le disposizioni previste dal CCL e, oltre a questo, chiede una serie di misure di sostegno per le persone interessate.
Sulla riorganizzazione annunciata oggi questa sera si esprimerà anche il comitato No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino, che si riunirà in assemblea pubblica a Chiasso. Il Comitato è da sempre in prima linea contro la riorganizzazione di FFS Cargo, definita senza mezzi termini «smantellamento» e al Cinema Teatro ci si attende una presa di posizione netta.

