Porta Gottardo un po' più vicina: «Via al cantiere entro il 2035»

La «Porta Gottardo» fa passi avanti. Ed è sempre più vicina. I promotori immaginano l’avvio del cantiere entro il 2035. Il progetto, ambizioso visto l’investimento richiesto di 250 milioni, prevede la realizzazione di vari impianti funiviari tra Airolo, Andermatt e Realp allo scopo di valorizzare il comprensorio come destinazione turistica. Non solo d’inverno, ma per tutto l’arco dell’anno. È vero, mancano ancora un sito in rete o le caselle di posta elettronica ufficiali, ma da quanto appreso dal Corriere del Ticino, è ormai imminente la costituzione, sotto forma di associazione, della realtà che intende sviluppare una nuova visione per il territorio. E, intanto, i Cantoni Ticino, Uri e Grigioni hanno approvato, tramite il Programma San Gottardo, un contributo per uno studio preliminare di fattibilità, che sarà quindi finanziato al 50% da enti pubblici e per la metà restante dai privati. «In questi giorni abbiamo affidato agli studi ingegneristici il mandato per avviare gli approfondimenti necessari allo studio preliminare di fattibilità», conferma il portavoce del progetto Mauro Pini.

Ampio sostegno finanziario
Un primo passo, spiega il nostro interlocutore, «possibile grazie al sostegno, anche finanziario, dei Cantoni Ticino, Uri e Grigioni, coordinati dal Programma San Gottardo». Dunque, l’avveniristica proposta non è più soltanto quella nata per gioco dai classici «quattro amici al bar». O, almeno, manca ormai poco per trasformarla in qualcosa di «realizzabile, capace di generare posti di lavoro e nuove opportunità turistiche non solo per l’Alta Leventina, ma per tutto il Cantone». Una volta pronto il documento (si punta ai risultati all’inizio del 2027), si apriranno le danze: «Inviteremo gli esperti a presentare pubblicamente le loro conclusioni». Il lavoro è suddiviso in tre parti: la verifica tecnica, che stabilirà dove situare gli impianti; l’analisi economica, con costi e benefici; e la valutazione pianificatoria e ambientale. «Da lì, si passerà alla fattibilità vera e propria. L’orizzonte che ci siamo dati è il 2035. Ambizioso, ma realistico. Speriamo di poter vedere il progetto avviato entro una decina d’anni, dunque».
Contatti avviati
Il gruppo è comunque consapevole del fatto che il percorso «è lungo e potrebbe subire ritardi legati alle sensibilità dei vari attori coinvolti. Abbiamo già avviato contatti con i Comuni e alcuni privati, e nei prossimi mesi incontreremo anche le associazioni ambientaliste per costruire un confronto aperto e arrivare a un progetto condiviso, che porti benefici reali a tutti». E se alla base ci sono gli impianti di trasporto, è chiaro che, una volta realizzati, bisognerà adeguare la pianificazione. Un compito che spetta ai vari enti locali - con eventuali revisioni del piano regolatore - e agli investitori. «Oggi, sul comprensorio del passo del San Gottardo c’è un solo albergo e due ristoranti. È evidente che non basteranno. Bisognerà pensare a nuove capanne e altre strutture lungo le piste, perché gli impianti da soli non reggerebbero economicamente senza l’indotto legato alla gastronomia e all’alloggio, che è ciò che i turisti cercano e che permette di finanziare l’intero sistema», ribadisce Pini.
Valenza interregionale
Quanto alla valenza interregionale, il progetto è considerato «una piattaforma di sviluppo in grado di valorizzare le risorse esistenti e di favorire l’integrazione, l’ampliamento e la diversificazione dell’offerta turistica attuale, sia in ambito invernale sia estivo». Ma non solo. Per quanto riguarda i citati sistemi di risalita, un’idea generale esiste già: «Si tratterebbe di partire da Airolo paese per raggiungere il Gamsstock, dove è ipotizzabile recarsi a Realp. Pensiamo a impianti di ultima generazione, come gondole per i collegamenti principali e, nelle zone sciabili tra il San Gottardo e il Gamsstock, verso Andermatt, seggiovie. Sarà comunque lo studio preliminare a definire nel dettaglio le soluzioni più adatte».
Attività sulla neve
E, ancora: «Vogliamo sviluppare un’infrastruttura che generi valore in ogni stagione, creando anche una via di trasporto alternativa al passo, accanto a quella stradale e ferroviaria. Parliamo di funivie e altri impianti che possano portare ricadute economiche positive alle regioni coinvolte e all’intero Cantone», conclude Pini, sottolineando come questo concetto possa contribuire a rilanciare il massiccio alpino come luogo d’eccellenza per la pratica di attività sulla neve, sempre meno possibili a quote più basse, a causa del cambiamento climatico.
