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Il commento

HC Lugano, nuovi passi per colmare il divario

Dopo l’anno della rinascita, il club bianconero ha investito per migliorare il pacchetto straniero e per blindare i suoi top players svizzeri - Il ritrovato entusiasmo non si è ancora tradotto in una forte crescita degli abbonamenti e la concorrenza del calcio rappresenta una variabile in più di cui tener conto
Fernando Lavezzo
09.09.2026 06:00

Il quinto posto in regular season, un’identità di gioco riconoscibile e 400 spettatori in più a partita rispetto al disastroso campionato precedente. Non c’è dubbio: nonostante la secca eliminazione nei quarti di finale dei playoff contro lo Zurigo, la stagione 2025-26 dell’HC Lugano, quella della ricostruzione, è stata un successo. Per i risultati ottenuti, sì, ma soprattutto per il ritrovato entusiasmo dell’ambiente bianconero. Tutto questo, purtroppo, non si è ancora tradotto in un aumento concreto degli abbonamenti. Ieri ne sono stati annunciati 4.018. Una lieve crescita. Il muro dei 5.000, abbattuto prima della pandemia, resta un miraggio. Ma come dice Vicky Mantegazza, l’importante è che alla Cornèr Arena si torni a respirare l’atmosfera della scorsa stagione (5.572 spettatori di media). Poco importa se a riempire i seggiolini rimasti liberi saranno i singoli biglietti o i nuovi tesserati.

La fiducia dei tifosi si riconquista un passo alla volta e l’HCL è sulla buona strada. Costretto a muoversi in un contesto altamente competitivo e concorrenziale, in cui da tempo non è più il «re del mercato», il club bianconero deve inoltre confrontarsi con una nuova variabile: l’FC Lugano e la sua scintillante AIL Arena. Nelle prime tre partite casalinghe di Super League, la squadra di Mattia Croci-Torti ha registrato una media di 6.658 spettatori, con un tasso di occupazione del 76%. Nella scorsa stagione, l’affluenza media nel vecchio Cornaredo era di 3.583 spettatori. Insomma, l’«effetto stadio» si è fatto sentire, eccome. Un effetto che l’hockey su ghiaccio ha già sperimentato in molte parti della Svizzera, Leventina compresa. Le strutture moderne attirano più pubblico. E i risultati - come sembra essere il caso per l’FCL - lo trattengono. L’HCL, dal canto suo, può contare su una forte tradizione e decenni di stabilità, societaria e sportiva. Ma non vince da vent’anni e non può sedersi sugli allori del passato. La dirigenza lo ha capito e, pur tenendo i piedi per terra, vuole dare battaglia. Un po’ alla volta, il livello della squadra sta crescendo. Dodici mesi fa è stato fatto un investimento importante sullo staff tecnico, la cui importanza era stata sottovalutata nelle stagioni precedenti. A questo giro, il direttore sportivo Janick Steinmann si è invece focalizzato sul pacchetto straniero, cercando di correggere il vero punto debole dello scorso campionato.

Con gli innesti di Thomson in difesa e di Innala e Lycksell in attacco, Tomas Mitell dispone di maggiore talento e creatività, senza però rinunciare a leadership e spirito di gruppo. La speranza è quella di colmare, almeno in parte, il divario con le squadre più attrezzate, ma l’operazione richiederà tempo e costanza. Steinmann ne è perfettamente consapevole e sta infatti operando con un occhio al presente e uno al futuro. Ad eccezione di Shore, che ha firmato solo fino al 31 ottobre, tutti gli stranieri del Lugano hanno un contratto valido almeno fino al 2028 (2029 nel caso di Lycksell). Questo garantisce continuità all’ossatura della squadra, che un po’ alla volta ha pure blindato i migliori svizzeri: da Thürkauf e Simion ai tempi del ds Domenichelli, fino a Müller, Fazzini e Canonica. Sognare è importante, ma pianificare lo è di più.

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