Svizzera-Italia

Tassa sulla salute, la mozione: «La Lombardia chieda l'abrogazione»

I consiglieri regionali del PD Angelo Orsenigo e Samuele Astuti chiedono di verificare la legittimità del contributo e a sollecitare una linea comune tra le Regioni interessate dal frontalierato per garantire stabilità al territorio
© CdT/Chiara Zocchetti
Red. Online
09.04.2026 14:30

«L’audizione in Commissione Lombardia Svizzera è saltata, ma noi andiamo avanti lo stesso e martedì, in consiglio regionale, si discuterà la nostra mozione sulla tassa salute». Lo annunciano Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, consiglieri regionali del PD, componenti della Commissione speciale che regola i rapporti tra la Regione e il Ticino.

«Chiediamo senza tanti giri di parole alcuni precisi impegni: la Giunta deve sollecitare il Governo al rispetto di quanto previsto dall'accordo italo-svizzero del 2020; deve richiedere l’abrogazione delle norme che prevedono l’introduzione della tassa sulla salute; non deve dare corso alla normativa nazionale, sia primaria che secondaria; deve sollecitare un confronto tra Italia e Svizzera per la continuità e la stabilità, nei termini previsti dall'accordo fiscale del 2020, del pagamento dei ristorni per tutto il periodo transitorio indicato dallo stesso accordo», aggiungono.

Che cosa sta succedendo

Insomma, le polemiche intorno alla tassa della salute non si placano. Il contributo per le spese mediche previsto per i vecchi frontalieri, introdotto dalla Legge di bilancio 2024 ma, di fatto, non ancora applicato, continua a dividere. A inizio marzo Giacomo Zamperini, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e presidente della commissione regionale Italia-Svizzera, aveva dichiarato che la «Regione Lombardia non applicherà la tassa della salute se non la applicheranno tutte le altre regioni» (il Piemonte non intende introdurre il contributo).

Nei giorni scorsi, l’Unione frontalieri italiani in Svizzera (UFIS) ha divulgato le risposte ricevute da parte delle autorità dei due Stati. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) – ha fatto sapere l'UFIS – ha ribadito che l’Accordo bilaterale tra Svizzera e Italia sui frontalieri rappresenta un trattato internazionale che, in quanto tale, «prevale sulle normative interne dei singoli Stati. Lo stesso Accordo è finalizzato, per sua natura, anche ad evitare fenomeni di doppia imposizione e prevede specifici meccanismi di concertazione tra le autorità dei due Paesi per risolvere eventuali criticità interpretative e applicative». Berna ha inoltre confermato nel suo scritto di seguire «con attenzione» l’evolversi della situazione, anche attraverso apposite commissioni e canali istituzionali già attivi. «Ben diversa», secondo il parere dell’Unione Frontalieri, la posizione espressa dal presidente della Regione Attilio Fontana«La Lombardia non può sottrarsi all’applicazione della tassa sulla salute». Allo stesso tempo, la stessa Regione Lombardia «ammette di essere ancora impegnata nella definizione delle modalità di attuazione della misura, dichiarando quindi, nei fatti, di non avere ancora chiarezza su come applicarla concretamente».

«È una tassa a tutti gli effetti»

Ma torniamo ai consiglieri regionali Orsenigo e Astuti. La loro mozione «ribadisce che l’Accordo stabilisce che i vecchi frontalieri sono assoggettati a imposizione fiscale solo nello Stato dove esercitano l’attività lavorativa, cioè in Svizzera. Pertanto, l’introduzione da parte del Governo italiano di un’imposta ulteriore sul reddito di questi lavoratori costituisce una violazione diretta e sostanziale di questo passaggio dell’accordo. E non c’è dubbio che sia un’imposta perché verrebbe prelevata dallo Stato italiano su tutti i vecchi frontalieri, calcolata sul reddito da lavoro frontaliero già tassato alla fonte in Svizzera, non sarebbe parametrata a servizi individuali realmente forniti, ma avrebbe carattere generale, tipico dell’imposizione tributaria».

Si rischia il blocco dei ristorni

Oltre a «questo primo fondamentale aspetto», precisano Orsenigo e Astuti, «si aggiunge il serio rischio che Ticino e Svizzera possano decurtare l’importo dei ristorni da versare all’Italia in misura equivalente all’imposta sanitaria prelevata illegittimamente ai frontalieri. Un intervento potenzialmente legittimo e motivabile sulla base del diritto internazionale. Ma la sospensione del versamento all’Italia, parziale o totale, con la decurtazione dei ristorni, comprometterebbe la tenuta dei bilanci dei Comuni di frontiera, mettendo gravemente a rischio l'erogazione di servizi essenziali per le comunità locali».

A tal proposito, la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) ha già chiarito che la tassa sulla salute non violerebbe l’accordo fiscale firmato tra Svizzera e Italia. E, dopo l'incontro con la consigliera federale Karin Keller-Sutter, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ribadito «c’è il rischio che il Ticino sia ancora una volta l’agnello sacrificale. Berna non vuole avere problemi con Roma e finisce per assecondare l’Italia anche su un provvedimento che, a nostro avviso, ha tutte le caratteristiche di un’imposta, e che come tale viola un’intesa sottoscritta tra i due Paesi».

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