Appetiti dannosi

Pioggia e neve sono state avverse alla navigazione con il battellino. È stato un peccato non poter fornire il Barbera fatto col mulo, soprattutto perché mi sono perso l’occasione di sentire le opinioni degli amici sull’altra sponda del Ceresio sui fatti d’attualità di cui si parla e straparla ultimamente con degenerazioni venute a noia. Asia, essendosi ammaccata un braccio scivolando con la sua bici elettrica rosa mentre tentava di creare un content per TikTok sulla nevicata, è rimasta quieta nella cabina del battellino. Tra una chiacchiera di carnevale e l’altra abbiamo finito per parlare del nostro esercito.
La mia amica microinfluencer del lago, che di solito nei cannoni (quelli da sparo) mette i fiori, s’è chiesta se adesso che l’Italia ci ha dichiarato guerra, e che Trump quando è gentile ci sputa in faccia, non abbia ragione il consigliere federale Martin Pfister a chiedere 31 miliardi di franchi supplementari per l’ammodernamento delle forze armate. Il finanziamento avverrebbe con un aumento dell’IVA che svuoterebbe le tasche dei consumatori per 3 miliardi l’anno. I soliti polli dovrebbero passare alla cassa anche stavolta. Intuita la fregatura, Asia c’è rimasta male e s’è fatta un problema di coscienza, ma non deve preoccuparsi: si possono stroncare trovate tanto scellerate, a maggior ragione dopo gli sperperi dell’ex capa dipartimento Viola Amherd, senza per questo sentirsi degli sfasciatori dell’amata Elvezia.
L’idea del ricorso all’IVA sembra comunque già seppellita. Il caporedattore del CdT Giovanni Galli ha scritto lucidamente che «un aggravio d’imposta ha una minima chance di passare se c’è un corrispettivo impegno a contenere le spese generali, un ambito in cui il Parlamento, finora, è stato solo in parte adempiente. Se la politica non sa mettere un freno ai suoi appetiti, la battaglia è persa in partenza». Ecco, gli appetiti: quanti danni possono creare. E a quante pericolose battaglie possono portare. Tra un mese, otto anni dopo la bocciatura dell’iniziativa che proponeva di abolire il canone radiotelevisivo, il popolo svizzero dovrà esprimersi sulla nuova iniziativa che chiede di abbassare il canone a 200 franchi. Che c’entrano gli appetiti?, ha domandato la mia amica che vive nel mondo digitale dei social. C’entrano perché, scampato il pericolo dell’eliminazione del canone, la SSR è andata avanti con arroganza a spendere e spandere come se tutto fosse acquisito per l’eternità, compresi gli appetiti retributivi della direzione e del consiglio d’amministrazione.
Sono cose verificabili e non inventate da tre pirla al bar imbesuiti da quelli che ce l’hanno su con i rossi. Dicendo ciò si diventa automaticamente nemici della democrazia, della cultura, del federalismo, della coesione nazionale, degli interessi regionali, di un’informazione capillare sul territorio. Sta di fatto che con il taglio del canone già deciso dal Consiglio federale e con lo spettro dell’iniziativa sui 200 franchi la SSR ha partorito un piano di riorganizzazione aziendale. Non poteva agire prima evitando le insidie e i manicheismi della nuova chiamata alle urne? Asia s’è messa a ravanare nella Rete per farsi un’idea dell’aria che tira (mi risulta che abbia fatto delle ricerche anche sui tre pirla al bar). Alla fine dirà il popolo cosa vuole giudicando l’offerta della SSR. Sul battellino conosciamo bravi professionisti radiotelevisivi che svolgono bene il loro lavoro e che non meritano di essere puniti per la iattanza dei loro dirigenti.


