Sanzionata la scuola privata aperta senza autorizzazione

Alla fine l’International School of Switzerland, con sede all’interno di un palazzo di corso Pestalozzi a Lugano, è stata condannata per contravvenzione alla Legge della Scuola (LSc) al pagamento di una multa di 8.000 franchi e alla tassa di giustizia di 500. E questo per aver operato, dal 1. settembre 2025, in assenza dell’agibilità e dell’autorizzazione ad esercitare l’insegnamento privato (vedi CdT del 16.10.2025). Il dibattimento in Pretura penale a Bellinzona avrebbe dovuto tenersi oggi pomeriggio, ma non è mai stato celebrato dalla giudice Elettra Orsetta Bernasconi Matti. E questo perché Peter Hauch, il rappresentante dell’istituto privato nonché presidente della società, ha deciso di ritirare l’opposizione al decreto d’accusa promosso dal Consiglio di Stato pochi minuti prima dell’inizio del processo.
Così facendo, l’International School of Switzerland ha di fatto accettato la proposta di pena formulata dal Governo. L’autorità cantonale, è bene precisarlo, ha promosso l’accusa in questo procedimento in veste di autorità inquirente perché il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) non possiede una delega per procedere in questo senso. L’opposizione al decreto d’accusa, inoltre, era stata formulata perché la scuola privata aveva ritenuto «sproporzionata» la multa di 8.000 franchi (il massimo della sanzione, secondo la LSc, è di 10.000 franchi, ndr) e non per aver «violato le normative sulla scuola, che non sono mai state contestate», sottolinea il legale di Peter Hauch, l’avvocato Filippo Gianoni, raggiunto dal Corriere del Ticino. «Dopo una serie di valutazioni, il mio assistito ha deciso di ritirare l’opposizione perché a breve dovrebbe arrivare l’autorizzazione definitiva ad esercitare l’insegnamento privato; si voleva quindi evitare di deteriorare i rapporti con il DECS e il Consiglio di Stato», ci spiega Gianoni. L’International School of Switzerland, lo ricordiamo, aveva ottenuto lo scorso gennaio «l’autorizzazione provvisoria» ad operare come scuola privata da parte del Consiglio di Stato. Ma perché, quindi, i quadri dell’istituto hanno deciso di aprire le porte ad allievi e docenti nonostante sapessero di essere sprovvisti della necessaria autorizzazione ad esercitare? «Hanno dovuto cambiare all’ultimo momento la sede, che originariamente doveva essere in via Canova, e pensavano di poter ottenere la licenza edilizia per il cambio di destinazione in tempi brevi, – prosegue il legale –. Il DECS, però, ha richiesto una serie di documenti supplementari che hanno dilatato le tempistiche, e per salvaguardare l’anno scolastico hanno cambiato sede e iniziato le lezioni senza autorizzazione». Insomma, per dirla con le parole di Gianoni, «è stata una corsa contro il tempo. Ma non avremmo mai contestato le violazioni». Si chiude un capitolo, quindi, per la scuola privata. Che ha concluso l’anno scolastico venerdì scorso ed «è andato tutto bene: genitori e ragazzi sono contenti».


