Luganese

Tra Bioggio e la Giustizia potrebbe esserci l’aeroporto

Il progetto per insediare il Ministero pubblico e la Polizia cantonale a Bioggio dovrà passare con ogni probabilità (anche) da Berna: il terreno scelto si trova infatti all’interno della zona di sicurezza dello scalo – Ciò significa che si può costruire, ma ci sono dei limiti di altezza
© CdT/Chiara Zocchetti

Il progetto per insediare il Ministero pubblico e la Polizia cantonale a Bioggio dovrà passare con ogni probabilità (anche) da Berna. Come noto, negli scorsi mesi il responsabile politico della Giustizia, il consigliere di Stato Claudio Zali, ha fatto pervenire al Comune di Bioggio un’offerta per l’acquisto di un terreno di circa 16.000 metri quadrati nel comparto di Cavezzolo, dove in futuro sorgerà il nuovo snodo centrale della Rete tram-treno. Il Comune malcantonese si era detto di principio disponibile alla vendita e, al contrario di quanto accaduto per la tramontata ipotesi ex PTT di Viganello (terreno che avrebbe dovuto ospitare provvisoriamente i giudici penali e civili durante i lavori a Palazzo di Giustizia), la fumata bianca è decisamente più probabile. Sempre che il Consiglio comunale di Bioggio e il Gran Consiglio daranno luce verde all’operazione.

Ma c’è un ma. Una questione che sta impegnando i tecnici del Dipartimento del territorio e che potrebbe, ma il condizionale resta d’obbligo, complicare un po’ le cose. Il terreno scelto si trova infatti a poche centinaia di metri di distanza dalla pista dell’aeroporto di Lugano. Ma soprattutto è all’interno della zona di sicurezza dello scalo. Ciò significa, in estrema sintesi, che non è esclusa la possibilità di edificare ma è vincolata in altezza.

Come spiegato al Corriere del Ticino dall’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC), «le aree nei pressi degli aerodromi sono in effetti regolamentate tramite un piano delle zone di sicurezza allo scopo di garantire che le traiettorie di volo siano tenute libere da ostacoli. Il piano delle zone di sicurezza è vincolante per i proprietari fondiari e deve essere rispettato nell’ambito del rilascio delle licenze edilizie e in caso di nuove piantumazioni. Per ostacoli che violano il piano delle zone di sicurezza è necessaria un’approvazione dell’UFAC, che adotta una politica restrittiva in merito».

Per ora «l’UFAC non ha ricevuto alcuna richiesta relativa a questo tema», ossia all’edificazione a Cavezzolo, ma è lecito pensare che, se si deciderà di proseguire su questa via, degli accertamenti si dovranno concentrare su un aspetto chiave: considerato che in altezza non si può edificare più di quel tanto, il terreno con i suoi vincoli è sufficiente per le esigenze del Cantone e, soprattutto, della Giustizia?

Quanto spazio serve?

Ricordiamo che il sedime in questione dovrà ospitare 24 procuratori pubblici (ognuno dei quali con un segretario giudiziario e un addetto alla segreteria) e 4 sostituti procuratori con i relativi uffici e le sale per gli interrogatori oltre alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria della Cantonale. Quando ancora il Piano A per il futuro della logistica della Giustizia era l’acquisto dello stabile EFG, nel gennaio 2024, il Cantone aveva quantificato in 5.500 metri quadrati lo spazio totale: 2.000 per il Ministero pubblico, 950 per la Gendarmeria e, infine, 2.500 per la Polizia giudiziaria. Questo al netto di riserve e archivi che non erano stati considerati. Nel frattempo, va però segnalato, il Ministero pubblico ha beneficiato di due procuratori pubblici aggiuntivi nel marzo del 2024, di un pp straordinario eletto negli scorsi mesi insieme a quattro sostituti procuratori pubblici.

Addetti ai lavori preoccupati

La logistica del Terzo potere dello Stato è un tasto dolente ormai da anni. Non è un mistero che il Palazzo di Giustizia in via Pretorio non è più nel fiore degli anni (Zali vorrebbe demolirlo in favore due nuove edificazioni, ndr) e necessita di un corposo restyling. Nel suo rapporto 2025, il Consiglio della Magistratura aveva rimarcato che «appare ormai evidente che i tempi per dotare la Giustizia di una nuova sede adeguata – destinata al Tribunale d’appello, alle Preture, al Ministero pubblico e all’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi – saranno ancora lunghi. Nel frattempo, si renderanno inevitabili ulteriori e onerosi interventi sugli edifici attuali». In un’intervista odierna al CdT (pubblicata a pagina 3), il procuratore generale Andrea Pagani non le ha mandate a dire: «Nel 2026 ci si potrebbe attendere qualcos’altro in uno Stato benestante e moderno. Faccio un passo in più: quando ricevo colleghi d’Oltralpe, talvolta un po’ mi vergogno delle condizioni di Palazzo di Giustizia, con tutti gli incarti stazionati nei corridoi. Ho visto molti altri Palazzi di giustizia in altri Cantoni, e francamente sembra di essere andati in un’altra nazione».

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