Scuola di Polizia: «Cerchiamo personalità capaci di agire con equilibrio, senso civico e spirito di servizio»

Sono aperte le candidature per la Scuola di polizia che prenderà il via nel marzo del 2027. Il bando di concorso è per l’assunzione di aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale, ispettori di Polizia giudiziaria e agenti per le polizie comunali di Bellinzona, Chiasso, Losone, Locarno, Lugano e Mendrisio. Le candidature vanno inoltrate entro il 29 aprile (le iscrizioni ai test fisici chiudono il 21) e c’è una novità: possono candidarsi anche i 44.enni. Ne abbiamo parlato con il tenente Christian Loss, capo Risorse della Polizia cantonale.
Il concorso è aperto anche a persone nate nel 1982. Perché questa novità?
«L’estensione del limite d’età fino ai
45 anni è, a nostro avviso, un’evoluzione positiva. Permette infatti di
valorizzare persone che portano con sé esperienze professionali e di vita già
consolidate. Questo bagaglio può arricchire sia la formazione di base sia il
lavoro operativo, favorendo anche lo scambio con i colleghi più giovani.
Inoltre, offre agli over 40 l’opportunità di intraprendere una nuova carriera nella Polizia cantonale,
mettendo a disposizione competenze acquisite in altri ambiti. Pur trattandosi
di una novità che richiede attenzione, riteniamo che questa apertura sia
stimolante e potenzialmente molto proficua. Sarà interessante valutarne gli
effetti nel medio termine».
Ma l’età non può rivelarsi un limite per il fisico e i turni?
«È una domanda
legittima, ma l’età di per sé non rappresenta un limite determinante, a
condizione che la preparazione sia adeguata. In Svizzera questa apertura è già
una realtà consolidata e non emergono elementi che giustifichino un approccio
diverso a livello cantonale. Inoltre, oggi il livello medio di forma fisica si
mantiene più a lungo, grazie a una maggiore attenzione allo stile di vita. Il
criterio decisivo resta quindi l’idoneità individuale, verificata in modo
rigoroso già in fase di selezione. Per quanto riguarda i turni, si tratta di
una caratteristica intrinseca della professione. Chi sceglie questa carriera ne
è consapevole fin dall’inizio, soprattutto nei primi anni. Con il tempo,
tuttavia, la carriera offre diverse possibilità di sviluppo e specializzazione,
che possono portare anche a modalità di impiego differenti».

La decisione di «allargare lo spettro dei candidati» è data dalla difficoltà a reclutare personale?
«Negli ultimi anni si è registrato un
calo delle candidature soprattutto a livello svizzero e in maniera minore in
Ticino. Tuttavia, nel nostro cantone non si rilevano particolari difficoltà
strutturali nel reclutamento né problemi legati direttamente al budget o al
mercato del lavoro. Fino a oggi i posti disponibili sono sempre stati coperti. Alcuni
fattori di contesto possono però influenzare le scelte professionali. Tra
questi, la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata e la crescente
preferenza per impieghi a tempo parziale. Va inoltre considerato che oggi il
mercato del lavoro offre molte più opportunità rispetto al passato, ampliando
le alternative per i giovani. Resta comunque importante il sostegno politico al
ricambio generazionale, garantendo al contempo un equilibrio finanziario
sostenibile».
Qual è il profilo ideale del candidato che la Polizia cantonale sta cercando?
«Il profilo ideale del candidato attualmente è quello di una persona equilibrata, motivata e consapevole della scelta professionale che intende intraprendere. Cerchiamo persone con una buona preparazione fisica e stabilità psichica, ma soprattutto con solide competenze personali e relazionali, fondamentali per operare quotidianamente a contatto con la popolazione. Sono particolarmente apprezzate qualità come senso di responsabilità, capacità di lavorare in team, autocontrollo e attitudine alla gestione di situazioni complesse e talvolta stressanti. A questo si aggiungono integrità, affidabilità e una buona reputazione, elementi imprescindibili per svolgere una funzione pubblica così delicata. Un valore aggiunto può anche essere rappresentato da esperienze professionali o di vita diversificate, così come dalla capacità di adattarsi a contesti in evoluzione. In sintesi, non cerchiamo solo persone preparate dal punto di vista tecnico, ma personalità capaci di agire con equilibrio, senso civico e spirito di servizio».
Negli scorsi mesi la professione dell’agente è stata al centro di alcune discussioni. Come tenere conto dei risultati emersi dalle indagini interne e dal discusso sondaggio svolto tra gli agenti?
