Svizzera

Viaggiatori dalla Cina: «Nessuna misura sanitaria alle frontiere»

L'UFSP attualmente non prevede di reintrodurre l'obbligo di presentare un certificato di vaccinazione, guarigione o test negativo – Berna, comunque, «analizza costantemente la situazione e la possibile comparsa di nuove varianti in collaborazione con gli esperti»
© KEYSTONE (AP Photo/Andy Wong)
Jenny Covelli
29.12.2022 14:32

Su 210 passeggeri in arrivo dalla Cina allo scalo milanese di Malpensa dal 26 dicembre, 97 sono stati trovati positivi al COVID-19. Lo ha spiegato ieri, con evidente preoccupazione, l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso. Nel paese del Dragone sono infatti state allentate le restrizioni anti-COVID e l'8 gennaio entrerà in vigore lo stop della quarantena obbligatoria (per entrare in territorio cinese sarà sufficiente un test negativo effettuato nelle ultime 48 ore). Migliaia di persone si sono rimesse in viaggio al di fuori dei confini, raggiungendo anche l’Europa, e milioni di altre lo faranno prossimamente anche in vista del Capodanno cinese. All’aeroporto di Milano Malpensa (scalo preferito per raggiungere il Ticino) su due voli provenienti dalla Cina sono stati trovati positivi rispettivamente il 38 e il 52% dei passeggeri. Tanto che il Governo italiano ha stabilito che tutti i viaggiatori in arrivo da lì (anche con uno scalo) dovranno eseguire il tampone rapido, verrà sequenziato il virus (per evitare il dilagarsi di nuove varianti) e verranno posti in quarantena. Ieri il ministro della Salute italiano, Orazio Schillaci, ha dichiarato di voler domandare anche ai Paesi vicini «di prendere questo provvedimento». La Germania ha escluso che farà riscorso ai test anti-COVID e la Francia sta ancora valutando la situazione. Che dire della Svizzera?

«Attualmente non è prevista l'introduzione di misure sanitarie alle frontiere», ci risponde l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). «In base alle attuali conoscenze, le varianti ad oggi in circolazione in Cina sono sottovarianti di Omicron, tra cui una nuova sottovariante BF.7. Non abbiamo indicazioni che questa causi un decorso più grave della malattia rispetto alle mutazioni di Omicron finora conosciute». Una (parziale) conferma in tal senso è appena arrivata dalla premier italiana Giorgia Meloni che, durante la conferenza stampa di fine anno, ha dichiarato che nei tamponi positivi eseguiti sui primi passeggeri sbarcati con voli diretti dalla Cina il 26 dicembre a Malpensa sono state trovate solo varianti di Omicron già conosciute e diffuse in Europa.

La richiesta a Berna

Il consigliere di Stato ginevrino Mauro Poggia, intervenuto ieri alla trasmissione Forum della RTS, ha dichiarato che intende presentare una richiesta alla Confederazione affinché i viaggiatori che arrivano in Svizzera proveniente dalla Cina debbano sottoporsi al test COVID. Ha in particolare espresso preoccupazione riguardo alla possibile diffusione di nuove varianti di Sars-CoV-2 e ha annunciato di voler informare della sua richiesta il presidente della Conferenza dei direttori cantonali della sanità, Lukas Engelberger.

Ma Berna, per ora, resta ferma sulla sua convinzione: al momento non ci sono restrizioni d'entrata dovute alla pandemia di COVID-19 e per recarsi in Svizzera non occorre presentare nessun certificato di vaccinazione, guarigione o test negativo. «La stragrande maggioranza delle persone in Svizzera è vaccinata, è stata infettata o entrambe le cose. Hanno quindi un elevato livello di protezione contro un decorso grave della malattia di COVID-19 - fa sapere ancora la portavoce dell'UFSP, Simone Buchmann -. Al momento non riteniamo che l'attuale situazione delle infezioni in Cina rappresenti un rischio maggiore». Fermo restando che «l'UFSP analizza costantemente la situazione e la possibile comparsa di nuove varianti in collaborazione con gli esperti».

All'estero si corre ai ripari

Per il momento, dunque, niente panico. Almeno in Svizzera. Gli Stati Uniti chiederanno il test negativo per il coronavirus ai viaggiatori provenienti dalla Cina a partire dal 5 gennaio. Taiwan ha annunciato ieri l'introduzione di test PCR per chi arriva dal Paese. L'India rende nuovamente obbligatorio dal 1. gennaio 2023 il test molecolare di negatività per tutti i viaggiatori in arrivo dalla Cina e da altri Paesi orientali: Giappone, Corea del Sud, Singapore e Thailandia, oltre alla regione amministrativa speciale di Hong Kong. I viaggiatori provenienti dalla Cina in arrivo in Giappone saranno obbligati a fare un tampone a partire da venerdì, e i positivo dovranno sottoporsi a una quarantena di sette giorni.

Il Comitato per la Sicurezza Sanitaria - Health Security Committee - dell'UE si è riunito per discutere della situazione. Sul profilo Twitter della Commissione che si occupa di salute è apparso un tweet: «Il coordinamento delle risposte nazionali alle gravi minacce transfrontaliere per la salute è fondamentale».

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