Una data certa per le iniziative di cassa malati

Le due iniziative di cassa malati votate dai ticinesi lo scorso settembre hanno ora una data certa d’entrata in vigore. Quella leghista, che permetterà la deduzione integrale dei premi dalle imposte, partirà nel 2028. Quella socialista, per porre un tetto ai premi, avrà una fase transitoria nel 2027 e 2028 con un aumento degli attuali sussidi, per poi essere a tutti gli effetti (o quasi) applicata dal 2029.
Dopo tanto discutere, insomma, la maggioranza del Gran Consiglio ha trovato la «quadra» attorno alle due iniziative. O, come detto, l’ha trovata perlomeno per quanto riguarda il momento della loro implementazione. Come vedremo, infatti, restano da chiarire ancora un paio di aspetti importanti: una parte del finanziamento delle due misure, le cui coperture andranno ancora trovate; la definizione concreta del metodo di calcolo con cui sarà costruito quel «tetto» del 10% del reddito.
I dati salienti
I dati politici emersi dalla discussione di oggi, ad ogni modo, sono stati essenzialmente due. Il primo, come visto, ha riguardato le date d’entrata in vigore delle iniziative, ora iscritte nero su bianco nella legge. Il secondo, invece, ha riguardato l’intesa di compromesso trovata in particolare tra Centro, PLR e PS, che – facendo tutti un passo indietro – ha permesso loro di limare anche le ultime divergenze sull’iniziativa socialista. Sì, perché se quella leghista è stata a tutti gli effetti applicata (come detto a partire dal 2028), per la proposta del PS restavano ancora da chiarire aspetti importanti. Uno su tutti: l’introduzione del «Premio medio effettivo» (PME), al posto dell’attuale «Premio medio di riferimento» (PMR) per calcolare il futuro «tetto» del 10%. Un nuovo parametro (ora inserito nella legge grazie all’emendamento di PLR e Centro, sostenuto anche dal PS) che in soldoni abbasserà la fattura totale dell’iniziativa dagli iniziali 300 milioni a circa 130 milioni di franchi. E questo poiché è un parametro meno generoso, ma al contempo più aderente alla realtà e che rispecchia meglio quanto i cittadini spendono effettivamente per i premi. Su questo fronte però, va detto, le bocce non sono ancora completamente ferme. Sebbene l’utilizzo del PME sia stato sancito nella legge, è infatti stato approvato pure un emendamento del PS (con il sostegno di PLR e Centro) che chiede al Consiglio di Stato, in estrema sintesi, di valutare anche modelli alternativi al PME. Con l’obiettivo, a parità di spesa (dunque circa 130/150 milioni), di trovare effettivamente il parametro migliore per applicare l’iniziativa popolare secondo i suoi intenti originali.
L’intesa trovata tra i tre partiti, però, ha «limato» anche un altro aspetto. Inizialmente, infatti, sembrava che il centro-destra del plenum fosse pronto a «impallinare» l’aumento straordinario, limitato a due anni, dell’aliquota massima dell’imposta cantonale sulla sostanza (+0,5 punti per mille, circa 20 milioni di franchi) proposto dal Governo per finanziare la fase transitoria dell’iniziativa del PS. Un emendamento del PLR, però, ha trovato il sostegno di questi tre partiti e ha mantenuto la misura, ma dimezzandola (a 0,25 punti per mille).
A conti fatti, dunque, oggi la situazione è questa: l’iniziativa leghista entrerà in vigore nel 2028, ma sarà ancora necessario trovare alcune decine di milioni per compensare le mancate entrate; l’iniziativa socialista partirà dalla fase transitoria nel 2027 e 2028 (con + 38 milioni di sussidi) e poi entrerà in vigore dal 2029, ma sui dettagli dei calcoli andranno fatti ancora dei ragionamenti e – soprattutto – andranno trovati ancora oltre 100 milioni per finanziarla.
Il dibattito
Vista l’intesa trovata, non è un caso che i discorsi in aula, al netto delle varie sensibilità e sfumature, siano stati parecchio concilianti. Anche il relatore del rapporto sull’iniziativa del PS, il capogruppo Ivo Durisch, ha iniziato ringraziando chi in Commissione ha collaborato per arrivare in aula con una soluzione in tempi celeri. Anche perché l’obiettivo principale era quello di fissare una data certa per l’entrata in vigore dell’iniziativa. Pure il presidente del PS, Fabrizio Sirica, più tardi ha parlato della possibilità – approvando l’intesa – di «fare un passo importante», portando miglioramenti già dal 2027 e fissando «una prospettiva chiara per gli anni successivi». Per una riforma sociale che Sirica non ha esitato a definire «la più grande degli ultimi decenni».
