Ghiaccio bollente

Alla Cornèr Arena cambiare obiettivi è davvero troppo facile

A Lugano si è passati con sconcertante facilità da «il nostro obiettivo rimane la qualificazione diretta ai playoff» – parole e musica di Domenichelli nel giorno della presentazione di Gianinazzi – all’attuale «cerchiamo di terminare al meglio questa stagione»
Flavio Viglezio
Flavio Viglezio
13.01.2023 06:00

Sul bus partito in direzione di Ginevra, oltre a giocatori e staff tecnico sono salite anche rabbia e frustrazione. Per la sconfitta nel derby e, più in generale, per il momento delicatissimo in cui si ritrova l’HC Lugano. Sono giorni in cui la strategia di comunicazione – se di strategia si può parlare – ha fotografato in maniera impietosa le lacune a più livelli del club bianconero. Il desiderio di calmare le acque ha sortito l’effetto contrario e ad emergere è stata una preoccupante mancanza di lucidità sullo sfondo di un sempre più crescente stato confusionale. Prima del derby a giocatori e allenatori è stato imposto il silenzio stampa: ha parlato solo il ds Hnat Domenichelli e le sue dichiarazioni passeranno alla storia come un capolavoro del surrealismo. Dopo la sconfitta nel derby giocatori e coach sono tornati davanti a microfoni e taccuini, mentre – nel punto più basso di una stagione già altamente deficitaria – nessun dirigente ha ritenuto necessario esprimersi.

Ed allora l’unico che sembra avere ancora le idee chiare – forse anche troppo – è Luca Gianinazzi. Sì, sulle spalle del giovane tecnico – oltre ai tanti problemi che deve risolvere in pista – è caduto anche il peso della gestione della situazione verso l’esterno. Con tanti saluti al pieno sostegno da parte del club. Il Giana va avanti per la sua strada – che potrebbe fare d’altro? – ma il problema è che il suo Lugano, per risultati e classifica, è messo peggio di quello di Chris McSorley. Si è così passati con sconcertante facilità da «il nostro obiettivo rimane la qualificazione diretta ai playoff» – parole e musica di Domenichelli nel giorno della presentazione di Gianinazzi – all’attuale «cerchiamo di terminare al meglio questa stagione».

Gli obiettivi, dalle parti della Cornèr Arena, cambiano insomma alla velocità della luce. Troppo facile. Davvero troppo facile. Per provare a raggiungere i traguardi che si prefiggeva, il Lugano dovrebbe – o avrebbe dovuto – intervenire in un modo o nell’altro sul roster a disposizione del Giana. Ed invece, sotto questo aspetto, non sta accadendo nulla. È più semplice rivedere al ribasso e in piena corsa gli obiettivi, con buona pace di una tifoseria pure sull’orlo di una crisi di nervi. Ma sembra che non si voglia capire che se la disaffezione del pubblico ancora non si fa troppo sentire dal punto di vista delle presenze in pista, sul piano del coinvolgimento emotivo la sopportazione sta arrivando al limite.

Anche un tecnico di comprovata esperienza faticherebbe a gestire un contesto simile, figuriamoci un giovane coach di 29 anni alla sua prima esperienza in NL. Le competenze del Giana non c’entrano: è stato gettato nella fossa dei leoni senza le armi necessarie per combatterli e adesso deve cavarsela da solo. Mica facile. Ora il club è davanti a un bivio: dovrà decidere se andare avanti con Gianinazzi anche in assenza di risultati concreti – e con Domenichelli che ha candidamente affermato come diversi giocatori fatichino ad adattarsi al suo stile di gioco – o cambiare un’altra volta rotta e rimediare così l’ennesima figuraccia. Per il direttore sportivo non ci sono dubbi: Gianinazzi è intoccabile. Ma Domenichelli è pure intoccabile, per la dirigenza? Tante domande senza risposta. Sul bus per Ginevra ci sono solo rabbia e frustrazione.

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