L'intervista

«Una campagna elettorale più viva e vivace»

Con il politologo Oscar Mazzoleni analizziamo la situazione politica dopo l'annuncio del consigliere di Stato liberale radicale Christian Vitta
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
30.05.2026 06:00

Professor Mazzoleni, l’annuncio di Christian Vitta porterà all’interno del PLR, ma più in generale anche in tutta la corsa al Consiglio di Stato, una competizione più serrata? Un elemento che darà «pepe» alla campagna?
«Sicuramente. Un anno fa molti avrebbero ritenuto probabile l’accordo tra Lega e UDC e molti avrebbero pensato che Vitta si sarebbe ripresentato. Ecco, in quel caso si poteva immaginare un’elezione fotocopia e poco competitiva. Oggi, invece, abbiamo due variabili importanti. Innanzitutto, una lista nuova e senza un uscente nel PLR, che garantisce maggiore competizione e visibilità ai candidati, perché potenzialmente ognuno dei cinque avrebbe chance di entrare in Consiglio di Stato. In secondo luogo, l’altra variabile riguarda l’intesa tra Lega e UDC. Quindi ad oggi abbiamo potenzialmente una campagna elettorale piuttosto viva e vivace davanti a noi. Chiaro, se ci sarà l’intesa tra UDC e Lega si chiuderanno delle possibilità, per il PLR ma non solo, se invece l’alleanza non ci sarà si apriranno più possibilità per i liberali radicali. Ma molto dipenderà anche dalla lista UDC».

Non poter contare sul candidato uscente è sempre uno svantaggio per i partiti oppure può anche rappresentare un’opportunità per rilanciarsi?
«Potrebbe dare più visibilità perché rimette in moto più energie. Pensiamo al Consiglio federale, quando un anno prima delle elezioni il «ministro» abbandona la carica e per il partito si apre una fase di mobilitazione. La stessa cosa vale per il Consiglio di Stato. Quando l’uscente si ripresenta il partito tende a una certa passività, sostenendo l’uscente. Mentre in questo caso c’è la novità e si aprono molte più possibilità all’interno del partito. Ci sarà una mobilitazione trasversale e una lotta per la selezione. E tutto ciò anima un partito».

È poi importante mettere in lista candidati con le risorse giuste per fare bene. Il PLR se vuole avere successo dovrà mettere cinque candidati di «peso»?
«Nel mondo dell’informazione ticinese si è sempre parlato di candidati forti. E candidati forti vuol dire avere persone con molte risorse. E non parliamo solo di risorse finanziarie, ma anche reti sociali, contatti, radicamento nel territorio, reputazione. Tutto ciò conta nel definire candidature forti. Ed è chiaro che più candidature forti si presentano, maggiore è l’attenzione dei media e degli altri partiti (vista la logica del panachage). Però questo potrebbe provocare anche delle tensioni interne al partito, tra le varie anime. Quindi occorre trovare un equilibrio tra l’attrattività di candidature forti, dentro e fuori il partito, e il rischio che ciò si trasformi in un eccesso di competizione interna».

Lega e UDC non hanno ancora sciolto le riserve. Questi partiti come avranno letto la notizia della mancata ricandidatura di Vitta? Non sono certo spettatori disinteressati in questa fase...
«Certo. Perché in questo caso, la potenziale maggiore visibilità e attrattività per la lista PLR, su cui si concentrerà l’attenzione, potrebbe togliere a sua volta visibilità alla questione Lega-UDC. E ciò potrebbe andare a favore di coloro che sostengono l’intesa tra i due partiti. Perché un PLR così visibile potrebbe avere più chance di recuperare dei voti e quindi recuperare quel 2% o 3% determinante per avere il secondo seggio. Dal punto di vista strategico, la scelta del PLR costringerà a una scelta abbastanza rapida tra UDC e Lega. E a mio avviso porterà acqua al mulino di coloro che sostengono l’alleanza».

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