«Gli spunti di
miglioramento e ottimizzazione vengono presi seriamente in considerazione. Tra
questi rientra anche il progetto “FisicaMente”, insieme ad altre analisi svolte
negli ultimi anni, ad esempio sulle motivazioni che spingono i giovani a
candidarsi o, al contrario, alcuni agenti a lasciare il Corpo. Il benessere
psico-fisico del personale è oggi pienamente integrato nelle riflessioni
strategiche. Negli ultimi anni sono già state introdotte diverse misure
concrete quali miglioramenti nell’organizzazione dei turni e nel rafforzamento
del supporto ai quadri. Parallelamente, è in corso un dialogo continuo con le
associazioni del personale su temi centrali come effettivi, condizioni di
lavoro, conciliazione vita-lavoro e retribuzione. Questo confronto prosegue con
l’obiettivo di individuare ulteriori miglioramenti sostenibili, nel rispetto
dei vincoli finanziari e normativi. L’attenzione resta focalizzata soprattutto
sulla qualità della conduzione e sull’equilibrio tra vita privata e
professionale».
Il bando di concorso non sarà solo per il reclutamento di gendarmi ma anche per ispettori di polizia giudiziaria. Quali sono le differenze?
«La Polizia
cantonale opera in modo unitario, pur articolandosi in diverse aree, servizi e
specializzazioni, un elemento che rappresenta un valore aggiunto anche in
termini di sviluppo e diversificazione della carriera. Le principali differenze
riguardano l’attività operativa: la Gendarmeria garantisce una presenza
continua sul territorio, con interventi d’urgenza, pattugliamenti e attività di
prevenzione e repressione; la Polizia giudiziaria si concentra invece sulle
indagini, collaborando con autorità cantonali, federali e internazionali. Dal
punto di vista formativo, il percorso iniziale è in larga parte comune: un anno
di scuola e uno di pratica in Gendarmeria per tutti. Gli aspiranti ispettori e
ispettrici svolgono poi un ulteriore terzo anno di pratica nella Polizia
giudiziaria. La scelta della funzione avviene già in fase di candidatura,
indicando nel formulario la propria priorità di scelta. Una volta assunti, il
percorso formativo è vincolato alla funzione scelta, mentre eventuali sviluppi
di carriera sono possibili successivamente tramite concorsi e formazioni
interne».
Come si diventa, quindi, ispettori della Polizia ticinese?
«A titolo di informazione aggiuntiva, l’accesso alla Gendarmeria come
aspirante gendarme, avviene mediante questo concorso. Il medesimo bando, negli
anni in cui è previsto, consente altresì l’accesso in Polizia giudiziaria di
aspiranti ispettori e ispettrici dall’esterno. Parallelamente, per
diventare ispettore o ispettrice della Polizia giudiziaria esiste anche un
percorso interno, riservato agli agenti con esperienza operativa che possono
candidarsi alla formazione specialistica interna. I requisiti, per
chi accede dall'esterno, differiscono principalmente per il livello di
formazione: per la funzione di aspirante gendarme è richiesto un attestato
federale di capacità (AFC) triennale mentre per la funzione di aspirante
ispettore o ispettrice è necessario essere in possesso di un titolo di grado
terziario universitario (bachelor o master) oppure di un diploma di una Scuola
specializzata superiore (SSS). Questa complementarietà rappresenta un punto di
forza per il Corpo».
La Scuola di Polizia, quest'anno, sarebbe potuta saltare a causa delle misure di risparmio. Così non è stato ma sarà a ranghi ridotti...
«La Scuola di Polizia 2026 è rimasta
in discussione fino alle fasi finali, soprattutto per motivi finanziari. Il
Consiglio di Stato ha comunque confermato il suo sostegno, permettendone lo
svolgimento, seppur a ranghi ridotti. È stata inoltre trovata un’intesa con gli
enti locali per la ripartizione dei costi nel biennio 2026–2027, mentre sono in
corso valutazioni per una soluzione sostenibile a lungo termine. La continuità
della Scuola è fondamentale per garantire il ricambio generazionale, evitare
carenze strutturali di personale e limitare la concorrenza tra i diversi corpi
di polizia. Ogni anno si registrano circa 30 uscite (pensionamenti, mobilità
interna, dimissioni) e l’ingresso regolare di nuove leve permette di
compensarle almeno in parte. Le dimissioni, inoltre, raramente significano un abbandono
della professione: nella maggior parte dei casi si tratta di scelte personali
legate a nuove esigenze di vita».

