«Uniti ma con sensibilità diverse per dare un’alternativa al Ticino»

«Unitaria, ma pluralista». Due concetti apparentemente distanti fra loro, ma che con un semplice slogan sono in grado di racchiudere tutto (o quasi) il senso della lista composta da PS, Verdi e MpS, presentata oggi a Bellinzona, e che sarà in corsa per il Consiglio di Stato alle elezioni cantonali 2027.
Un lista «unitaria», appunto, poiché vuole unire le forze progressiste per rappresentare una «vera alternativa» alla destra. Come rilevato dalla co-presidente socialista Laura Riget, si tratta «di una scelta politica importante» che «nasce da una convinzione molto semplice: il Ticino ha bisogno di un’alternativa» alle politiche di destra e centro-destra «che abbiamo visto rafforzarsi negli ultimi anni, con conseguenze importanti sulla vita quotidiana dei cittadini». Un’unione, dunque, voluta poiché il fronte progressista ritiene «urgente cambiare direzione» e promuovere un Ticino «in cui ci sia uno Stato sociale forte, in cui i servizi pubblici siano difesi e il lavoro garantisca dignità e sicurezza, in cui la salute e la formazione siano diritti e non merci, in cui sia garantito il diritto all’alloggio». Ma soprattutto, ha aggiunto Riget, «un Ticino in cui la politica metta al centro i bisogni delle persone e non gli interessi di pochi».
Ma sarà anche – come detto all’inizio – una lista «pluralista». «Non è la cancellazione delle nostre differenze», ha affermato la co-presidente socialista. «Come partiti abbiamo storie, sensibilità e approcci diversi, anche nel modo in cui interpretiamo il nostro ruolo istituzionale». E in tal senso, ha aggiunto, «non intendiamo nascondere queste differenze», bensì «partire da ciò che ci unisce». Differenze che dunque, in sostanza, rappresentano «una ricchezza».
«Vi è la necessità che le forze progressiste si uniscano e possano portare la loro voce in maniera più forte e consistente alla cittadinanza», ha invece affermato il co-coordinatore dei Verdi, Marco Noi. E questo per contrastare, come detto, la destra e le sue politiche, «come abbiamo visto in Gran Consiglio, ad esempio sul Piano energetico e climatico cantonale», oppure «sul salario minimo». In questo contesto, appunto, occorre «un discorso incisivo, unitario, ma senza snaturare le differenze che ci sono».
A nome dell’MpS, invece, Giuseppe Sergi ha presentato la «bussola» che guiderà l’alleanza. Un programma in 15 punti che «è la manifestazione della volontà di costruire un’alternativa politica in Ticino» alle politiche di destra e centro-destra, che hanno «prodotto disuguaglianze, povertà, indebolito il servizio pubblico». Di fronte a ciò, ha aggiunto, «non è sufficiente correggere queste politiche o intervenire marginalmente: occorre affermare una logica diversa», con «una politica orientata alla soddisfazione dei bisogni della maggioranza della popolazione e non alla difesa degli interessi di pochi».
La «bussola», dunque, parte dal concetto di «redistribuzione della ricchezza», tramite una «fiscalità realmente progressiva». E, in secondo luogo, «rifiuta l’idea che il pareggio di bilancio e la riduzione del debito siano dogmi ed elementi che guidano la politica del Cantone». Ciò, ha chiarito Sergi, «non significa non essere attenti all’utilizzo delle risorse, ma rifiutare politiche che hanno l’austerità come principio guida». Il terzo punto sottolineato dal deputato dell’MpS è quello della sanità: «Vogliamo un sistema sanitario pubblico, universale e finanziato in modo equo e solidale». E, dunque, «finanziariamente accessibile a tutti».
Il quarto punto, poi, riguarda la lotta alla violenza di genere. «Le disuguaglianze di genere», ha affermato Sergi, «sono espressione di rapporti di potere che dobbiamo mettere in discussione in maniera radicale». Infine, l’ultimo punto affrontato è stato quello della difesa delle persone migranti e il diritto di tutti «di vivere e lavorare con dignità».
La questione raddoppio
Giunto il momento delle domande, ha subito fatto capolino in conferenza stampa la parola «raddoppio» in Consiglio di Stato. Una parola evocata direttamente da Greta Gysin, quando è scesa in campo e si è messa a disposizione. E che, invece, non viene evocata dai vertici del PS, che preferiscono parlare di «rafforzamento», di essere presenti «per giocarsi la partita». «Fa parte delle differenze tra i vari partiti, con diversi approcci comunicativi», ha spiegato su questo fronte Marco Noi. «Per i Verdi – ha aggiunto – è importante mettersi un obiettivo e nominarlo, ben sapendo che è un traguardo difficile». Un obiettivo, in ogni caso, «di tendenza», poiché «non è detto che riesca in questa tornata». Ma, ha avvertito Noi, «se vogliamo incidere maggiormente dobbiamo rafforzare la presenza nell’esecutivo cantonale».
Sulla concorrenza interna tra l’uscente Carobbio Guscetti e Gysin, il PS si è detto tranquillo. «L’idea è quella di fare una lista forte, con cinque persone pronte, in caso di elezione, ad assumere il ruolo. Ed è chiaro che Greta rispecchia questi criteri, quindi come PS pensiamo sia una ricchezza averla in lista. Anche se, ovviamente, per noi l’obiettivo è riconfermare Carobbio Guscetti che, come visto durante il difficile dibattito di ieri (ndr. in Gran Consiglio) ha dimostrato la sua grande caratura istituzionale». E in tal senso, appunto, i socialisti si dicono «fiduciosi» della sua rielezione.
«Non corriamo per arrivare secondi. Ma è una competizione, che vinca il migliore», ha invece riassunto Noi.
Molto schietto, come al solito, Sergi: «È evidente che c’è concorrenza. Ed è anche evidente che parlare di ‘secondo seggio’ mette un po’ al riparo dalla logica concorrenziale: nessuno ti può dire ‘ti metti in lista perché vuoi prendere il posto di quell’altro’». In ogni caso, ha assicurato il deputato MpS, «né il PS né Marina si sono mai sognati di dire che Greta non avrebbe dovuto candidarsi».
Insomma, sfumature, strategie e approcci diversi, ma un intento comune. Come si diceva all’inizio: una lista «unitaria, ma pluralista».


