Zone 30: un voto che influirà sulle scelte del Municipio?

«È chiaro che luganesi non sono pronti a far diventare Lugano come Zurigo. Domenica, la città in riva alla Limmat ha vietato i soffiatori, quella in riva al Ceresio non ha voluto ampliare delle zone 30: la differenza culturale è importante». Le parole del sindaco Michele Foletti, contattato dal Corriere del Ticino, confermano che l’Esecutivo luganese vuole capire bene come interpretare il voto di domenica e il 66,3% di «No». All’orizzonte c’è infatti la Lugano del futuro, tratteggiata nelle 245 pagine del Piano direttore comunale (PDCom), documento che ha tra i suoi pilastri anche le zone 30. Su queste colonne, il capodicastero Sviluppo territoriale Filippo Lombardi ha ribadito che il documento strategico – non una legge, ma un indirizzo – non è in discussione. Anche se non sono escluse opposizioni puntuali su alcuni ambiti di intervento. Ecco perché il Municipio farà le sue valutazioni. Nell’esito delle urne di domenica c’è una componente culturale («Farsi imporre qualcosa non fa parte della nostra cultura», è la lettura di Foletti. I cittadini hanno votato no per paura dei radar o perché ritengono che i quartieri siano già sicuri?») che potrebbe riemergere se verrà presentata una misura legata alla mobilità lenta, oppure ancora alla moderazione del traffico. «Non dico che il risultato di questa votazione spingerà qualcuno a lanciare un referendum ogni volta che chiederemo un credito, ma visto che la popolazione luganese è sensibile a queste tematiche, dovremo soppesare attentamente il da farsi», prosegue il sindaco. Il prossimo passo è però politico e passa dall’approvazione del Consiglio comunale del credito per allestire i Piani regolatori delle nove «costellazioni» previste dal PDCom (e frutto dell’accorpamento degli attuali 23 PR di Lugano).
Un peso finanziario importante
Ma le riflessioni più importanti andranno fatte dopo il sì alle urne alle iniziative di Lega e PS sulle casse malati e all’abolizione dell’imposta sul valore locativo. Già, perché se l’estensione delle zone 30 avrebbe comportato un esborso di 1,38 milioni di franchi, attuare quanto deciso dai cittadini in votazione cantonale e federale ha un impatto decisamente più importante sulla casse cittadine. «Quello dell’iniziativa leghista è stato stimato in 11 milioni, mentre l’abolizione del valore locativo pesa una decina milioni. Le conseguenze dell’iniziativa del PS sono ancora da quantificare», dice Foletti. «Stiamo già lavorando per contenere le spesa, non sarà facile trovare questi soldi – ammette –. Entro il 31 ottobre dobbiamo allestire il Piano finanziario e non possiamo far finta che il voto di domenica non è mai avvenuto. Il margine di manovra è ridotto: il 60% delle nostre spese dipende da contributi al Cantone o da leggi superiori».
Il confronto con Mendrisio
La popolazione di Lugano ha chiaramente detto «no» alle zone 30. A Mendrisio, con le dovute «proporzioni urbanistiche» il medesimo tema, negli scorsi anni, ha avuto un esito praticamente opposto, senza passare dalle urne. «Ne abbiamo realizzate tante (di zone 30, ndr), il piano era ambizioso» ricorda, da noi interpellato, il capodiscastero Sicurezza e prossimità Samuel Maffi. Il riferimento è al messaggio municipale del 2018, quando vennero stanziati 1,2 milioni di franchi per la realizzazione, appunto di zone 30 e zone d’incontro. Addirittura si potrebbe fare un passo indietro di un’ulteriore decina d’anni: alcune petizioni erano state presentate da parte di cittadini di Mendrisio tra il 2006 e il 2007, senza contare un’interpellanza presentata nel 2008. Il tutto ha infine portato il Municipio ad incaricare la Polizia comunale dell’allestimento di un primo rapporto tecnico sulla fattibilità dell’introduzione di zone 30 nelle zone richieste. «A suo tempo era un chiaro desidero, una necessità, indicata dal basso, anche per il tramite delle commissioni di quartiere». C’è voluto un po’ di tempo – «i tempi si sono un po’ dilatati» – ma le realizzazioni sono andate in porto. A tal proposito Maffi sottolinea come «fino ad oggi quasi nessuno si è lamentato per le implementazioni delle zone 30». L’obiettivo? «Abbiamo agito soprattutto nei quartieri, ritenuto che le zone 30 che sono state proposte non andavano, e non vanno, a incidere troppo sulla mobilità del singolo cittadino». Lavori e progetti eseguiti «a protezione dei quartieri residenziali delle scuole e dei nuclei».



