NQC: decisioni che bloccano, decisioni che sbloccano

Sono state settimane di grandi cambiamenti, per il Nuovo Quartiere Cornaredo (NQC). Da un lato è stata cassata la futura impostazione delle strade cantonali (dunque la situazione attuale resterà tale ancora per diversi anni), dall’altro ilTribunale federale ha concesso di costruire sino a 45 metri (anziché 30) in un comparto centrale del quartiere. Nel mezzo, c’è una mezza dozzina di grandi progetti privati in stato più o meno avanzato di realizzazione potenzialmente toccata da questi cambiamenti, capaci di mescolare le carte in tavola. Abbiamo voluto capire se sia davvero così.
«Disfatto per disperazione»
Prendiamola da nord, la nostra panoramica; ovvero dai due edifici che sta costruendo il gruppo Artisa lungo via Sonvico. Nova Cornaredo, così si chiama il progetto (114 appartamenti, aparthotel, spazi commerciali e amministrativi), non sarà toccato dalle novità, essendo stato sviluppato tenendo conto della possibilità che la nuova viabilità non si concretizzasse. Diverso, sulla carta, il discorso per il Nexus Palace (54 appartamenti, 10 spazi commerciali) in costruzione nei pressi dell’uscita della galleria, dietro lo stabile che ospita Coop. Stando al Piano direttore dell’NQC l’uscita autostradale sarebbe divenuta strada di quartiere, e di fronte avrebbe avuto un grande parco. Per alcuni anni almeno la situazione resterà però quella attuale: una strada a tre corsie e niente nuovo parco in quanto non è ancora stato possibile spostare lo stand di tiro dei Civici Carabinieri, che dovrebbero traslocare nel futuro poligono del Ceneri. Il proprietario precedente (Tower Trading Sagl) afferma di essersi «disfatto del terreno per disperazione» alla luce delle lungaggini e incertezze procedurali, mentre per motivi contingenti non ci è stato possibile avere risposta dagli attuali promotori (AVBTrade e Promabi). Difficile però immaginare che questi ultimi, subentrati in tempi relativamente recenti, lo abbiano fatto senza aver valutato le variabili in gioco.
Nuove opportunità
Spostandoci a sud dell’edificio che ospita la Coop e fermandoci su via Chiosso, troviamo il cosiddetto comparto B2b, ovvero quello per cui il Tribunale federale, confermando la sentenza del Tribunale cantonale amministrativo, ha permesso la costruzione fino a 45 metri. Due i progetti nell’area, entrambi allo stadio della domanda di costruzione preliminare. Uno, nel prato di fronte a Coop, è di MF Investments (società del gruppo Maus Frères di Ginevra), che nel 2023, in piena incertezza sul tema, aveva scommesso su «quota 45». La decisione del Tribunale federale dovrebbe dunque sbloccare la procedura, che prevede la costruzione di due torri posate su uno zoccolo quadrato di 12 metri. Idem per quello che probabilmente è stato il primo progetto privato presentato nel comparto, ovvero il cosiddetto progetto Manalbe (una o alternativamente due torri poste sopra all’esistente P+R Resega). Esso risale ormai al 2016, quando addirittura nell’NQC non erano ancora previsti contenuti residenziali. Quasi un altro mondo. Da noi contattato, l’avvocato Fabio Gaggini, presidente della Manalbe Real Estate SA, conferma innanzitutto l’interesse di principio della proprietà a costruire, aggiungendo che «a bocce ferme ora si dovrà ragionare con gli architetti e i pianificatori su cosa fare». La decisione del Tribunale federale dà «grande respiro» al progetto, che è però da aggiornare alla luce di un decennio di mutamenti. Il tutto con un occhio a quanto propone MF Investments, che a sua volta ha tenuto in considerazione il progetto Manalbe. «L’importante intanto è aver portato a casa la pianificazione definitiva», chiosa Gaggini. Ambo i progetti non dovrebbero risentire a livello procedurale della bocciatura della viabilità: possono essere realizzati anche con quella attuale.
Prima i ricorsi
Qualche passo più a sud e si arriva al comparto B1a e al progetto di Res Building e AIL che ha staccato nelle scorse settimane la licenza edilizia per il Piano di quartiere. La stessa, si è appreso lunedì, è stata contestata dall’ATA (ma i ricorsi in tutto sono tre), ed è su questo aspetto, ovvero il far crescere in giudicato la licenza edilizia, che per ora si concentrano i promotori, come ci ha riferito l’avvocato Filippo Gianoni che li rappresenta. Altre ipotesi sono giudicate al momento premature. Il progetto sulla carta è molto impattato dalla bocciatura della nuova viabilità, in particolare nella sua parte più pubblica, ovvero il futuro nodo intermodale (tram e bus) e parcheggio sotterraneo da 1.200 posti. I contenuti privati (una torre da 45 e una da 60 metri) sembrerebbero invece meno toccati, ma allo stadio attuale le due cose sono inscindibili.
Grattacapi al PSE?
A poter subire i contraccolpi dell’alt alle nuove strade è anche il Polo sportivo e degli eventi (PSE), visto che a oggi la prospettata via Stadio a quattro corsie che vi doveva transitare a fianco non ha alcuna base pianificatoria e dunque non può essere realizzata. La Città già nel 2023 affermava che vi era un «piano b» che garantiva (e garantirà) gli accessi allo stadio, all’autosilo e al futuro blocco servizi, ovvero costruirla per metà con un calibro minore. Diverso il discorso invece per i contenuti privati, ovvero il cosiddetto Edificio Ovest (le quattro torri di HRS che sorgeranno lungo via Trevano). La bocciatura della viabilità, ci aveva riferito il sindaco Michele Foletti, configura «un potenziale problema di accessibilità» per questo progetto, che prevede un autosilo sotterraneo da 175 posti e attende la crescita in giudicato della licenza edilizia. Ci siamo rivolti ad HRS per capire come si sia evoluta la situazione, ma non abbiamo ricevuto risposta in tempo utile prima di andare in stampa.


