Commento

Bellinzona e Locarno, città ancora incompiute

Non facciamoci illusioni: il 2026 sarà molto simile all’anno che stiamo per salutare, sia all’ombra della Fortezza sia in riva al Verbano
Alan Del Don
31.12.2025 06:00

In un bailamme di sonorità, Bellinzona e Locarno si distinguono per la loro complessa progressione di accordi, come se al sassofono ci fosse John Coltrane. Non facciamoci illusioni: il 2026 sarà molto simile all’anno che stiamo per salutare, sia all’ombra della Fortezza sia in riva al Verbano. Sono due città sovrapposte, che condividono lo stesso spazio geografico (il Sopraceneri), e che da un lustro sono costrette a controllare la spesa e, possibilmente, a trovare il modo di aumentare le entrate. Non devono ignorarsi, come suggerisce China Miéville nel suo romanzo che parla di due centri immaginari legati ma divergenti, che si sviluppano a livello socioeconomico seguendo dei filoni ben distinti.

Nel primo caso i confini sono già stati ridefiniti. L’aggregazione del 2017 ha partorito un polo forte al momento solo sulla carta. Che manca ancora di coesione fra i tredici quartieri. Non è vero, come sottolineato da un paio di consiglieri comunali durante l’ultima seduta di Legislativo, che la Turrita pecca di visione. Piuttosto è giusto il contrario: ne ha fin troppe. Con il rischio, uno, che si faccia confusione e, due, che non si sappia verso quale direzione convogliare forze e risorse che sono - rispettivamente - utilizzate a volte non in modo ottimale e limitate da una situazione finanziaria tuttora instabile.

All’orizzonte si profilano investimenti non più procrastinabili nell’edilizia scolastica, con istituti vetusti che necessitano di ammodernamenti e, in alcuni casi, persino di ampliamenti. Ai pompieri serve finalmente una caserma moderna (la soluzione individuata a Sant’Antonino non fa l’unanimità), mentre la Croce Verde è stretta nella sua e si sta guardando in giro oramai da un po’. Non parliamo poi dei progetti strategici. Rilancio dei castelli a parte, gli altri hanno dovuto fare i conti con ricorsi e pasticci pianificatori che ne stanno oltremodo rallentando la realizzazione. Lo diciamo da anni. Il Municipio in questo caso ha le mani legate. Ma la democrazia non può piacere solamente quando fa comodo.

A nostro avviso è auspicabile un dialogo più costante con la popolazione, non limitato cioè a quanto impone la legge relativamente alla pubblicazione e alla messa in consultazione delle opere. I cittadini vanno coinvolti maggiormente. Se poi, come è verosimile, qualcuno o le forze politiche rimarranno contrari ad un determinato progetto, oltre a mostrare il pollice verso potranno far uso dello strumento del referendum. Che si raccolgano le firme e si vada a votare, di modo che il destino di un cantiere sia deciso una volta per tutte dalla popolazione, che ne è la principale beneficiaria.

A Locarno, in questi mesi, si è andati eccome a (ri)tastare il polso ai cittadini per capire cosa ne pensano dello scenario di aggregazione denominato «Urbano» che, oltre alla città, interessa Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia. Quando vedrà (se la vedrà) la luce il futuro Comune? Domanda da un milione. Il prossimo aprile saremo al giro di boa della legislatura. Se se ne arrivasse ad una nel 2029-2030 sarebbe già un successo. Nel frattempo, alla stregua di Bellinzona, anche la città sul lago sta cercando di attirare nuovi residenti e aziende per incrementare il gettito fiscale senza, al momento, alzare il moltiplicatore d’imposta. Parallelamente sta cambiando pelle grazie alle lungimiranti iniziative pubbliche e private di riqualifica urbana. Locarno si fa bella prima delle nozze, percorso inverso rispetto a quello compiuto dalla capitale. Così uguali, così diverse, desiderose di spiccare il volo per il bene del Ticino di domani. Dalla melodia e dall’enfasi si passi ai fatti. In sottofondo, Coltrane.

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