Ventisei cantoni

Addio classi inclusive?

Il Canton Basilea Città è stato un pioniere del modello delle classi inclusive. Che proprio a Basilea sia stata lanciata un’iniziativa per ripristinare le classi di recupero e che questa abbia raccolto in tempo record il numero di firme necessario merita grande attenzione
Moreno Bernasconi
Moreno Bernasconi
17.01.2023 06:00

Il Canton Basilea Città è stato un pioniere del modello delle classi inclusive. Che proprio a Basilea sia stata lanciata un’iniziativa per ripristinare le classi di recupero e che questa abbia raccolto in tempo record il numero di firme necessario merita grande attenzione. Anche perché la richiesta di tornare alle classi speciali si fa sentire in altri Cantoni cittadini. Il lancio di un’iniziativa per ripristinare classi di recupero per gli scolari che presentano difficoltà particolari è clamorosa perché a lanciarla non è stata una fazione politica ma addirittura l’Associazione basilese degli insegnanti (il «Schulsynode Basel Stadt», che - come recita il suo sito - «promuove gli interessi professionali e sindacali dei docenti del Canton Basilea Città»). L’iniziativa è ora sui banchi del Gran Consiglio. È interessante notare che a chiedere il ritorno di classi di recupero siano anche diversi pedagogisti inizialmente favorevoli al cambiamento, convinti che con adeguati mezzi finanziari e il supporto di un numero sufficiente di pedagogisti curativi, il nuovo modello avrebbe avuto un successo assicurato. Ad esempio la vicepresidente dell’Associazione dei docenti basilesi e pedagogista Marianne Schwegler, secondo la quale, purtroppo, «l’introduzione delle classi inclusive non ha retto al confronto con la realtà». Quale realtà? «Nelle nostre scuole sta crescendo in modo significativo il numero di bambini psichicamente fragili, cui mancano capacità sociali basilari, come il controllo degli impulsi e la gestione degli insuccessi o la perseveranza» - annota Marianne Schwegler -. Tutte cose che normalmente vengono acquisite nei primi anni di vita in famiglia e che, se mancano, rendono l’insegnamento in classe estremamente problematico». A Basilea Città, anche bambini che hanno disturbi gravi o andicap sono integrati nelle classi normali. «Se un bambino ha solo difficoltà scolastiche ma è psicologicamente equilibrato e forte, nella maggioranza dei casi può essere integrato bene in una classe - afferma Schwegler -. Lo stesso vale anche per bambini con andicap fisici o anche intellettuali. Ma se in una classe diversi bambini hanno gravi problemi socio-emozionali e di comportamento, i docenti sono costretti a reagire con misure disciplinari eccezionali che nuocciono all’insieme della classe e comportano perdite di tempo enormi». Per Schwegler l’esperienza pratica dei docenti (suffragata da sondaggi rappresentativi) contraddice la visione rosea di esperti e funzionari scolastici che hanno vantato il modello delle classi inclusive come un’operazione vincente per tutti. Nella realtà «si rischia di ottenere proprio il contrario di quanto si voleva: a risultare sfavoriti non sono infatti gli alunni dotati che vivono in un contesto familiare favorevole, in grado di superare situazioni sistematicamente critiche in classe, ma quelli con meno capacità e che vivono in contesti sociali non facili». Gli scarsi risultati di Basilea Città nel ranking scolastico nazionale confermano d’altronde che c’è un problema. Il problema che solleva l’iniziativa dei docenti di Basilea Città è sentito in modo acuto in altri Cantoni cittadini. A Zurigo un sondaggio recente indica che tre quarti degli intervistati vuole tornare alle classi speciali. A Berna, il Gran Consiglio chiede di rivedere il modello delle classi integrative. E nel Canton Vaud questo problema è in parte responsabile della disfatta elettorale della consigliera di Stato Cesla Amarelle, alla testa del Dipartimento istruzione, clamorosamente non rieletta nella primavera dello scorso anno. La sua cocciutaggine nel rifiutare una discussione aperta ed eventuali correttivi riguardanti la scuola inclusiva da lei propugnata le ha tolto non pochi sostegni. A detta dei fautori di un ritorno a classi di recupero, nelle scuole di molte realtà urbane svizzere la sfida dei docenti appare spesso proibitiva. Non solo è assai elevato il numero di bambini provenienti da famiglie disagiate ma elevato è anche il numero degli alunni che non sono di lingua madre tedesca o francese. In molte classi l’obiettivo dell’integrazione di tutti ad ogni costo nella medesima classe risulta essere, nella realtà, più che un vantaggio un boomerang.