Piscina di Carona, il Municipio non intende portarsi avanti

L’incertezza è eccessiva e di conseguenza il rischio di gettare soldi dalla finestra è troppo elevato. Ed è questo il motivo per cui il Municipio di Lugano, allo stato attuale, non intende portarsi avanti nel rinnovamento della piscina di Carona, neppure limitandosi alla parte pubblica, ovvero a predisporre le nuove vasche. Lo ha chiarito l’Esecutivo stesso rispondendo a un’interrogazione in merito sottoscritta dalla maggioranza assoluta dei consiglieri comunali luganesi (prima firmataria: Lucia Minotti), precisando però anche di «essere disposto a discutere con i ricorrenti eventuali soluzioni che consentissero di accelerare la riapertura della piscina e dell’area verde nell’interesse della collettività».
Nel dettaglio
L’auspicio degli interroganti era che si potesse sbloccare la situazione. L’intento della Città, lo ricordiamo, è quello di rimettere a nuovo la struttura in partnership con il TCS, che al suo interno gestirebbe un «glamping», ovvero un campeggio con più agi. L’idea è però stata contestata da parte della popolazione di Carona e di altri cittadini ed è al momento ferma davanti al Tribunale amministrativo cantonale, chiamato a decidere se la necessaria variante di Piano regolatore sia a norma di legge o meno. Nell’attesa - lo scambio di scritti è terminato - il Municipio ha deciso di chiudere la piscina e di non investire nella sua manutenzione, considerando la spesa troppo onerosa per i benefici. Scelta pure contestata da parte della popolazione.
Per uscire dall’impasse, i consiglieri comunali chiedevano se fosse possibile portarsi avanti perlomeno con la parte pubblica del progetto, ovvero il rinnovo delle infrastrutture, in modo da essere pronti quando vi sarà una decisione sul ricorso. Ma per il Municipio questa non è una via percorribile: «Dal momento in cui il ricorso chiede che la variante di Piano regolatore venga annullata, vi è sempre la possibilità che essa venga interamente annullata dai tribunali, vanificando tutto il lavoro di progettazione con costi ingenti a carico della Città». Il ricorso infatti «non critica nello specifico il progetto della parte pubblica o parti di esso, bensì critica il fatto che esso sia “legato” alla realizzazione della parte glamping, rimettendo quindi tutto in discussione». Alcune critiche, infatti, riguardano specificamente delle proposte fatte proprio per quanto riguarda la parte pubblica.

