Violenza e coltelli, l’offensiva della Città

I due gravi accoltellamenti nel giro di una settimana avvenuti lo scorso agosto non potevano restare senza una risposta da parte delle autorità. Sia per la rilevanza penale – i reati ipotizzati sono tentato assassinio e tentato omicidio – , sia per il senso di insicurezza che ha suscitato soprattutto tra gli abitanti dei quartieri interessati. La Città non è rimasta con le mani in mano e lo scorso fine settimana ha deciso di intensificare il presidio della Polizia, già accresciuto da alcuni mesi, nelle zone sensibili della città. L’operazione è scattata venerdì e sabato sera e ha visto la collaborazione della Polizia dei trasporti: ad essere controllata è stata infatti anche l’area della Stazione FFS e il tratto che porta in centro città. Verifiche hanno interessato anche il cosiddetto quadrilatero della movida, con in particolare i punti “caldi” della Pensilina e del Quartiere Maghetti.
Un messaggio politico
«Abbiamo preso molto sul serio quanto accaduto nelle scorse settimane e deciso per delle azioni mirate», rileva al Corriere del Ticino la municipale e capodicastero Sicurezza, Karin Valenzano Rossi, riferendosi in particolare agli accoltellamenti citati in apertura. «Il messaggio che deve passare, forte e chiaro, è che Lugano non vuole e non può essere teatro di episodi violenti del genere». A maggior ragione, ma ci torneremo, visto che dai controlli dello scorso fine settimana sono nuovamente emersi dei coltelli, trovati in possesso anche di minorenni.
Come detto, si è trattato di un’operazione mirata e l’idea, conferma Valenzano Rossi è «mantenere sul lungo periodo questo presidio rafforzato. Non in via permanente, ma con regolarità».
Unire le forze
Ai controlli del fine settimana si è aggiunto anche l’atteso incontro con la Polizia cantonale, annunciato nelle scorse settimane proprio dopo il primo fatto di sangue, a Molino Nuovo. L’obiettivo prefissato era quello di capire in quali ambiti è possibile intervenire congiuntamente, e a quale livello, per prevenire che situazioni analoghe si ripetano. «Deve esserci una forma di coordinamento tra Cantonale e Comunale, che già esiste e funziona ma si possono individuare margini ulteriori. Ci siamo confrontati su come migliorarla per essere più efficienti», spiega la municipale luganese.
Due divieti di entrata
Passando invece ai risultati dell’operazione e in particolare dei controlli approfonditi sulle persone, il vicecomandante della Polizia Città di Lugano, Mauro Maggiulli, conferma che gli stessi hanno interessato venerdì e sabato l’asse Stazione FFS-centro città così come le zone più calde della movida. Settantanove persone sono state controllate e nell’ambito di queste verifiche sono stati trattenuti a titolo cautelativo cinque oggetti potenzialmente atti a offendere». Ossia di armi da taglio. A questo proposito, «un minorenne è stato denunciato per infrazione alla Legge federale sulle armi poiché trovato in possesso di un coltello vietato (con lama a scatto, ndr)». Sono inoltre state avviate due procedure per contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti. Infine, due delle settantanove persone fermate erano oggetto di un divieto di entrata in Svizzera (una misura penale, ndr) e una era colpita da un allontanamento (la revoca del permesso, ndr).
Una tendenza che preoccupa
Si conferma dunque una tendenza che preoccupa molto la Polizia cittadina, ossia quello dei giovanissimi con il coltello in tasca. «Dispiace molto siano coinvolti ancora dei minori», dice Valenzano Rossi. «Dobbiamo chiederci perché vanno in giro con tanta facilità con una lama». A giocare un ruolo importante, secondo la municipale, potrebbero essere l’età, fattori educativi e anche la provenienza dei «protagonisti». In questo senso, «la realtà non è un videogioco e questa facilità nell’uso delle armi bianche, anche a margine di diverbi, è davvero inquietante».


