Viganello

Sulla Giustizia all’ex PTT: ancora tanti nodi da sciogliere

Il «ministro» Claudio Zali vorrebbe acquistare immobili e terreno per 15,7 milioni di franchi, mentre per la Città ne servono molti di più – Il sindaco di Lugano, Michele Foletti: «Faremo le nostre valutazioni e chiederemo un incontro con il Cantone» - Si prospetta una perizia per il comparto
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
Andrea Bertagni
Nico NonellaeAndrea Bertagni
27.01.2026 06:00

La Giustizia (sempre) a Lugano? Per la Città e il Cantone, sì. Ma c’è un ma. Come riferito nell’edizione di venerdì, il responsabile politico del terzo potere dello Stato, il ministro Claudio Zali, ha recentemente scritto al Municipio di Lugano confermando l’interesse per il comparto ex PTT di Viganello. Un terreno dove gli edifici presenti saranno verosimilmente abbattuti e ricostruiti e si dovrebbe insediare uno dei quattro blocchi su cui si basa la riorganizzazione della Giustizia ticinese annunciata nel 2024 dopo la bocciatura popolare dell’acquisto dello stabile EFG di viale Franscini. Tutti contenti? Non esattamente. Il Municipio, ne ha riferito sabato la Regione ritiene troppo bassa l'offerta del Cantone per l’acquisto del sedime: Palazzo delle Orsoline ha messo sul tavolo 15,7 milioni di franchi: troppo pochi per la Città, che lo valuta una cinquantina di milioni.

Come già ribadito dal sindaco Michele Foletti su queste colonne a fine dicembre, quando Zali aveva informalmente confermato l’interesse per una soluzione luganese, la Città è più che disposta a discuterne. D’altronde, il Municipio non ha mai nascosto l’intenzione di mantenere la Giustizia in città, tanto da mettere sul piatto la torre Est del PSE a Cornaredo e, attraverso la sua partecipata Lugano Next SA, una soluzione in via Peri. Entrambe erano state respinte al mittente dal Cantone. Al pari di quella di Migros Ticino, che aveva offerto degli spazi proprio in via Pretorio, in faccia a Palazzo di Giustizia. Edificio già sotto i ferri e destinato a essere restaurato. Per quanto riguarda l’opzione di Viganello, «faremo le nostre valutazioni, sia economiche che di opportunità», dice Foletti al Corriere del Ticino. Già, perchè al di là della mera questione finanziaria, la Città vuole valutare anche se il terreno scelto è adeguato per la Giustizia e capire quale dei quattro blocchi su cui si basa la riorganizzazione del Terzo potere dello Stato vi si insedierà. «Chiederemo un incontro con il Cantone», prosegue Foletti. Per quanto concerne invece l’aspetto finanziario, in passato la Città aveva commissionato una perizia , così come era stato fatto per le altre proprietà comunali. Visto che sul tavolo c’è un’offerta che non soddisfa ed è verosimile che si dovrà cercare un accordo, con ogni probabilità il Municipio ne farà fare una seconda, più attuale. In ogni caso, i tempi tecnici per la Giustizia a Viganello si prospettano lunghi: oltre al messaggio con cui il Consiglio di Stato chiederà al Parlamento un credito per l’acquisto del terreno, anche il Municipio dovrà incassare l’ok del Consiglio Comunale alla vendita. La discussione diventerà anche politica: l’ex PTT, lo ricordiamo, era oggetto di una mozione approvata nel 2019 che chiedeva di crearvi un quartiere residenziale (vedi sotto).

