Ticino

Sul preventivo una responsabilità da trovare

Cominciata la lunga partita sui conti dello Stato – In aula carte coperte e qualche frecciatina tra i tre schieramenti politici - Il PS detta le condizioni a PLR e Centro per l’astensione: no al taglio dei sussidi RIPAM e alla misura sui dipendenti pubblici
©Chiara Zocchetti

tre fronti schierati sul Preventivo 2026 hanno cominciato la loro partita. Tatticheggiando, coprendo le carte, senza affondare (troppo) il colpo e cercando di guardarsi le spalle. La vera partita sui conti del Cantone, infatti, comincerà e terminerà fra oggi e domani con il voto «d’entrata in materia» sui rapporti e poi con quello sui singoli emendamenti. Ieri, come detto, le coppie PLR-Centro, Lega-UDC e PS-Verdi hanno sostanzialmente ribadito le loro posizioni sfociate nei tre rapporti sul preventivo. L’unica novità emersa è che il centro politico ha qualche alleato in più: i deputati di Avanti con Ticino&Lavoro e dei Verdi liberali hanno fatto sapere di sostenere il rapporto di maggioranza di PLR e Centro. I numeri, tuttavia, non ci sono ancora. E allora – come prevedibile – bisognerà attendere la mossa dell’area rossoverde (o quella, meno probabile, della Lega).

Le regole del gioco

Per passare, come minimo, il rapporto di maggioranza avrà infatti bisogno anche dell’astensione di un altro partito «di peso». E il PS, dopo averlo annunciato in conferenza stampa la scorsa settimana, in aula ha messo nero su bianco le sue condizioni: il co-presidente Fabrizio Sirica, dopo aver criticato fortemente la politica fiscale ed economica della maggioranza, ha chiarito che i socialisti potrebbero «fare un’astensione di responsabilità, ma a condizione che non ci siano ulteriori peggioramenti». No secco, dunque, al taglio dei sussidi RIPAM e all’emendamento proposto dai liberali radicali sui dipendenti pubblici. «Siamo pronti a fare la nostra parte ma a condizioni molto precise», ha sottolineato. «La responsabilità non è uno slogan. Ora tocca a PLR e Centro dimostrare di essere pronti a fare la loro parte».

In aula, è toccato al relatore di maggioranza Matteo Quadranti (PLR) rompere il ghiaccio. E anche lui ha parlato di «responsabilità». «Questo rapporto – ha detto – nasce dal senso di responsabilità vista la situazione in cui ci troviamo» dopo il voto sulle iniziative sui premi di cassa malati. Ma questa responsabilità, ha aggiunto, «non è una lettera in bianco». Insomma, il messaggio del Governo deve essere corretto e bisognerà seguire i paletti contenuti nel rapporto. Per Quadranti, in sostanza, bocciare il preventivo non è la soluzione perché c’è il rischio di mandare lo Stato in gestione provvisoria. L’altro relatore Maurizio Agustoni (Centro), ha sollevato il tema della «sempre maggiore difficoltà nel trovare una sintesi tra le diverse visioni politiche». Lo sforzo di sintesi del Governo sul Preventivo 2026, «è stato sconfessato dalle forze politiche che rappresentano il 60% dei suoi membri (ndr. Lega e PS)». E la bocciatura più severa «arriva dai partiti che rappresentano la maggioranza relativa in Consiglio di Stato. È la seconda volta in poco meno di un anno che l’incapacità governativa o parlamentare rischia di degradare la capacità finanziaria del Cantone». Agustoni ha quindi criticato anche la sua stessa area, «che non ha saputo presentare dei controprogetti credibili alle iniziative popolari dello scorso settembre». Iniziative che peseranno, e che implicheranno misure strutturali sui conti dello Stato. «Bisognerà toccare la spesa sociale, quella di funzionamento dello Stato e, lo dico a malincuore, probabilmente rassegnarci a toccare anche le entrate, anche se come estrema ratio». Se così non fosse, il rischio è di trovarci confrontati con misure estreme «inevitabilmente destinate a essere smentite dal voto popolare». Serve, in futuro, «molta più disponibilità a trovare un punto d’incontro».

