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Il commento

Altro che «Facciamoci Belli», Municipio e Consiglio comunale fra sberloni e autocritica

I cittadini, ancora una volta, dall’aggregazione, hanno sconfessato alle urne chi amministra la Turrita
Alan Del Don
27.09.2026 18:49

Altro che «Facciamoci Belli», dal nome del comitato civico a favore della valorizzazione dei castelli. I referendisti li hanno fatti neri. La loro è stata una vittoria schiacciante. Hanno rifilato due sonori sberloni sia al Municipio e al Consiglio comunale sia ai partiti storici di Bellinzona che sostenevano compatti il progetto da 19 milioni di franchi. I cittadini, ancora una volta, dall’aggregazione, hanno sconfessato alle urne chi amministra la Turrita. Era già successo il 21 gennaio 2018, con il 58,3% degli aventi diritto di voto che aveva bocciato gli onorari dei municipali. Allora a promuovere il referendum erano stati degli schieramenti agli antipodi: Lega-UDC (che avevano e hanno tuttora un esponente nella stanza dei bottoni) da una parte e Movimento per il socialismo dall’altra. Stavolta, invece, sulle barricate c’era una specie di armata Brancaleone formata dal Noce, dal Partito comunista, da Avanti con Ticino & Lavoro e da HelvEthica nonché, di transenna, dall’MPS e dall’UDC. Percentualmente, assieme, arrivano al 10-15% delle schede.

Si capisce facilmente quanto quella andata in scena ieri sia una vera e propria “débâcle” dell’establishment della capitale. Chiamato ora a fare una profonda autocritica e a trarre le inevitabili conseguenze ad un anno e mezzo dalle elezioni comunali. «Mettersi in discussione è il modo migliore per capire gli altri», diceva Michelangelo, il Maestro della volta della Cappella Sistina e del Giudizio Universale. Quando si parla di progetti strategici - come era, e lo è tuttora, la «rinascita» dei fortilizi - l’Esecutivo inciampa sempre. L’unico che è davvero andato in porto, dal 2017, è l’edificazione delle costruende Officine a Castione, ma grazie alla perseveranza e al tesoretto delle Ferrovie (dato che i costi sono più che raddoppiati, passando dagli iniziali 360 agli attuali 755 milioni). Palazzo Civico fa una fatica tremenda a far passare idee e concetti. C’è un distacco preoccupante fra la politica e la società civile. Una frattura progressiva che va oltre la disaffezione alle urne (nemmeno la metà dei bellinzonesi si è espressa sugli amati manieri) e che alimenta un senso di sfiducia, in quanto le decisioni prese vengono viepiù percepite come distanti dai bisogni reali della cittadinanza. Se poi, nel vivo della campagna, nei loro slogan PLR, PS, Il Centro e Lega abbandonano pure la denominazione di Fortezza perché intuiscono che tira una brutta aria, ecco che a conti fatti non ci si deve meravigliare se i risultati lasciano alquanto a desiderare.

L’unico rilancio che, in questo momento, serve come il pane è quello del dialogo. Con la popolazione, certo, e soprattutto con il comitato referendario che ha sgretolato il piano portato avanti da Città e Cantone. Ciò affinché non si getti alle ortiche il lavoro intrapreso dal 2014 e che ha visto in prima fila luminari come il professore universitario Patrick Cotting e la direttrice del Museo nazionale svizzero Denise Tonella. Tutti concordano su un punto: i manieri necessitano di essere messi, uno, al passo coi tempi dal punto di vista dell’offerta museale; e, due, in rete così che possano essere meglio collegati con il centro storico.

Si riparta da qui, come auspica peraltro il vero trionfatore della chiamata alle urne: l’ex sindaco Brenno Martignoni Polti. Con un altro “coup de théâtre” della sua garibaldesca carriera politica ha saputo cogliere per l’ennesima volta l’umore della piazza dopo le due vittorie al ballottaggio per la poltrona più ambita (nel 2004 e nel 2008) e quella, altrettanto sorprendente, del 23 settembre 2001 contro la privatizzazione delle allora Aziende municipalizzate.