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Il commento

Donald Trump peggio di Pulcinella

Con l'ex presidente, i segreti statunitensi non sono, decisamente, al sicuro — Secondo ABC News, il tycoon avrebbe spifferato dati top secret su sottomarini nucleari a un cliente australiano: quest'ultimo avrebbe condiviso le informazioni con almeno altre 45 persone
Giacomo Butti
06.10.2023 13:00

Pulcinella, famosissima maschera napoletana della commedia dell'arte, fa della sua lingua lunga un tratto distintivo. Furbo o ingenuo (come molte altre caratteristiche, anche questi opposti si mescolano nel personaggio), va rivelando i segreti dei potenti a chiunque si trovi a tiro. La casa dello scanzonato Pulcinella è il teatro. Ma – evidentemente – deve aver fatto di Mar-a-Lago una residenza secondaria. Inspiegabili, altrimenti, le notizie che di mese in mese arrivano da oltreoceano, fronte Donald Trump.

L'ultima? Secondo ABC News, il tycoon avrebbe rivelato informazioni top secret sui sottomarini nucleari statunitensi a un cliente australiano del resort localizzato in Florida. Questo, poi, avrebbe condiviso le rivelazioni con almeno altre 45 persone (compresi 6 giornalisti, 11 suoi dipendenti, 10 dirigenti australiani e 3 ex premier australiani). Alla faccia del segreto di Pulcinella! Per un altro ex presidente, parleremmo di scandalo. Per Trump è un venerdì qualsiasi. Già accusato di cattiva gestione di documenti riservati (un processo è atteso a maggio 2024 sui documenti secretati rinvenuti nella villa di Trump dall'FBI), per The Donald il caso non rappresenta alcuno scoglio e non c'è dubbio che affronterà la situazione con la solita, studiata, nonchalance.

Abbastanza ingenuo da compiere simili scivoloni, abbastanza furbo da saperli sfruttare a proprio favore. Più nei guai a livello giudiziario, più lanciato verso una nuova corsa alla Casa Bianca. Double or nothing, lascia o raddoppia. È la storia di Trump, che con ogni probabilità – esclusi grandi colpi di scena – farà sua la nomination repubblicana per le elezioni del 2024. La scorsa settimana, invitato al dibattito TV con gli altri aspiranti repubblicani alla presidenza, il tycoon non si è presentato. Come a dire: «Io gioco in un'altra lega».

Una mossa degna del miglior stratega? O semplicemente, come speculano taluni, paura del confronto? Nel dualismo di Trump – oggi incendiario domani remissivo, prima ricco poi povero (è accusato, ora, di aver gonfiato di oltre due miliardi di dollari il valore degli asset aziendali per ottenere migliori condizioni da banche e assicurazioni) – è sempre difficile tenere il conto.

Ma una cosa è certa. Se politica e teatro condividono le maschere, anche nella realtà una commedia può in fretta assumere contorni tragici.

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