Primo agosto UDC, Marchesi chiude alla Lega e guarda ad aprile

Per l’UDC ticinese non è stato un Primo agosto come gli altri. La festa nazionale celebrata a Serravalle è arrivata a pochi giorni dalle dimissioni del consigliere di Stato leghista Claudio Zali, che apriranno le porte del Governo a Piero Marchesi, destinato a subentrare in Consiglio di Stato.
Il clima della giornata era inevitabilmente segnato da questo passaggio politico. I discorsi che hanno aperto i festeggiamenti del Natale della Patria hanno infatti guardato soprattutto all’appuntamento elettorale di aprile, con un messaggio riassumibile così: sarà fondamentale riconfermare il seggio in Governo. Ma il partito ha voluto anche chiarire fin da subito che l’ingresso di Marchesi nell’Esecutivo non comporterà un ammorbidimento della linea politica.
Bühler: «Piero, non ti faremo sconti»
A metterlo nero su bianco è stato in particolare il capogruppo in Gran Consiglio Alain Bühler, che si è rivolto direttamente a Marchesi con un monito tanto esplicito quanto amichevole: «Piero, ascoltami bene. Te lo dico chiaramente e amichevolmente. Non ti faremo sconti». Un messaggio che Bühler ha poi articolato in modo preciso: l’approdo dell’UDC in Governo garantisce che «le nostre idee e i nostri valori entrano nella stanza del Consiglio di Stato», ma non significa che il partito rinuncerà alla propria autonomia. Se il Governo presenterà progetti o messaggi non in linea con il programma e i valori democentristi, ha avvertito, l’UDC non farà sconti. «Non è perché siamo diventati partito di Governo che dobbiamo diventare mansueti nei confronti del Consiglio di Stato».
Marchesi: «Non sarà facile imprimere un'impronta subito»
Un concetto che si ritrova anche nelle parole dello stesso Marchesi. Nell’intervista rilasciata a Ticinonews a margine della festa, il presidente dell’UDC ha detto di vivere il futuro ingresso in Governo come una «grande opportunità» per sé, per il partito e per l’elettorato del centrodestra e della destra. Ma ha anche riconosciuto che si tratta di una sfida piena di incognite: entrare in Consiglio di Stato a sei mesi dalle elezioni comporta difficoltà oggettive, sia sul piano organizzativo sia su quello politico.
Il tempo a disposizione è poco, ha aggiunto, e non sarà semplice costruire rapidamente una squadra di supporto e imprimere da subito una propria impronta. L’obiettivo, però, è chiaro: «Collaborare con il resto del Governo nel rispetto della collegialità, portando però in Esecutivo le sensibilità della destra».
Il suo ruolo in Consiglio di Stato
Marchesi ha inoltre riconosciuto che il Governo ticinese si trova oggi in una fase delicata, «molto sotto pressione» e molto criticata, anche giustamente per certi aspetti. Per questo, ha spiegato, sarà necessario lavorare insieme ai colleghi per «ristabilire la credibilità del Consiglio di Stato, recuperare la capacità di azione comune e migliorare la comunicazione» .
Il futuro consigliere di Stato ha anche chiarito come immagina il rapporto tra il suo nuovo ruolo istituzionale e il partito: l’UDC, ha detto, dovrà continuare a mantenere una linea autonoma e critica, anche nei confronti del proprio rappresentante in Governo, proprio come avviene a livello federale. Una distinzione di ruoli che, a suo giudizio, deve restare netta.
«Il coronamento del progetto non è oggi»
Alla festa del Primo agosto è stato ricordato anche il lungo percorso che ha portato il partito fino a questo traguardo. Il deputato Sergio Morisoli ha richiamato il fatto che nel 2015 l’UDC ticinese fosse a un passo dalla scomparsa, sottolineando come, «passo per passo, colpo per colpo», il partito sia riuscito a migliorare i propri risultati elettorali. L’ingresso di Marchesi in Governo, però, non viene letto come il punto d’arrivo definitivo: «Il coronamento del progetto non è oggi con Piero in Governo, ma sarà se vinceremo le elezioni in aprile».
Porte chiuse alla Lega
Ma la giornata di Serravalle non è stata segnata solo dal tema del Governo. Sul tavolo resta infatti anche la questione delle alleanze. E proprio dal Primo agosto dell’UDC è arrivata una risposta chiara all’apertura lanciata dalla Lega dei Ticinesi, che dopo l’Assemblea della vigilia aveva deciso di chiedere un incontro per ridiscutere un’intesa in vista delle cantonali del 2027. La linea dell’UDC, però, resta quella già annunciata: nessun nuovo tavolo. Il messaggio è tanto più significativo perché arriva in un momento in cui, almeno sulla carta, uno degli ostacoli più ingombranti all’alleanza — quello che era stato definito la «pietra d’inciampo» nei rapporti tra i due movimenti — è venuto meno con l’uscita di scena di Zali. Eppure, per i democentristi, questo non basta a riaprire il dossier.
Lascia Berna, Tresa e la presidenza del partito
Quanto al suo futuro immediato, Marchesi ha detto di essere pronto ad accettare il dipartimento che gli verrà attribuito, pur senza nascondere di avere delle preferenze. E ha pure confermato che, con l’approdo in Consiglio di Stato, intende lasciare la presidenza del partito, idealmente nel corso del mese di ottobre.
Marchesi ha inoltre spiegato di stare pianificando il passaggio sia a Berna sia a livello comunale: dovrebbe concludere la sessione autunnale alle Camere federali e lasciare verosimilmente entro la fine di settembre anche il ruolo di sindaco di Tresa, organizzando nel frattempo il subentro con chi gli succederà.
La giornata di Serravalle ha consegnato un messaggio politico: l’UDC si prepara a entrare in Governo, ma vuole farlo senza smussare la propria identità. E, almeno per ora, senza riaprire il capitolo dell’alleanza con la Lega.


