La proposta

A Locarno la videoarte va in scena al PalaCinema

L'opera dell'artista Valentina Pini segna l'inizio della collaborazione tra la piattaforma videokunst.ch e la casa dedicata alla settima arte sulle rive del Verbano
L'artista momò Valentina Pini a fianco di una delle creature rappresentate nell'opera esposta nel Foyer Public di PalaCinema Locarno fino al 31 ottobre (Elaborazione CdT/© Valentina Pini e videokunst.ch, per gentile concessione)
Jona Mantovan
06.09.2026 17:25

L'opera dell'artista momò Valentina Pini, che oggi vive e lavora a Zurigo, segna l'inizio della collaborazione tra PalaCinema Locarno e videokunst.ch, la piattaforma dedicata alla videoarte basata a Berna. Nella Città sulle rive del Verbano si può ora ammirare la terza «videofinestra» nel suo genere in Svizzera (e dunque la prima in Ticino), inaugurata venerdì 4 settembre. Le precedenti sono state inaugurate in altrettante sale nelle due citate città confederate.

Il dialogo attraverso le immagini in movimento prende vita nel «Foyer Public» di PalaCinema Locarno, al pian terreno. L'installazione che inaugura il sodalizio fra le due importanti strutture sarà esposta fino a fine ottobre «e successivamente seguiranno altre proposte, che non possiamo ancora svelare», spiega al Corriere del Ticino la direttrice della struttura, Elena DelCarlo. Che aggiunge: «Questo è solo l'inizio di una speriamo lunga e proficua collaborazione». Il lavoro esposto si intitola «With Two Naked Eyes Watching Slime on the Ocean Floor» («Due occhi osservano la melma sul fondo dell’oceano», del 2019, della durata di 2'48'') e consiste in un filmato il cui sonoro è a cura di Micha Seidenberge l'animazione di Marcin Jeż.

«Si tratta di due spicchi di pompelmo che perdono la loro connotazione originaria e diventano ognuno una creatura immersa nell'acqua. Entrambe sospese nel buio in un ambiente del tutto innaturale e inaspettato», afferma la realizzatrice. «Sembrano due sopracciglia che si inarcano mentre si assaggia il gusto acido di un agrume». «Ho usato dei suoni con basse frequenze e dal ritmo incalzante, imitando il principio di comunicazione attraverso le onde sonore in acqua, detto “sonar”», gli fa eco il compagno, Micha Seidenberg, che si occupa di sonorizzazione.

«Ho potuto vedere tutto il processo di creazione dell'opera prima di mettere mano alla parte musicale che l'accompagna, dunque nella mia immaginazione sapevo già cosa fare. Ho usato dei sintetizzatori e siccome le idee erano chiare, non ho dovuto ricercare eccessivamente la strada giusta da percorrere», afferma ancora il nostro interlocutore.

Infine, Laura Binggeli della piattaforma videokunst.ch racconta l'idea alla base della proposta ticinese: «Vogliamo portare la videoarte contemporanea in luoghi dove non ci si aspetterebbe di trovarla, come le sale cinematografiche o il Palacinema di Locarno. L’obiettivo è avvicinare l’arte a un pubblico ampio, creando connessioni tra città e comunità artistiche».

Nell’opera di Valentina Pini, il punto di partenza sono, come detto, fette di pompelmo: dal loro calco in gesso, l’artista ha fatto realizzare un modello tridimensionale, che successivamente ha fatto ingrandire e animare digitalmente. I soggetti si trasformano, per così dire, in creature marine viscide, i cui tentacoli – simili a protuberanze – si muovono senza peso al ritmo di suoni elettronici. «Il mio invito a chiunque si avvicini ai miei lavori – conclude Pini – è quello di continuare a far lavorare l'immaginazione che scaturisce da un secondo sguardo su ciò che vediamo tutti i giorni, magari idee sulle quali di solito non portiamo l'attenzione che potrebbe meritare».

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