Il caso

Tutti i partiti (come il Governo) in coro: «Se ne vada subito»

Da sinistra a destra, passando dal centro, tutti chiedono un passo indietro immediato da parte di Zali dalle tutte sue funzioni per preservare la credibilità delle istituzioni
©Chiara Zocchetti
Paolo Gianinazzi
01.09.2026 19:08

Nel giro pochi ore, all’emergere della notizia dell’apertura di un’inchiesta per reati contro l’integrità sessuale a carico di Claudio Zali, come una valanga la politica ha preso posizione. Reagendo con sdegno. E alzando il tiro. Chiedendo – praticamente tutti e senza troppi giri di parole – che il consigliere di Stato faccia un passo indietro immediato. Senza dunque attendere il 30 settembre, la scadenza per le dimissioni da lui stesso annunciata lo scorso 29 luglio. Insomma, come il Governo, anche i partiti chiedono che Zali lasci da subito il suo incarico.

Titolino

«Alla luce delle nuove informazioni (...), i Verdi del Ticino chiedono a Claudio Zali di lasciare con effetto immediato la carica di Consigliere di Stato», hanno subito tuonato gli ecologisti. Per poi aggiungere: «Il Ticino sta attraversando una grave crisi di fiducia nelle proprie istituzioni» e «in questo contesto, continuare a esercitare la funzione di consigliere di Stato ancora per un mese non è più sostenibile sul piano politico e istituzionale». Consci del fatto che nessuno, nemmeno il Governo, può destituire un consigliere di Stato (solo lui stesso può prendere in questa fase una decisione di questo tipo), i Verdi hanno infine aggiunto: «Qualora non lo facesse spontaneamente, chiediamo al Consiglio di Stato di intervenire nella sua seduta di domani (ndr. oggi per chi legge), revocandogli tutte le competenze dipartimentali fino alla cessazione della sua carica».

«Questa notizia ovviamente è un altro colpo al momento difficilissimo che stiamo vivendo, anche perché si tratta di temi delicatissimi», ha invece affermato raggiunto dal Corriere del Ticino il presidente del PLR, Alessandro Speziali. «Zali ha già deciso di voler dimissionare. Quindi non si tratta di venire meno al principio della presunzione d’innocenza, ma dell’opportunità che lui anticipi le sue dimissioni da subito, per senso istituzionale». Un gesto auspicato «il prima possibile» da parte di Speziali, anche «per evitare ulteriore pressione sui colleghi di governo».

Titolino

Una linea molto simile è quella adottata dal PS. La co-presidente Laura Riget, da noi raggiunta, afferma: «: I fatti riportati in queste ore, se confermati, ci preoccupano molto. Come PS abbiamo chiesto già settimane fa le dimissioni del consigliere di Stato Claudio Zali. E oggi ci vediamo confermati nella nostra richiesta: è chiaro che non ci sono più le basi per un rapporto di fiducia tra la popolazione e una figura politica chiave come un consigliere di Stato». Anche per il PS, dunque, «sarebbe un gesto di responsabilità istituzionale da parte di Zali stesso anticipare le dimissioni». Perché il rischio, chiosa Riget, «è che si peggiori la crisi istituzionale già in corso». «Come donna e come femminista – aggiunge la co-presidente socialista –, sono particolarmente preoccupata dal fatto che ancora una volta il presunto reato riguardi la tematica della violenza di genere». E in tal senso, conclude, sono state apprezzate le parole di tutti i partiti contro questo fenomeno, «ma vorrei da parte loro la stessa veemenza anche per reperire le risorse finanziarie contro questa piaga».

Per il presidente del Centro, Fiorenzo Dadò, «il vaso evidentemente non è solo colmo, ma traboccato ampiamente». E, dunque, «se si vuole un minimo di bene a queste istituzioni e se si vuole preservarne quel poco di credibilità che è rimasta, è chiaro che un immediato passo indietro dal Consiglio di Stato ne è la logica conseguenza». E se ciò non avvenisse da parte del diretto interessato, aggiunge Dadò, «è giusto che il Governo proceda togliendogli qualsiasi tipo di competenza nel Consiglio di Stato».

Titolino

Una posizione più sfumata, ma al contempo molto significativa, è quella rilasciata dal coordinatore della Lega, Daniele Piccaluga: «Il Governo ha espresso una posizione chiara. Ora spetta a Claudio Zali valutare, alla luce del nuovo quadro, se vi siano ancora le condizioni per rimanere in carica fino alla fine di settembre. È una riflessione che deve compiere con senso di responsabilità. Nell’interesse delle istituzioni e del movimento». Come dire: è una scelta che spetta solo a lui, ma la direzione auspicata dalla Lega appare chiara.

Il capogruppo dell’UDC, Alain Bühler, da questo punto di vista è netto: «Fermo restando che vale il principio della presunzione d’innocenza, alla luce di quanto abbiamo appreso nelle ultime settimane e di questa ulteriore pendenza penale, ritengo che oggi si ponga seriamente la questione della permanenza di Zali in Governo». Tuttavia, aggiunge il democentrista, «in questo frangente è il Governo che deve agire e ha la possibilità di farlo. Il Gran Consiglio non può farlo fintanto che non c’è una condanna». Insomma, chiosa Bühler: «Oggi la responsabilità è nelle mani del Consiglio di Stato. Tocca all’Esecutivo fare quanto gli compete, per restituire fiducia nelle istituzioni».

Una richiesta di dimissioni immediate, poi, è giunta tramite comunicato stampa anche da parte dell’MpS, che ha parlato di «un ulteriore e gravissimo capitolo di una vicenda che da settimane scuote le istituzioni ticinesi». Nel merito, il partito afferma: «Abbiamo già chiesto, attraverso un’interpellanza, che Zali lasci immediatamente le sue funzioni di governo, senza attendere la fine di settembre. Oggi questa richiesta assume ancora maggiore urgenza». E l’MpS chiede dunque al Governo di «invitare Zali a lasciare immediatamente qualsiasi attività in seno all’Esecutivo». Anche perché, aggiunge il partito, «la questione non è più soltanto quella di stabilire se vi siano o meno responsabilità penali», ma «se un consigliere di Stato coinvolto in due procedimenti penali e al centro di una serie di vicende che hanno profondamente compromesso la credibilità della sua funzione possa continuare, anche solo transitoriamente, a esercitare il proprio mandato». In tal senso, chiosa l’MpS, «il Ticino non ha bisogno di silenzi, reticenze e formule generiche», bensì «di trasparenza e di assunzione di responsabilità politica».

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