La ricorrenza

Un giorno di festa per il Centro Pax, che compie 35 anni

Mostra fotografica, testimonianze e memoria collettiva: il palazzo simbolo della stazione di Locarno celebra la sua storia e le persone che l’hanno costruita e vissuta
Inaugurato nel settembre 1991, conserva ancora il suo aspetto contemporaneo
Jona Mantovan
13.09.2026 13:00

Alla stazione ferroviaria di Locarno (nel territorio del Comune di Muralto) il Centro Pax celebra i suoi 35 anni, un traguardo che diventa occasione per ripercorrere la storia di una costruzione che ha segnato la trasformazione dell’area della stazione e che oggi continua a rappresentare un punto di riferimento per il Locarnese. L’edificio bianco, inaugurato nel 1991, si presenta con una facciata simmetrica di linee nette e contemporanee: grandi superfici vetrate, un corpo centrale aperto che lascia intravedere scale e passaggi interni, una sequenza regolare di finestre quadrate nella parte superiore. A livello strada, sotto la copertura continua del portico, si affacciano attività commerciali storiche, mentre davanti scorrono la strada, la fermata del bus e un attraversamento pedonale che sottolinea la posizione strategica dell’edificio. Sullo sfondo, la collina incornicia un complesso che unisce architettura moderna e contesto urbano.

Dai magazzini del grano al cinema Pax

Il fotografo Marco Garbani, memoria storica del quartiere e del palazzo, ricorda al Corriere del Ticino che «questo edificio sorge dove un tempo c’era il mitico Cinema Pax, attivo fino alla fine degli anni Ottanta». Prima ancora, l’area ospitava i magazzini del grano della famiglia Farinelli e la vicina villa omonima, che nel 1925 accolse persino Benito Mussolini. «La nostra mostra racconta non solo gli ultimi 35 anni, ma anche tutto ciò che c’era prima», spiega Garbani, indicando le immagini che documentano demolizioni, cantieri e trasformazioni.

All’inizio degli anni Ottanta, la famiglia Varini cedette l’amministrazione del complesso a Roberto Mazzoleni. Insieme agli architetti Aldo e Alberto Guscetti e all’avvocato Michele Gilardi, Mazzoleni avviò una nuova era per il Centro Pax quando Elisa Varini decise di vendere l’intero stabile. La progettazione del nuovo complesso fu affidata ad Aldo Guscetti. Si valutò brevemente l’idea di demolire Villa Farinelli, ma il progetto fu subito abbandonato.

Il fotografo ripercorre anche la storia del suo negozio: «FotoGarbani è sempre stato in piazza Stazione: prima eravamo duecento metri più verso la funicolare, poi nel vecchio Centro Pax. Durante la costruzione dell’edificio nuovo abbiamo lavorato per tre anni in una baracca di quaranta metri quadrati davanti al cantiere». Quella baracca esiste ancora: «È stata acquistata dall’associazione Piccolo Calibro, vicino al Camping Delta, e oggi è un poligono di tiro per pistole». Non mancano gli aneddoti: «In quegli anni ci furono dei furti in Via Ramogna, ma da noi, paradossalmente, non riuscirono a entrare… forse proprio perché eravamo in una baracca».

Garbani ricorda anche le attività che popolavano il vecchio edificio: «C’era la scuola Tamè, una birreria, e nei magazzini che avevo affittato ho scoperto il cosiddetto buco della neve: d’inverno buttavano dentro la neve e in estate avevano ghiaccio per i grotti e i ristoranti».

Un altro capitolo affascinante, come ricorda la pagina sul sito dedicato al centro è quello della Tipografia Pax, gestita inizialmente da un membro della famiglia Varini, proprietaria iniziale della costruzione. In seguito, l’inventario passò a Raimondo Rezzonico, figura di spicco dell’editoria regionale e futuro presidente del Festival del Film di Locarno. Fu in quel contesto che un giovane Armando Dadò, destinato a diventare un editore di rilievo, mosse i primi passi. Venuto a sapere che la Tipografia Pax era in vendita, Dadò scoprì che Rezzonico ne aveva già acquistato il materiale. Tuttavia, gli fu concesso di affittare gli spazi liberi. Con il coraggio che lo contraddistingueva – come riconobbe Elisa Varini – Dadò fondò la sua tipografia, inizialmente pensata come “Nuova Pax”. Ma la proprietaria si oppose al nome, e così nacque la Tipografia Stazione, chiamata così per la sua posizione strategica vicino alla ferrovia. Anni dopo, Dadò si trasferì in via Orelli, in un edificio da lui stesso costruito, dove la Tipografia Stazione opera ancora oggi.

L’inaugurazione del 1991

Per Cristina Forner Mazzoleni, oggi amministratrice del Centro Pax, l’edificio è parte della sua storia personale: «Sono molto affezionata a questo luogo perché l’inaugurazione del 7 settembre 1991 coincide con il giorno del mio sedicesimo compleanno». Da allora, il legame non si è mai interrotto: «Ho seguito i cantieri insieme a mio padre, ero sempre con lui. Per questo dico che il Centro Pax è un po’ casa mia». Forner Mazzoleni sottolinea anche la continuità generazionale che caratterizza il palazzo: «È bello vedere come qui si susseguono le generazioni. Molti comproprietari dell’inizio sono ancora presenti, ma stanno lasciando il posto ai figli. Io stessa ne sono un esempio. Lo stesso vale per la famiglia Merlini, per la famiglia Garbani e per gli architetti Guscetti, che sono ancora proprietari e i cui figli continuano il percorso».

Un edificio che non «mostra rughe»

Il sindaco di Muralto, Stefano Gilardi, definisce il Centro Pax «un palazzo architettonicamente innovativo, che ancora oggi non mostra rughe». Un risultato che attribuisce «al coraggio economico degli imprenditori che hanno creduto nel progetto e all’architetto Aldo Guscetti, che ha saputo delineare linee moderne e riconoscibili».

Gilardi ricorda che il palazzo sorge in un punto nevralgico del Locarnese: «Questa zona è un nodo complicatissimo, un nodo intermodale che è stato anche portato a votazione per trovare soluzioni. È una superficie super utilizzata come interscambio: non è solo Muralto, non è solo Locarno, è il Locarnese». Da qui il valore simbolico dell’edificio: «Muralto è un Comune con un’alta qualità di vita. Questo significa aver trovato un equilibrio che permette una quotidianità piacevole pur essendo vicinissimi ai mezzi di comunicazione fisica – treno, auto – che portano con sé anche gli effetti indesiderati, come il traffico». E aggiunge: «Il nome Pax è paradossale, ma non direi contraddittorio».

Una storia che continua

La pagina storica del Centro Pax ricorda come il palazzo sia nato per sostituire il cinema e per dare una nuova funzione a un’area centrale, trasformandola in un punto di incontro tra attività commerciali, servizi e mobilità. L’edificio – bianco, dall'architettura moderna e dalla posizione strategica – ha accompagnato la crescita del quartiere e continua a essere un luogo attraversato ogni giorno da residenti, pendolari e visitatori. Oggi, a 35 anni dall’inaugurazione, il Centro Pax non è solo un edificio: è un pezzo di memoria collettiva, un luogo che ha visto cambiare il territorio e che continua a raccontare la storia di Muralto (e non solo) attraverso le persone che lo vivono, lo gestiscono e lo ricordano.

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