Per i boschi è già autunno, ma è tutta una tattica

Hanno resistito al caldo e alla siccità prolungati per settimane, ora stanno «cedendo» anche loro. E il fenomeno è sempre più evidente di giorno in giorno. Ci riferiamo ai boschi del Mendrisiotto e Basso Ceresio (ma anche di altre zone del nostro cantone, ci torneremo tra poco) che stanno cambiando progressivamente colore assumendo tonalità tipicamente autunnali: giallo e marrone. Per quanto questi colori possano essere suggestivi, nascondono anche delle difficoltà. In agosto le foglie dei nostri boschi non dovrebbero seccare. Se lo stanno facendo è perché gli alberi si trovano costretti ad adottare delle tattiche, se così vogliamo chiamarle, per sopravvivere. A spiegarlo è Patrick Luraschi, capo del 6. Circondario dell’Ufficio forestale (di cui fa parte il Mendrisiotto).
«Non è come 4 anni fa»
Il fenomeno si chiama letargo strategico e, a onor di cronaca, alle nostre latitudini non è nuovo. Aveva in particolare già fatto piombare i boschi del Mendrisiotto in un autunno precoce già nel 2022, quando l’estate era stata particolarmente siccitosa e calda. Ma non quanto quella attuale. Ciò nonostante i boschi non presentano aree secche quanto nel 2022. Il letargo strategico oggi sembra meno netto di quattro anni fa. Segno che la natura si sta adattando a periodi prolungati di afa e siccità? No, chiarisce il nostro interlocutore, il letargo strategico è meno esteso e netto del 2022 non perché i boschi hanno già sviluppato una sorta di adattamento al clima sempre più estremo, ma perché la siccità attuale non è paragonabile a quella del 2022: «La situazione è diversa da quella di 4 anni fa, nel 2022 la siccità era iniziata già in autunno e si era poi prolungata in estate. Nel terreno c’erano quindi già poche riserve d’acqua prima della stagione calda – chiarisce Luraschi –. Quest’anno invece veniamo da un autunno "normale", il periodo secco è iniziato a primavera inoltrata».
Foreste sotto stress
Nel Mendrisiotto e Basso Ceresio il letargo strategico è visibile da un paio di settimane «ed è ogni giorno più evidente. Sta colpendo grossomodo le stesse superfici che avevano già subito lo shock del 2022, dove il terreno è poco profondo e calcareo». Riassumendo: «Le nostre foreste sono sottoposte a grande stress, non soltanto il caldo e la siccità ma anche la grandine le danneggia, e alla lunga queste situazioni indeboliscono le piante», aggiunge Luraschi. Ora però giungerà un po’ di sollievo, con le piogge programmate in questi giorni, «ma le piante non riacquisteranno il loro colore verde, le foglie e i rami secchi ormai sono tali e le conseguenze di questa siccità le vedremo solo a primavera, quando inizierà un nuovo ciclo vegetativo». Si capirà insomma anche quali alberi hanno lasciato seccare le loro parti esterne per strategia, e quali invece sono morti: «Ciò che è rimasto vivo sopravvivrà – così ancora Luraschi –, da parte nostra monitoriamo in continuazione la situazione». Con la speranza di non dover intervenire drasticamente come nel 2022 sulla collina del Penz, quando era stato necessario tagliare delle piante.
Siccità più estesa
A distinguere questa stagione calda da quella di 4 anni fa è anche l’estensione dei danni. Nel 2022 la siccità si era infatti concentrata sul Mendrisiotto, colpendo in particolar modo i suoi boschi. Quest’anno invece le regioni colpite sono di più e anche altrove è possibile vedere porzioni di bosco «colorate» d’autunno. Il primato è addirittura del Sopraceneri: «La prima regione ad essere stata colpita è la Riviera, lì contrariamente alle valli di temporali non ce ne sono quasi stati e ha fatto molto caldo», conclude il nostro interlocutore.


