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Il commento

Balogun graziato dalla FIFA: scusate, ma quale sorpresa?

La sospensione della squalifica ai danni dell’attaccante statunitense s’inserisce alla perfezione nel solco scavato dalla premiata ditta Gianni Infantino-Donald Trump – E il presidente americano, infine, è entrato in scena ai suoi Mondiali
Massimo Solari
06.07.2026 06:00

Dispiace soprattutto per gli Stati Uniti. La squadra di Mauricio Pochettino, sin qui, aveva sviluppato un calcio coraggioso, entusiasmando non solo i tifosi di casa e guadagnandosi pienamente l’accesso agli ottavi di finale. Beh, in caso di qualificazione ai quarti, la selezione a stelle e strisce diventerà la più impopolare. Figuriamoci se, contro il Belgio, dovesse segnare Folarin Balogun.

L’attaccante degli USA, come noto, è stato graziato dalla FIFA e dal vituperato articolo 27 del Codice disciplinare che, al termine delle qualificazioni, aveva già offerto un salvacondotto a Cristiano Ronaldo. Niente squalifica, arbitro e VAR – brutti e cattivi – hanno commesso un grave errore, penalizzando oltremodo gli Stati Uniti. Cosa per altro vera, osservando la sfortunata dinamica del fallo costato il rosso diretto a Balogun nei sedicesimi contro la Bosnia. In queste ore, in ogni caso, imperversano indignazione e sbigottimento, oltre al comprensibile malumore della Federcalcio belga. Ma signori: l’unica cosa fuori luogo, a fronte della vicenda che ha travolto il Mondiale 2026, è proprio la sorpresa. Quanto deciso dalla FIFA, infatti, rispecchia fedelmente lo stile abbracciato dall’organizzazione sotto Gianni Infantino. E in particolare tante decisioni prese nell’orbita dell’amministrazione Trump.

Detto della pena con la condizionale concessa a CR7, insieme a Messi il prodotto più spendibile sul mercato e in chiave social, val la pena ricordare un paio di altre tappe d’avvicinamento. Nel quadro del primo Mondiale per club a 32 squadre, consumatosi la scorsa estate sempre negli Stati Uniti, l’ammissione dell’Inter Miami – e dunque, né più, né meno, di Messi – fu per esempio resa possibile facendo leva su criteri improvvisati. Infantino aveva bisogno del fenomeno argentino. E se l’è preso, con il beneplacito di Donald Trump, spettatore interessato dell’antipasto ai veri Mondiali. La genesi del primo Premio per la pace della storia targato FIFA, per contro, non merita particolari digressioni. Occorreva compiacere l’inquilino della Casa Bianca e il locatore dell’edizione 2026 della Coppa del Mondo, e così è avvenuto, indipendentemente dalla bontà effettiva delle azioni intraprese per scongiurare la guerra e in anticipo su un destino fatto – al contrario – di conflitti alimentati consapevolmente.

Già. E chissà che cosa starà pensando proprio l’Iran, partecipante necessario e al contempo rigettato. Per sfiorare una qualificazione alla fase a eliminazione diretta che avrebbe avuto del clamoroso, il Team Melli è stato obbligato agli straordinari, sia sul piano logistico, sia a livello psicofisico. Così ha deciso il Governo americano e così ha accettato che avvenisse la FIFA, senza sconti. Questi ultimi, appunto, si applicano à la carte, e a maggior ragione se a caldeggiarli – dall’altra parte della cornetta – è il padrone di casa, colui a cui sarà gentilmente ed eccezionalmente accordato di consegnare la coppa ai vincitori. Donald Trump aveva brillato per la sua assenza da questi Mondiali. I suoi Mondiali. Ora ha semplicemente deciso di entrare in scena. E di indirizzare, una volta di più, le decisioni dell’amico Gìani.

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