Ticino

Per il Centro chiuso per minorenni «l’obiettivo è posto al 2030»

L’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani ci fornisce alcuni aggiornamenti sulla realizzazione della struttura, tornata alla ribalta dopo il caso del 14.enne posto in collocamento alla Farera – «Il bando di concorso entro la fine del 2026»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
14.07.2026 06:00

È perlomeno dal 2006, ossia vent’anni fa, che in Ticino si discute della necessità di dotarsi di strutture adeguate per la presa a carico di minorenni in difficoltà che hanno commesso un reato. Un tema tornato alla «ribalta» proprio in queste settimane per via della tanto discussa riunione indetta dal consigliere di Stato Claudio Zali in merito alla situazione di un 14.enne collocato per diverse settimane nel carcere La Farera. Ora, appunto, al netto dell’opportunità di quella riunione (e della violazione, o meno, del principio della separazione dei poteri), questa circostanza ha riportato sotto i riflettori un altro filone importante: la carenza di queste strutture nel nostro cantone. Non a caso, diversi atti parlamentari – scaturiti da quella vicenda – si sono poi concentrati su questo aspetto. E su un progetto in particolare: la realizzazione del Centro educativo chiuso per minorenni (CECM) di Arbedo-Castione, denominato «La Clessidra». Sul quale, come vedremo, possiamo oggi fornire un aggiornamento.

Dal 2022 a oggi

Per il CECM di Arbedo-Castione, ricordiamo, il Gran Consiglio nel 2022 aveva dato luce verde a due crediti: uno per l’elaborazione del concetto pedagogico e uno per la progettazione e la realizzazione della struttura. Nel frattempo, l’Ufficio federale di Giustizia (UFG) a gennaio 2025 ha riconosciuto il nuovo CECM e il relativo concetto pedagogico presentato dalla Fondazione Antonia Vanoni per conto dell’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (UFaG).

Poi, a marzo dello scorso anno, il Consiglio di Stato ha trasmesso all’attenzione del Gran Consiglio un rapporto d’aggiornamento sul progetto poiché per realizzare il centro era necessario lo svolgimento di due ulteriori compiti: l’avvio della progettazione architettonica e l’aggiornamento del credito concesso all’investimento; l’aggiornamento delle basi legali (Legge sulle misure restrittive della libertà dei minorenni nei centri educativi) in riferimento alle raccomandazioni dell’UFG.

E siamo a oggi. A quando numerosi atti parlamentari, sull’onda del caso che abbiamo citato all’inizio, hanno chiesto un aggiornamento su questo dossier.

Le novità

Da noi sollecitato, il capo dell’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani, Marco Galli, ci ha come detto fornito alcune importanti aggiornamenti sul dossier.

A partire dal primo cantiere ancora aperto, ossia quello delle modifiche della Legge sulle misure restrittive della libertà dei minorenni nei centri educativi. Su questo fronte, spiega Galli, le modifiche «sono state oggetto di diversi scambi con l’Ufficio federale di giustizia, che ha approvato la nostra proposta». Detto altrimenti, dunque, questo cantiere è pressoché pronto.

Sul fronte della progettazione e della realizzazione della struttura, Galli spiega che «il rispetto della legislazione in materia di commesse pubbliche, come dei criteri di costruzione federali e cantonali, nonché la complessità della struttura, che sarà chiamata ad offrire sia prestazioni di presa in carico socio-pedagogica, sia delle pene di corta durata, hanno richiesto degli approfondimenti sulla nomina del consulente indipendente, ma soprattutto per l’allestimento del bando di concorso per la progettazione che è in corso di allestimento».

Bando di concorso che si stima possa essere pronto verso fine anno. Ancora Galli: «Non appena verrà allestito il bando del concorso di progettazione (entro la fine del 2026) e nominato lo studio di progettazione (possibilmente nel primo semestre del 2027), si procederà alla progettazione e alla pubblicazione del messaggio governativo». Insomma, i tempi per i prossimi passi sono definiti. E resta da capire, concretamente, quanto tempo occorrerà per poi rendere la nuova struttura effettivamente operativa.

«Nel bando di concorso verrà definito anche il cronoprogramma dettagliato dei tempi di realizzazione», spiega Galli da questo punto di vista, per poi aggiungere: «Da parte nostra, siamo in stretto contatto con l’Ufficio federale di giustizia e con la Fondazione Antonia Vanoni (ndr. che gestirà la struttura) affinché si proceda nei tempi più rapidi possibili, ma specifichiamo che si tratta di una struttura complessa, che necessita di una progettazione ad hoc, non essendoci altre strutture simili (con presa a carico intensiva e pene di corta durata)». Inoltre, evidenzia il capo ufficio, «dalle visite effettuate nelle strutture oltre San Gottardo, si sono appresi tutta una serie di correttivi di cui tenere conto, in modo che il progetto definitivo, oltre che rispondere ai criteri federali e cantonali, sia anche funzionale al lavoro del personale educativo, che deve lavorare in sicurezza, e all’accoglienza degli ospiti, che sono in una fase delicata del loro percorso e che quindi necessitano della massima cura». Ad ogni modo, chiosa sulle tempistiche il nostro interlocutore, «l’obiettivo è rendere operativa la struttura entro il 2030».

