Ticino

Numero unico anti-violenza: «Il Ticino opta per una soluzione low cost?»

Il collettivo Io l’8 ogni giorno critica la scelta del Cantone, giudicata «di risparmio»
Red. Online
12.03.2026 12:05

«Attendevamo da otto anni l’attivazione del numero unico. Questo è un piccolo passo avanti, ma è del tutto insufficiente, e i problemi di applicazione non mancano». Così si era espressa, lunedì, Angelica Lepori, del collettivo Io l’8 ogni giorno, sull’efficacia del progetto presentato dal Cantone in merito al 142, il nuovo numero di aiuto alle vittime di violenza attivo dal 1. maggio 2026. Collettivo che, oggi, ribadisce la sua posizione: «Accogliamo l’introduzione di un numero dedicato, ma lo diciamo con chiarezza: non è sufficiente. Chiediamo che il Ticino smetta di cercare la soluzione più economica e inizi a costruire quella più efficace. Le donne del nostro cantone meritano un sistema all’altezza della gravità del fenomeno e della loro dignità».

I limiti della misura

«Il numero unico è un passo (obbligato) nella giusta direzione, ma affidarlo a servizi non specializzati rivela una scelta di risparmio inaccettabile», scrive Io l'8 ogni giorno, parlando di «soluzioni di ripiego».

Durante gli orari di ufficio, lo ricordiamo, dalle 8.30 alle 17.00 nei giorni feriali, risponderanno alle chiamate le operatrici del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (LAV). Al di fuori degli orari d’ufficio e nei giorni festivi, la risposta sarà assicurata dal personale della Federazione cantonale ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA) sulla base di un mandato specifico per assumere questo nuovo compito. Sono previsti un potenziamento del personale e una formazione specifica degli operatori. Ma per il collettivo, la scelta del Consiglio di Stato «solleva interrogativi che non possiamo ignorare: sulla qualità dell’accoglienza, sulla coerenza della rete, sulla reale capacità di rispondere ai bisogni delle vittime: Affidare un servizio così delicato a strutture già impegnate su altri fronti – invece di investire in personale dedicato e formato – ha il sapore di una soluzione al ribasso». Da qui la richiesta «che il prossimo bilancio cantonale preveda risorse adeguate e dedicate per un sistema antiviolenza all’altezza della situazione».

Secondo Io l'8 ogni giorno, «è ora di immaginare un vero centro antiviolenza cantonale, in cui competenze sociali, psicologiche, sanitarie e legali siano riunite in un’unica struttura. Un investimento strutturale, non una somma di soluzioni di fortuna».

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