La relatrice dell’altro rapporto, quello relativo al testo leghista, Natalia Ferrara (PLR), ha anch’essa parlato della possibilità «di dare un po’ di sollievo» a chi fatica a pagare i premi. Ma allo stesso tempo ha avvertito: il «cuore del problema» è un altro, ossia l’aumento incontrollato della spesa sanitaria. Problema che, ha ricordato, non viene affrontato dalle iniziative. Il presidente del Centro, Fiorenzo Dadò, co-relatore assieme a Ferrara, ha dal canto suo messo l’accento sull’obiettivo principale di tutta l’operazione: «Dare al Paese una data certa per l’entrata in vigore» delle due misure. Non farlo, ha avvertito, «non sarebbe certamente un bel segnale per gli elettori». Ma ha pure invitato il plenum a scegliere «la via pragmatica e responsabile», ossia la via del compromesso, «poiché l’ottimo è nemico del bene».
Sul fronte leghista, il capogruppo Boris Bignasca ha ricordato che stabilendo finalmente una data d’entrata in vigore della proposta di via Monte Boglia si potrà «mettere la parola fine a un’ingiustizia» e i «ticinesi non dovranno più pagare le tasse sui premi di cassa malati». A sostegno del compromesso, poi, è intervenuta anche la co-coordinatrice dei Verdi, Samantha Bourgoin: «Oggi pensiamo alla popolazione, sono loro che oggi vinceranno», ha affermato, pur sottolineando la contrarietà del partito ai tagli alla spesa che saranno effettuati per implementare l’iniziativa leghista.
Una bocciatura a tutto l’impianto, invece, è giunta dall’UDC. Il capogruppo Alain Bühler aveva infatti proposto una terza via tramite un altro rapporto commissionale per implementare entrambe le iniziative già dal 2027, ma senza aumentare le imposte e trovando le coperture necessarie unicamente tramite il contenimento della spesa pubblica. Una terza via che è stata bocciata dal plenum, senza sorprendere lo stesso Bühler: «L’impressione è che si sia cercato di rinviare il momento della verità (...), ma i milioni che lasciamo senza coperture non spariranno. E torneranno su questi banchi a pochi mesi dalle elezioni». A quel momento, ha affermato, «non basteranno più le (ndr. vostre) promesse, ma bisognerà fare delle scelte», mentre l’UDC «una risposta la dà già oggi».
Sul fronte dei contrari, poi, anche l’intervento del deputato di Avanti con T&L Evaristo Roncelli è stato significativo. Il movimento ha infatti cercato (invano) tramite un emendamento di scongiurare l’introduzione del PME al posto del PMR. E questo perché il PMR faceva parte del «pacchetto» votato dal popolo. E, ha affermato Roncelli, anche se Avanti era contrario all’iniziativa del PS poiché «troppo costosa e poco mirata», quando «il popolo vota, le istituzioni non devono reintepretare» il voto con un parametro «più comodo», ma semplicemente applicare quanto deciso dal sovrano.
A nome del Consiglio di Stato, durante il dibattito, sono intervenuti ben tre «ministri». Raffaele De Rosa, a capo della sanità, ha difeso l’impostazione che era stata scelta dall’Esecutivo per implementare le iniziative, con un messaggio definito «ordinato ed equilibrato». E ha pure difeso l’introduzione del PME per calcolare il tetto del 10%, pur ricordando che il PMR «sarà sempre utilizzato nel sistema ripam», ossia per i sussidi ordinari, e ricordando inoltre che il sistema ticinese «è già tra i più generosi della Confederazione». Christian Vitta, direttore delle finanze e dell’economia, ha dal canto suo posto l’accento sul fatto che per applicare le due iniziative – vista la fragilità delle finanze cantonali e alla luce dei futuri nuovi oneri a carico dello Stato – occorrerà identificare ulteriori misure di risparmio».
«Come al ristorante: bello ordinare se qualcun altro pagherà il conto»
Le bordate al Parlamento, come sovente accade, sono però giunte dal presidente del Governo, Claudio Zali. Il quale, in primis, ha evidenziato che il «nodo della questione», non risolto dal plenum con la votazione di ieri, «rimane il finanziamento delle iniziative». Come finanziarle, ha affermato, «è spiegato solo nel rapporto dell’UDC», ma con soluzioni «lontane dalle realtà». Per il resto, «solo promesse...» da parte di un Parlamento in cui «a fare l’unanimità è solo l’imperativo di compiacere il più presto possibile la volontà popolare». Un Legislativo, ha poi insistito, generoso ma con il portafoglio degli altri: «È come al ristorante – ha affermato –. È bello ordinare se qualcun altro pagherà il conto. E a pagare quel conto si dovrà pensare il Governo». Un compito, quello di trovare quei soldi, che non sarà per niente facile, soprattutto con i vari paletti posti dallo stesso Parlamento. Anche perché, ha infine ricordato Zali, «senza aumenti di entrate e senza tagli ai settori sensibili, non ce la potremo fare» a finanziare tutto.


