La curiosità

«Un gennaio del tutto sobrio? Non ne sentiamo (troppo) la necessità»

Natale e Capodanno trascorsi consumando alcol con moderazione, almeno secondo i racconti che si sentono nelle piazze ticinesi – L'esperto: «Questa sostanza è tossica come un veleno. Il dry january? Può essere una buona idea, ma...»
Alzare il gomito nelle feste di fine e inizio anno sembra quasi inevitabile... ma sempre senza esagerare
Jona Mantovan
06.01.2024 06:00

L'anno nuovo porta con sé tanti nuovi propositi. Tra questi, quello di bere meno. Anzi, di non bere del tutto. Perlomeno a gennaio, come recita la campagna di sensibilizzazione lanciata nel Regno Unito per la prima volta nel 2013: «Dry January». Come dire, «gennaio a secco» o, meglio, «gennaio sobrio». Una pratica che potrebbe contribuire a migliorare il sonno, l’umore e il benessere generale. Una delle tante idee per iniziare il 2024 (in questo caso) facendo tabula rasa per lasciare spazio a uno stile di vita più sano.

Insomma, un grande no! all'alcol, sotto qualsiasi forma. Almeno fino a febbraio. Anche se, a sentire i racconti nelle piazze ticinesi, non sembra sia necessario ricorrere a questa sfida salutistica. Oltre al fatto che quasi nessuno ne abbia sentito parlare. «Sì, è vero, ho bevuto più del solito», ammette Andreea, incontrata a Locarno in una Piazza Grande ancora decorata dalla magia di Winterland e con una pista di ghiaccio già ben frequentata nonostante non sia ancora sera. La giovane, che vive a Giubiasco, si appresta però ad aggiungere: «A Capodanno ho bevuto solo due o tre bicchieri di prosecco. Non bevo quasi mai, perché non reggo troppo bene l'alcol». Sorride la 23.enne, che nella vita lavora in uno studio di tatuaggi, gustandosi il sole.

Chi trova comunque una buona idea sottoporsi al taglio netto sulle gradazioni è Tazio Carlevaro, psicoterapeuta esperto di dipendenze. «Certo, stiamo parlando di una sostanza che è un vero e proprio veleno», esclama il 79.enne in collegamento dalla sua abitazione, a Bellinzona. «Ma proporrei una cosa simile dopo il Carnevale, dopo il Rabadan», scherza il nostro interlocutore. «Dato che è soprattutto in questo periodo che vedo come le persone spesso consumino qualsiasi tipo di distillato senza alcuna moderazione».

Un veleno, si diceva. «Sì», conferma ancora Carlevaro. «Porta a una disfunzione delle cellule cerebrali e quindi è da intendersi come veleno in questo senso. Ci sono alcuni narcotici che provocano lo stesso effetto, anche peggio, più in fretta e in modo più radicale. Ma la particolarità dell'alcol è che si misura con molta precisione la gradazione dell'effetto sulle persone a seconda della quantità. Poco alcol porta a una leggera diminuzione delle restrizioni sociali, se invece è di più assistiamo alla comparsa di vere e proprie personalità differenti, particolari. Da quello che diventa più allegro, più socievole a quello più aggressivo e pericoloso».

E poi c'è la dipendenza. Scaturita dalla necessità di trovarsi in quello stato di benessere ovattato causato dalla sostanza tossica. «Il problema dell'alcol è che più ne prendi e più questo stato di benessere diminuisce nel tempo e richiede quindi quantità maggiori per presentarsi e per dare quei "benefici". Ci sono persone che non hanno questa tendenza a sviluppare una dipendenza, altri invece che lo fanno molto più in fretta. Una questione probabilmente biologica e di costituzione dei singoli individui».

Risalendo Via Ramogna nell'affascinante città sul Lago Maggiore ecco Giulia, studentessa di musica: «In questi giorni tutti abbiamo bevuto. Sì, anche io», esclama la 23.enne che vive a Minusio. Alla domanda su cosa le piace bere e su quel che le è capitato di gustare tra Natale e Capodanno, elenca almeno sei o sette nomi differenti di bevande presumibilmente ad alta gradazione, come la vodka. Informata dell'iniziativa Dry January, assume un'espressione molto più seria. «Oh, non sapevo esistesse qualcosa del genere. Eh, però dieci minuti fa ho appena bevuto uno Spritz. Beh, eviterò di bere per un po'. Provo almeno fino a febbraio», sottolinea sorridendo e alzando un dito a mo' di monito. «Non bevete, fa male. E fa pure ingrassare».

