Sul Piano energetico e climatico la vera partita è ancora da giocare

Occorrerà attendere il dibattito di domani pomeriggio per capire come il Piano energetico e climatico cantonale (PECC) sarà «plasmato» dal Gran Consiglio. Sì, perché le tre abbondanti ore di discussione avvenute oggi in aula sul tanto atteso documento (in gestazione da diversi anni) non sono bastate per arrivare al dunque. Al nocciolo della questione. Anzi, politicamente parlando, la partita vera si giocherà proprio nella seconda parte del dibattito. Quella di domani, appunto, quando verranno discussi gli emendamenti alla Legge cantonale sull’energia. Che, in soldoni, è la parte più «scottante» di tutto il pacchetto al voto in Gran Consiglio. E questo perché – al di là degli indirizzi, della strategia di lungo termine, degli obiettivi e degli auspici che sono sostanzialmente condivisi da una larghissima parte del plenum – quella relativa alla Legge sull’energia è la parte in cui sono contenuti pure gli obblighi e i divieti voluti per raggiungere quegli obiettivi. Su tutti, a far discutere (e a essere indigesti) sono due punti in particolare.
Il primo riguarda il fotovoltaico. E in particolare l’obbligo di dotarsi di un impianto solare per produrre una parte di energia elettrica per tutti gli edifici esistenti soggetti a rifacimento o risanamento sostanziale della copertura. Obbligo che verrebbe inoltre introdotto (dal 2045) pure per tutti gli edifici esistenti con una superficie determinante a partire da 300 metri quadrati.
Il secondo riguarda invece i sistemi di riscaldamento. E in particolare l’obbligo per tutti gli edifici abitativi esistenti soggetti a sostituzione della centrale primaria di produzione di energia termica di garantire che il fabbisogno di calore sia coperto unicamente da energie rinnovabili.
Come detto, però, questi punti «sensibili» saranno ancora oggetto di emendamenti che saranno discussi solo domani pomeriggio. Il PLR, ad esempio, con emendamenti presentati dal deputato Gabriele Ponti proporrà di eliminare sia l’obbligo del fotovoltaico per tutti gli edifici che ristrutturano la copertura sia per gli edifici con una superficie superiore a 300m2. E proporrà, infine, anche di smussare l’obbligo riguardante i riscaldamenti. Insomma, la partita (perlomeno quella sui punti più «scottanti») è ancora tutta da scrivere.
Tutti concordi sullo strumento
Detto dei nodi ancora da sciogliere, il plenum oggi ha comunque sin da subito fatto capire che, come detto, sul principio di dotarsi di un piano energetico e climatico al passo con i tempi sono in larga parte tutti concordi. L’aula ha infatti subito bocciato (con 53 voti a 25) la richiesta dell’UDC di rinviare il dossier in Commissione. Di riflesso, il rapporto di maggioranza della Commissione ambiente, territorio ed energia (relatore il verde liberale Massimo Mobiglia) al termine della prima parte di dibattito ha incassato 55 voti favorevoli e 26 contrari, questi ultimi tra le fila di UDC, Lega, Avanti con T&L, i due indipendenti (ex HelvEthica) e alcuni liberali radicali.
Detto ciò, in molti hanno ricordato che lo stesso rapporto scaturito dalla Commissione è già di per sé un compromesso trovato tra le parti. Compromesso che, rispetto a quanto inizialmente proposto dal Governo, ha già smussato alcuni degli obblighi inizialmente previsti.
A difesa di questo compromesso è evidentemente intervenuto il relatore. «È il risultato di un vero lavoro parlamentare», ha affermato Mobiglia durante la discussione, per poi aggiungere: «Il PECC è un documento strategico con cui il Cantone definisce la propria politica per i prossimi decenni, non è una somma di obblighi. È uno strumento d’orientamento», la cui sfida «è trovare un equilibrio tra obiettivi climatici, sicurezza dell’approvvigionamento, sostenibilità economica e sviluppo del nostro tessuto produttivo». Equilibrio che, appunto, per il relatore è stato cercato e trovato con il lavoro della Commissione. Ed è scaturito nel già citato compromesso.
Una pioggia di critiche è invece giunta dal capogruppo democentrista Alain Bühler, relatore del rapporto di minoranza che proponeva, al contrario, di bocciare il progetto. Critiche che lo stesso Bühler ha riassunto tramite l’articolo 89 della Costituzione federale, quello dedicato alla politica energetica, secondo cui l’approvvigionamento energetico deve essere «sufficiente, diversificato, sicuro, economico ed ecologico». E non, ha aggiunto il democentrista, «solo ecologico». Per l’UDC, infatti, sono troppi gli interrogativi ancora aperti sul PECC. Uno su tutti: i costi, per i cittadini e per le imprese.
Per i liberali radicali, invece, Ponti ha sì definito il PECC «uno strumento importante», ma al contempo, anticipando la discussione sugli emendamenti, ha parlato della necessità di «permettere ai cittadini e alle imprese di partecipare alla transizione energetica senza esserne penalizzati». Criticando, dunque, l’introduzione di obblighi generalizzati. «Con gli emendamenti – ha chiosato – non si vuole frenare il PECC, ma renderlo più realistico e concretamente applicabile».
Dal canto suo, il deputato del Centro Gianluca Padlina ha parlato di un documento, il PECC, che rappresenta «una bussola che dovremo maneggiare con pragmatismo, monitorandone costantemente i risultati». Al contempo ha pure messo l’accento sulla necessità di una transizione che «deve essere proporzionata, sostenibile dal profilo economico e capace di adattarsi». Come dire:occorre anche prudenza.
Il PS, con la deputata Simona Buri, ha invece difeso le modifiche alla Legge sull’energia, poiché introducono «tempi certi e obblighi chiari», ossia segnali «che permettono ai proprietari e alle aziende di pianificare» il cambiamento. Anche perché, ha fatto notare, «l’alternativa è lasciare che il cambiamento avvenga da solo», ma con il rischio che i costi siano poi più elevati.
«Questo non è il nostro PECC», ha invece affermato il capogruppo dei Verdi, Matteo Buzzi, invitando il plenum a fare una scelta a favore delle future generazioni. Gli ecologisti, infatti, sostengono sì il Piano, ma avrebbero preferito la versione originale del Governo, o più in generale un documento molto più incisivo.
A nome del Consiglio di Stato, Raffaele De Rosa ha invece parlato di un Piano «di fondamentale importanza» per il futuro del nostro cantone. «Procrastinare non è un’opzione», ha affermato, per poi lodare lo sforzo compiuto dalla Commissione per trovare un compromesso che, seppur abbia smussato il progetto originale, è comunque ritenuto condivisibile dal Governo.


