Più attenzione all'energia: Lugano fa (piccoli) passi avanti

Aveva appena sfiorato l’argomento durante la scorsa assemblea del Centro, il municipale Filippo Lombardi, quanto basta però per intuire che qualcosa, in termini di consumo e di risparmio energetico, potrebbe cambiare in città. «Portare Lugano verso gli obiettivi di politica energetica entro il 2035 non è realistico», aveva dichiarato con un misto di prudenza e di consapevolezza, ma «possiamo fare dei piccoli passi». Ebbene, questi piccoli passi si chiamano studio di fattibilità delle Aziende Industriali di Lugano (AIL) per il progetto di una rete di teleriscaldamento. Studio che ha recentemente incassato il via libera da parte del Municipio e che autorizza le AIL a passare alla fase di progettazione. Ma non è tutto, perché quanto svolto verrà «integrato all’interno del Piano energetico comunale» (no, non è sparito, anche se alcuni politici se lo sono chiesto), sospeso temporaneamente nel novembre del 2024 ma che ora «può dunque essere presentato». Tempistiche più o meno precise non pervenute.
Il Piano energetico comunale (PECo), lo ricordiamo, è uno strumento di pianificazione che fotografa la situazione sul territorio di Lugano, permettendo da una parte di ottenere un’analisi dei consumi e delle emissioni di CO2, mentre dall’altra di fornire delle linee guida per indirizzare negli anni futuri la politica energetica della città. Ritornando alla questione e ai piccoli passi evocati da Lombardi, a mente della Città «il principale contributo che possiamo fornire per ridurre le emissioni di CO2 riguarda proprio il riscaldamento» degli immobili. Una questione che tiene banco e di cui si discute all’interno del Gruppo di lavoro Lugano Energia, di cui oltre all’Ufficio energia del dicastero Sviluppo territoriale fanno parte anche le AIL.
Bene, ma cosa emerge di concreto da questo studio di fattibilità? «Risulta che è possibile creare una rete di teleriscaldamento con dei costi ragionevoli e soprattutto senza stravolgere l’assetto viario di Lugano», ci spiega Lombardi sottolineando che la preoccupazione principale della Città era proprio quella di dover intervenire con lavori che richiedono parecchio tempo su un territorio già costellato da cantieri, con il rischio di «non muoversi più». Inoltre, lo studio dimostra anche che «per parecchi tratti è possibile utilizzare il sistema del drilling (per farla breve, è una tecnica di scavo), ovvero una sorta di talpa sotterranea che scava le condotte senza dover aprire le strade. Per adesso emerge questo, attendiamo di vedere il progetto definitivo», chiosa il municipale.
«C’è una proposta di soluzione»
Il progetto di teleriscaldamento è legato a doppia mandata a quello della Cooperativa d’abitazione Vivere Lambertenghi, ovvero alla costruzione di un edificio composto da una ventina di appartamenti a pigione moderata in via Lambertenghi. Il motivo? La produzione di calore per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria avverrà proprio tramite la rete di teleriscaldamento delle Aziende Industriali di Lugano. Progetto, quest’ultimo, bloccato qualche mese fa da un ricorso (non ancora evaso) inoltrato da un vicino per una questione tecnico-geologica sulla domanda di costruzione pubblicata all’albo lo scorso maggio. Il co-presidente della Cooperativa, Aldo Ragusa, osserva però che stanno andando avanti le trattative con il ricorrente e «c’è una proposta di soluzione da parte nostra». Sostanzialmente un asso nella manica da giocare per appianare la situazione e far ripartire il progetto, anche se il problema sono «i tempi tecnici di evasione dei documenti aggiornati alla domanda costruzione» e «trovare una soluzione che vada bene al ricorrente». Sostanzialmente, la Cooperativa metterà sul piatto di pagare di tasca propria una modifica del progetto (si sta parlando di deviare una tubazione su un altro percorso).