Le fa eco Carlevaro: «L'abuso di questa sostanza porta a un indebolimento delle cellule e della rete di cellule cerebrali. Lo stomaco rischia di infiammarsi e siccome l'alcol è metabolizzato nel fegato, è proprio quest'ultimo che potrebbe subire problemi seri, a seconda delle situazioni e della quantità. Anche il sistema nervoso periferico può essere danneggiato, la vista subisce un brutto colpo e chi conosce i postumi da sbornia può rammentare la sensazione di malessere, disorientamento e difficoltà a muoversi. Questi ultimi già presenti dopo qualche sorso».

L'alcol? chi poteva berlo l'ha bevuto... io non posso, in questo periodo. Quindi nulla
Joel, 30 anni, Faido

«Una narcosi vera e propria»

È sempre il nostro esperto a sottolineare come alcune persone possano, a seconda dei casi, essere portate a una calma tale da assomigliare a una caduta in un sonno profondo. «Ma non è un sonno normale, naturale. È una narcosi vera e propria. Tant'è che nell'Ottocento, gli interventi chirurgici si svolgevano somministrando grandi quantità di alcol sotto forma di grappa. Era possibile così effettuare interventi rilevanti e molto dolorosi grazie alla diminuzione importante della percezione. Ma c'è di più: all'epoca dei miei studi di Medicina a Zurigo, insegnavano che un ubriaco non necessitava ulteriori anestetici locali nel caso in cui fosse caduto procurandosi delle ferite. "Si può cucire direttamente, perché non sente più dolore", dicevamo. Per fortuna oggi non è più così».

Risalendo il viale Stazione nella capitale ticinese, ecco Arianna. La liceale di Claro racconta la sua esperienza di Capodanno a San Bernardino. «Il mio gruppo contava una dozzina di amici ma nella struttura, che è una sorta di discoteca, ce n'erano un centinaio di altri». La giovane afferma di non toccare alcol, ma conosce vari coetanei che hanno un comportamento differente.

Viaggiando verso sud, sulle rive del Ceresio si staglia una cittadina piuttosto deserta. In effetti, questo è un periodo di ferie quasi obbligatorio. Ai tavolini di una popolare pasticceria in centro, Joel è in compagnia di due amiche. Il 30.enne di Faido, che nella vita lavora come falegname e nel contempo è pompiere a Biasca, racconta la sua festa di San Silvestro. «In famiglia, una ventina di persone. Avevamo affittato una sala». E l'alcol? «Beh, chi poteva l'ha bevuto. Io non posso in questo periodo. Quindi, nulla».

Mi piace trascorrere l'ultimo dell'anno in montagna, sciando in tranquillità. Senza grandi festoni o bagordi
Alessia, 50 anni, Agno

San Silvestro in discoteca. O a casa

Chi non ha problemi è invece Alessia, impiegata 50.enne di Agno. «Mi piace trascorrere l'ultimo dell'anno in montagna, sciando in tranquillità. Senza grandi festoni o bagordi. Qualcosa di tranquillo per staccare dal tran tran quotidiano». La donna aggiunge come le piaccia «bere del buon vino. E poi l'immancabile brindisi con qualche bollicina, ma di sicuro niente di eccessivo come consumo di alcolici». Di "gennaio a secco" proprio non vuol sentirne parlare. «Anche perché non faccio abuso di alcol. Se dovesse capitarmi di uscire ancora, a cena o a pranzo anche in famiglia, un buon bicchiere di vino penso ci stia bene. Mi fermo comunque a un solo bicchiere, non a una bottiglia intera».

Dall'angolo ecco sbucare Giada, studentessa di Locarno. «Il Capodanno? L'abbiamo trascorso a casa. Volevamo uscire in centro, ma alla fine siamo rimasti a casa». Alla domanda se ha bevuto, la giovane, si prende qualche istante per raccogliere le idee. «Penso di avere un po' esagerato, però ho imparato la lezione», dice senza riuscire a trattenere una risata. Si profila un "gennaio sobrio", allora? «Penso di provare a seguire un percorso del genere, anche se non così estremo».

Insieme a lei c'è anche il compagno di scuola Siem, che vive a Sant'Antonino. Al contrario di Giada, il suo San Silvestro l'ha passato «in discoteca con degli amici». Il 18.enne si definisce «una persona che non beve», ma il 31 dicembre qualche drink c'è stato. «Ma so divertirmi anche senza alcol. Vedo molti ragazzi della mia età, anche più piccoli, che si ubriacano e si dicono "bene, la settimana prossima non bevo più", però alla fine il buon proposito non è mai rispettato», conclude. Come dire «gennaio sobrio? Beviamoci su».

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