La via d’uscita

Per il PS, autore assieme ai Verdi di uno dei due rapporti di minoranza, a prendere la parola è stato il capogruppo Ivo Durisch. Il quale, «supportato» dalle vignette di Altan proiettate in aula, si è scagliato contro gli sgravi fiscali concessi negli anni, «che non hanno portato ricchezza bensì aumentato le disuguaglianze». Nel concreto, Durisch ha ribadito che «il 28 settembre il popolo ha votato per rafforzare gli aiuti per il pagamento dei premi. E la maggioranza cosa fa? Rinvia, ritarda, riduce. La scusa è il freno al disavanzo, in realtà è una scelta politica. I diritti popolari non sono un’opzione».

A presentare l’ultimo rapporto, e dunque la posizione di Lega-UDC, è stato Michele Guerra. Il deputato leghista ha portato l’esempio del 2016, quando il Parlamento decise di risanare agendo prioritariamente sulla spesa. «Funzionò». Anche oggi, ha osservato, «esiste la via d’uscita, ma servono coraggio e chiarezza». Guerra ha quindi indicato le priorità della destra: pareggio di bilancio subito, freno alla spesa e nessun aumento di tasse o imposte. Per Roberta Soldati (UDC) queste proposte possono sembrare dure e inflessibili, «ma pongono un obiettivo preciso: il pareggio di bilancio, cosa che avrebbe dovuto fare il Governo». Inoltre, «approvare il rapporto di maggioranza significa alimentare il circolo vizioso delle misure puntuali senza giungere all’obiettivo. E ciò non è sinonimo di responsabilità politica».

Tra i partiti che non fanno gruppo, poi, critiche al Governo sono giunte dal PC e dall’MpS, così come da Più Donne. Tutti, riassumendo, hanno affermato che la priorità va data ai bisogni dei cittadini e non ai conti in ordine. A sostegno della maggioranza, come detto all’inizio, si sono schierati Avanti con T&L e PLV. In parte «turandosi il naso», entrambi i partiti hanno indicato il rapporto di PLR e Centro come la via più responsabile.

L'appello del Governo

A parlare di «responsabilità», ovviamente, non sono stati solo alcuni dei partiti di Governo. Lo stesso Esecutivo in aula ha messo l’accento più volte sull’importanza di approvare il documento per dare stabilità alle istituzioni. Il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, ha parlato di un documento dal «valore particolarmente strategico per il Cantone». Non solo per «garantire stabilità finanziaria» e «assicurare servizi pubblici efficaci e di qualità». No, si tratta di un documento «essenziale» anche per «consentire l’attuazione della volontà popolare» espressa dai cittadini lo scorso 28 settembre sulle iniziative sulle casse malati. Come dire: approvare il preventivo significa dare le basi al Cantone per attuare le iniziative in futuro. E senza un preventivo, la situazione potrebbe solo peggiorare. In questo senso Gobbi ha ribadito che «la logica del duello alla messicana non giova a nessuno» e che, al contrario, il Cantone ha «bisogno di dialogo e impegno comune».

Un appello alla responsabilità è poi giunto anche dal direttore del DFE, Christian Vitta: «Con pragmatismo – ha affermato –, vi è la possibilità di trovare convergenze per dare al nostro cantone un preventivo, evitando la ‘gestione provvisoria’, con tutte le conseguenze che ne derivano. E poter poi così concentrare le forze sull’applicazione delle iniziative». Detto altrimenti: è richiesto «uno sforzo congiunto per dare stabilità all’attività delle istituzioni» e «trovare un’unità intenti, lasciando da parte le visioni politiche». Anche perché, ha chiosato, «siamo tutti sulla stessa nave» e «se non collaboriamo, perdiamo tutti».

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