Va poi tenuto conto che, come detto, sarà necessario pure un altro credito d’investimento, che dovrà passare dal Gran Consiglio. «Il messaggio governativo – ricorda il capo ufficio – indicava un costo complessivo di 6.440.000franchi, finanziato dall’UFG (per 2.254.000), dal Cantone (per 3.220.000; oltre al contributo per lo sviluppo del concetto pedagogico nel frattempo approvato dall’UFG) e da un mutuo ipotecario a carico della Fondazione Vanoni (per 966.000.-)». Costi che, appunto, sono destinati a crescere. Ancora Galli: «Il costo effettivo attualizzato verrà definito al momento della progettazione, fermo restando l’aumento dei costi generali, nonché il maggiore grado di specificazione degli spazi che al momento del messaggio in oggetto non era ancora possibile determinare». Ma, appunto, il costo «sarà sicuramente maggiore essendo passati undici anni dal messaggio e quattro dalla sua approvazione in Gran Consiglio». Di positivo, però, aggiunge Galli, «è che anche il contributo dell’UFG dovrebbe essere in proporzione maggiore (circa il 35% dei costi aggiornati riconosciuti)».

Costi maggiorati

Infine, chiediamo al nostro interlocutore quali novità sono previste per la futura Legge sulle misure restrittive della libertà dei minorenni nei centri educativi. «Le modifiche proposte – risponde il capo ufficio – e concordate con l’UFG riguardano la precisazione di alcune sanzioni disciplinari ad un massimo di 7 giorni, le modalità di ispezione intima, il mantenimento dei contatti con i familiari come regola, l’aumento a due ore del tempo libero per i minorenni oggetto di misure di restrizione delle libertà». Più in generale, «le modifiche che verranno proposte nel messaggio di aggiornamento del credito tengono conto di indicazioni internazionali e nazionali e vanno nella direzione del pieno rispetto dei diritti del minore».

Detto tutto ciò, guardando al quadro più generale e al tema della mancanza di strutture in Ticino, Galli tiene infine a precisare «che nel frattempo la rete delle strutture e dei servizi è stata potenziata, in particolare con la creazione della Cellula socioeducativa d’urgenza, il sostegno a domicilio dei minori, nonché, nel 2023, con la creazione del Centro TOP gestito dalla Fondazione Paolo Torriani, che consente l’accoglienza contemporanea di due/tre minorenni con una presa in carico maggiormente individualizzata». Una nuova struttura che «ha consentito di accogliere diversi minorenni in situazione di rottura con la struttura precedente, a volte con attitudini di poca adesione al progetto di presa in carico, quando non di assunzione di comportamenti evitanti (come le fughe) o di conflittualità verso altri ospiti o il personale educativo». Come dire: servono sì nuove strutture, ma il Cantone in questi anni è stato comunque proattivo per gestire al meglio la situazione.

L'ALTRO FILONE - Le due Commissioni verso lo scambio d'informazioni

Detto degli sviluppi sul fronte delle strutture dedicate ai minorenni, resta ovviamente aperto (seppur ben separato, poiché si tratta di due vicende diverse tra loro) anche l’altro filone della vicenda: quello riguardante la riunione indetta dal «ministro» Claudio Zali, con un potenziale sconfinamento in termini di separazione dei poteri e con i relativi approfondimenti che stanno portando avanti due sottocommissioniparlamentari: quella della «Gestione» e quella della «Giustizia e diritti». Quest’ultima, ricordiamo, la scorsa settimana ha sentito in audizione il Consiglio della Magistratura e la magistrata dei minorenni (presente alla riunione indetta da Zali) per chiarire i contorni di quell’incontro. L’altra sottocommissione, invece, la settimana precedente aveva ascoltato gli altri partecipanti: lo stesso Claudio Zali, la direttrice della Divisione giustizia, il direttore delle strutture carcerarie e la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC.

A questo punto, dunque, come aveva auspicato la presidente della Giustizia e diritti, Cristina Maderni, l’intenzione era quella di condividere le informazioni raccolte.

Un’intezione condivisa anche dal coordinatore dell’altra sottocommissione, Fiorenzo Dadò: «Confermo che le due Commissioni stanno valutando una forma proficua di collaborazione. Non potrebbe essere altrimenti, trattando entrambi i gremi lo stesso identico caso». Collaborazione e coordinamento tra due sottocommissioni che, va detto, visto il periodo estivo e la pausa della politica, potrebbe richiedere un po’ di tempo.

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