Premesso che la Città di Lugano deve ancora discuterne con il Cantone, l’intenzione di Zali, ribadita lo scorso dicembre in Parlamento durante la discussione sui conti cantonali, è di presentare in Governo un messaggio per l’acquisto di due fondi, e questo già in primavera. Uno è appunto il terreno ex PTT, l’altro sarebbe un sedime di Bioggio. Questo ci riporta al «chi va dove?». Da più di cent’anni, la Giustizia ha sempre avuto casa in riva al Ceresio: alla fine nel 1894 la proposta del Consiglio di Stato di fissare nella Costituzione che la sede del Tribunale d’Appello fosse a Lugano venne approvata in votazione popolare. La dicitura è caduta nella revisione della Costituzione del 1997, ma non perché si sia cambiato idea: «La sede di Lugano, acquisita da quasi un secolo, è incontestata - venne argomentato a fine secolo. - La costruzione del Palazzo di giustizia è recente testimonianza della volontà del Cantone di confermare la sede della massima istanza giudiziaria cantonale a Lugano, e in modo dignitoso». In pratica, era stato ritenuto superfluo mantenere nel documento qualcosa di ovvio. La Costituzione attualmente in vigore si limita quindi ad affermare, nell’articolo 80, che è «la legge (la LOG, Legge sull’organizzazione giudiziaria, ndr) a stabilire l’organizzazione giudiziaria». Se da un lato la LOG non dice espressamente che la sede del Tribunale d’appello è a Lugano, dall’altro indica che il Ministero pubblico, l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e il Consiglio della magistratura hanno sede in città. Per spostarli, servirà quindi una modifica di legge.

Un’area destinata ad accogliere alloggi a pigione moderata

Non è solo una questione di soldi, di dare e avere. Anche se il lato finanziario (soprattutto in tempi come quelli di oggi di ristrettezze) ha certamente la sua importanza. Non è solo una questione di soldi, perché la politica luganese per il sedime ex PTT di Viganello aveva già fatto la sua scelta: destinare la maggior parte di quell’area a spazi abitativi intergenerazionali e ad alloggi per famiglie con difficoltà di accesso al mercato immobiliare. A esprimersi così era stato nel 2019 il Consiglio comunale di Lugano che aveva approvato una mozione dal titolo inequivocabile: «DSU al Piano della Stampa, un quartiere sostenibile a Viganello». Niente giustizia, dunque. Ma «un indirizzo da seguire vista anche la penuria di alloggi a pigione moderata in Città», annota oggi Giovanni Albertini, consigliere comunale di Avanti con Ticino e Lavoro e uno dei mozionanti (all’epoca militava nell’allora PPD).
Un indirizzo che il Municipio di allora aveva fatto suo e aveva anche seguito, come conferma l’ex municipale ed ex capo del Dicastero immobili, Cristina Zanini Barzaghi. «Come Esecutivo abbiamo avviato degli studi per valutare come inserire nel sedime ex PTT di Viganello contenuti abitativi per anziani, giovani famiglie con figli, famiglie con persone bisognose a carico e giovani coppie, ma anche spazi di aggregazione per il quartiere». Questi studi, che andavano incontro alla volontà del Consiglio comunale, ma anche degli abitanti del quartiere e delle loro rappresentanze, aggiunge Zanini Barzaghi, «non contemplavano l’abbattimento degli edifici progettati dall’architetto Rino Tami nel sedime ex PTT, ma puntavano su un loro risanamento così da non doverli radere al suolo e perdere così una testimonianza architettonica storica e di pregio».
Più possibilista si dice invece oggi un’altra consigliera comunale, che aveva sottoscritto la mozione, Sara Beretta-Piccoli (PLR-PVL, all’epoca anche lei nel PPD). «La proposta avanzata dal consigliere di Stato Claudio Zali merita di essere valutata con attenzione, perché tocca un comparto urbano per il quale negli anni scorsi erano state espresse indicazioni politiche e aspettative precise», spiega. Quella individuata nel 2019 era «una scelta motivata da esigenze sociali reali e da una visione di sviluppo del quartiere, allora condivisa». Detto ciò, «non credo che una pianificazione urbana debba essere considerata immutabile per principio - aggiunge -. I bisogni cambiano, così come i contesti istituzionali, e anche un’ipotesi alternativa, come l’insediamento di una sede della Giustizia cantonale, può essere discussa senza preclusioni ideologiche, se fondata su argomentazioni solide e su un chiaro valore aggiunto per la Città e per il quartiere».
Albertini non è invece dello stesso avviso. Al di là del fatto che «la cifra proposta per acquistare il sedime è irrisoria - sottolinea - un quartiere intergenerazionale risulterebbe molto interessante per promuovere aggregazione e abbattere barriere architettoniche dando a chiunque, anche a chi ha difficoltà motorie importanti, la possibilità di vivere in un ambiente protetto con servizi annessi».


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