Tunnel

San Gottardo, «Paulina» è ripartita, corsa contro il tempo al secondo tubo

L’avanzamento meccanico principale sul versante sud per il raddoppio della galleria autostradale è ripreso il 18 maggio, dopo 11 mesi di stop – Biaggio (USTRA): «Valutiamo gli scenari per recuperare il ritardo e garantire l’apertura alla fine del 2030» – I costi extra nel budget per gli imprevisti
© CdT/Gabriele Putzu
Jenny Covelli
28.05.2026 19:58

«Il nostro obiettivo rimane la messa in servizio del secondo tubo del tunnel autostradale del San Gottardo per la fine del 2030, per poter iniziare i lavori di risanamento del primo tubo nel 2031». Parola di Guido Biaggio, vicedirettore dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nella giornata odierna è infatti stato presentato ai media lo stato dei lavori sul versante sud della galleria. Dove, dal 18 maggio, la fresa (TBM) «Paulina» è tornata in funzione, consentendo la ripresa dell’avanzamento meccanico principale. Fresa che era ferma dall’inizio dell’estate dello scorso anno.

Che cosa era successo

Era il 20 giugno 2025 quando si è verificato un «evento geologico non previsto»: la roccia si è frantumata e il materiale è crollato da sopra la testa della fresa, andando a riempirne la parte anteriore. Il materiale finito davanti alla testa di «Paulina» è quindi stato eliminato e la situazione valutata come «stabile». Ma, due giorni dopo, c’è stato un ulteriore rilascio «molto importante». «Parliamo di 4 mila tonnellate, circa 2 mila metri cubi di materiale», ha spiegato Udo Oppliger, capo progetto generale per la costruzione del secondo tubo. «Continuare avrebbe comportato rischi troppo elevati. Non si poteva garantire la sicurezza della macchina e del personale attivo sul cantiere. È stato quindi deciso di fermare l’avanzamento e di consolidare la zona». «Paulina» è stata messa in sicurezza grazie a iniezioni di cemento. Per il proseguimento dello scavo nelle difficili condizioni geologiche della Tremola, l’USTRA ha scelto una procedura complessa (messa in atto da settembre 2025 a marzo 2026): dal vicino cunicolo di accesso alla zona di disturbo sud, già scavata, è stato realizzato con l’esplosivo un nuovo cunicolo di collegamento lungo circa 250 metri, che ha raggiunto la quota del tunnel principale al metro di galleria 443. Da lì, la metà superiore della sezione della galleria – la cosiddetta calotta – è stata scavata con metodo tradizionale in controavanzamento verso la testa della fresa, raggiunta il 15 aprile. Il 18 maggio, è stata rimessa in funzione la TBM. «I lavori svolti nel frattempo, ci consentono di proseguire in sicurezza», ha aggiunto il capoprogetto Nicolas Pagani, direttore generale dei lavori per il versante Sud. Ora, la TBM sta procedendo allo scavo della parte inferiore della galleria, già preparata e assicurata con il controavanzamento. Parallelamente, a partire dal metro di galleria 443 è stata scavata con metodo tradizionale anche la calotta del tratto nord della zona Tremola, fino al metro di galleria 742. Da quel punto la TBM «Paulina» riprenderà, verosimilmente a partire da settembre 2026, lo scavo a piena sezione del secondo tubo del San Gottardo nella roccia compatta.

Costi e tempistiche

Questo cambio di strategia ha comportato costi diretti per 20 milioni di franchi e un’estensione dei tempi di lavoro di sei-otto mesi. Nonostante le difficoltà, l’USTRA conferma l’obiettivo di apertura del secondo traforo entro il 2030 e il rispetto del budget complessivo di 2,14 miliardi di franchi. «Per recuperare quei 6-8 mesi ci sono diverse possibilità – ha chiarito Biaggio –: anticipare delle lavorazioni, far proseguire a nord la fresa per alcune centinaia di metri in più, sovrapporre attività che attualmente sono previste scaglionate». Opzioni che hanno conseguenze sia finanziarie, sia temporali, «per cui sono in corso le necessarie valutazioni e penso che nel corso dell’estate dovremmo arrivare alle prime decisioni su come procedere».

Il vicedirettore dell’USTRA spiega che il credito per il raddoppio del San Gottardo prevede già delle «riserve per imprevisti» (attorno ai cento milioni di franchi), in parte utilizzate per questo intervento. «Ora, come detto, si stanno valutando tutti gli scenari, considerando i costi e le tempistiche. Ma riteniamo che ci sia uno spazio interessante per arrivare a garantire l’apertura del secondo tubo alla fine del 2030». A essere determinante non è, infatti, lo scavo delle frese (la caduta dell’ultimo diaframma era prevista per settembre 2027, e non sarà possibile), ma le centrali di ventilazione. «Sono cinque, sono sotterranee, già esistenti (dal primo tubo), ma devono essere ampliate», ha chiarito Udo Oppliger. Ognuna richiede due anni di lavoro e su alcune si sta già operando.

Il materiale contaminato

Tornando allo stato dei lavori, lo scavo della zona di disturbo sud è progredito secondo i piani: al momento è stato completato circa il 78% (mancano ancora poco meno di 100 metri alla fine). All’esterno della galleria si sta costruendo la struttura del ponte Valnit (sul bacino AET) che diventerà la nuova uscita autostradale (Airolo) per chi proviene da nord e sarà la nuova entrata per chi vuole immettersi in autostrada in direzione sud.

Anche la gestione dei materiali procede a pieno regime. Sono state trattate circa 500 mila tonnellate di materiale di scavo come inerti per la produzione di calcestruzzo, mentre il cantiere del San Gottardo ha consegnato un altro milione di tonnellate per il riempimento del lago di Uri. «Il materiale risulta di buona qualità in tutti i controlli ed è pronto per essere utilizzato», sottolinea l’USTRA. Perché questa precisazione? Durante i lavori per lo scavo della seconda galleria autostradale del San Gottardo sono state scoperte diverse tonnellate di roccia contenente arsenico (l’arsenopirite, una pietra nero-argento). Tremila tonnellate di materiale contaminato erano state scaricate nel Lago dei Quattro Cantoni e Uri aveva fermato tutto e commissionato una valutazione del rischio. La roccia proviene dalle zone di Sasso Rosso e Sorescia. «Lo studio di analisi del rischio è stato sottoposto al Canton Ticino e all’Ufficio federale dell’ambiente», ci spiega Udo Oppliger, «e il concetto è stato approvato». Il materiale con una concentrazione al di sotto della soglia massima di arsenico (fissata dalla legge in 15 milligrammi al chilo) continuerà a essere utilizzato per il progetto della rinaturazione del Lago dei Quattro Cantoni. Il resto, verrà depositato temporaneamente in depositi attrezzati e, una volta lavorato, servirà (insieme al restante materiale) per la copertura dell’autostrada ad Airolo (parco del San Gottardo), con i necessari accorgimenti e un continuo monitoraggio. «L’impatto ambientale dell’intero cantiere viene regolarmente verificato dai due Cantoni e dal supporto tecnico dell’USTRA. I risultati sono positivi».

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