Pigioni moderate, no all’acquisto di «Alloggi Ticino SA»

No, il Cantone non diventerà proprietario unico della «Alloggi Ticino SA» (ATISA), società anonima nata nel 1987 con lo scopo di promuovere gli appartamenti a pigione moderata, di cui già oggi il Cantone è azionista (nella misura del 38%) assieme ad altri enti e società: l’Ufficio federale delle abitazioni (36%), la Logis Suisse AG (società senza scopo di lucro di Zurigo, 23%), Banca Stato (2%) e Banca Cler (1%).
Il Gran Consiglio ha infatti bocciato (con 46 voti a 38) il credito da 9,4 milioni di franchi richiesto dal Governo per svolgere questa operazione societaria. Ossia per comprare le restanti azioni al valore nominale (i già citati 9,4 milioni di franchi) a fronte di un valore netto del patrimonio immobiliare di oltre 100 milioni, in un rapporto di circa uno a dieci. Per i favorevoli (Centro, PS, Verdi) si trattava dunque di un’opportunità economica che, al contempo, avrebbe permesso al Cantone di controllare al 100% uno strumento utile per la politica cantonale dell’alloggio. ATISA, infatti, già oggi gestisce 41 proprietà, 61 edifici e 1.418 alloggi. I contrari (UDC PLR e Lega) hanno però avuto la meglio in aula, sostenendo in particolare che l’operazione avrebbe comportato rischi non indifferenti dal punto di vista economico, senza incidere veramente sulla politica dell’alloggio, ovvero senza creare ulteriori appartamenti a pigione moderata. Ma soprattutto è stata sollevata una questione tanto centrale quanto ideologica: per i contrari, in sintesi, lo Stato non deve comportarsi come un imprenditore privato sul mercato dell’alloggio. Quel compito spetta ad altri.
I contrari
In entrata di dibattito, il relatore di maggioranza - contrario alla proposta - Alain Bühler (UDC) ha concesso che sì, in Ticino «il problema dell’alloggio esiste» e a essere contestata, dunque, «non è la necessità di una politica dell’alloggio, bensì lo strumento che ci viene proposto». In particolare poiché la proposta del Governo «non aumenta di una sola unità l’offerta abitativa»: «Spendiamo 9,4 milioni e prima dell’operazione ATISA possiede 1418 appartamenti, dopo l’operazione ne possederebbe 1418».
In tal senso, ha aggiunto il coordinatore della Lega, Daniele Piccaluga, «non conta quante azioni possiede il Cantone, ma quante famiglie riescono a trovare casa». E lo stesso ragionamento, poi, è stato evidenziato dalla deputata del PLR, Natalia Ferrara: «Il numero (ndr. degli appartamenti a pigione moderata) sarebbe esattamente lo stesso, con la differenza che lo Stato diventerebbe proprietario unico di un patrimonio immobiliare vecchio e con un fabbisogno di rinnovo importante». Tradotto: «Altri milioni, altri debiti». Ma oltre a ciò, si è chiesta Ferrara, «l’attore più adatto è davvero lo Stato?». Per Bühler, su questo fronte, il rischio di «politicizzare» la società sarebbe duplice: «Oggi qualcuno potrebbe proporre pigioni insostenibili (ndr. troppo basse e che metterebbero poi in difficoltà ATISA), domani qualcuno potrebbe usare ATISA (ndr. e i suoi utili) per tappare i buchi» delle già fragili finanze del Cantone.
I favorevoli
Ben diversa, va da sé, la posizione della minoranza. Il relatore Paolo Caroni (Centro) ha parlato di un «buon affare per il Cantone» che permetterebbe «di rafforzare uno strumento utile per la politica dell’alloggio». Con 9 milioni di franchi, ha spiegato nel dettaglio, lo Stato diventerebbe proprietario di una società il cui valore reale è di dieci volte il prezzo richiesto. E riguardo alla mancata costruzione di nuovi appartamenti, Caroni ha affermato: «Politica dell’alloggio non significa solo costruire nuovi appartamenti, ma anche conservare e valorizzare gli alloggi già esistenti. ATISA permette proprio questo e può farlo con una gestione sostenibile, senza richiedere nuovi sussidi pubblici». A sostegno è poi intervenuto anche il co-presidente del PS, Fabrizio Sirica. «Che cosa porta ai ticinesi» ATISA? «Per migliaia di persone significa poter pagare il 10% in meno il costo appartamento» rispetto ai valori di mercato. E, ha sottolineato Sirica, «per chi non vive nell’oro è qualcosa di importante». Soprattutto in un cantone dove il tasso di appartamenti a pigione moderata si attesta allo 0,7% del parco immobiliare a fronte di una media nazionale del 5%. E soprattutto a fronte di un aumento degli affitti pari al 27% negli ultimi 20 anni. Non agire, secondo Sirica, in particolare poiché la «Logis Suisse AG ha già formalizzato la volontà di uscire» dalla società, significherebbe «lasciare ATISA senza una soluzione che garantisca la sua stabilità futura».
La posizione del «ministro»
A difesa della proposta è quindi intervenuto il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, portando dapprima un esempio concreto e recente, riguardante alcune palazzine di Lugano, in via Beltramina, dove alloggi realizzati con sostegno pubblico, con la scadenza dei sussidi, il cambio di proprietà e l’esposizione alle dinamiche di mercato, hanno visto importanti aumenti delle pigioni, con «le proteste degli inquilini, che mostrano quanto sia fragile l’offerta abitativa senza garanzie accessibilità». Secondo De Rosa, «una lezione importante» sul fatto che «non basta sostenere la realizzazione alloggi», ma occorre poi «preservarne la funzione». Detto altrimenti: «Occorrono strumenti per mantenere il patrimonio esistente, acquisire quando c’è l’opportunità, e collaborare con comuni e privati per rafforzare offerta esistente». E secondo il «ministro» della socialità, appunto, l’acquisto della ATISA andava proprio in quella direzione. Avrebbe rappresentato «una scelta strategica per rafforzare la capacità d’intervento del Cantone» e garantire che in futuro «nessun dividendo venga investito fuori» dal Ticino.
La critica secondo cui l’operazione non avrebbe creato nuovi appartamenti è invece stata definita «stucchevole» da De Rosa per un semplice motivo: «Perché non era l’obiettivo» della proposta, che mirava «a dotare il Cantone di uno strumento per promuovere la politica degli alloggi».
Argomenti che, come detto, non hanno però convinto la maggioranza del plenum.

