La serata paradossale dopo la sconfitta del PLR

Giovedì in quel di Locarno, in occasione del primo Comitato cantonale del post elezioni, si è vissuta una serata per certi versi paradossale. La critica da parte degli aderenti (ma non chiamiamola base) al Partito liberale radicale era attesa e c’è stata. L’autocritica del vertice, in primis da parte del presidente Alessandro Speziali, era più che doverosa, invece è stata sfuggente, priva di sostanza e di mordente. Il presidente, al suo primo appuntamento con le cantonali, non ha fatto di certo il botto e i due seggi persi in Parlamento pesano. A tratti nella lunghissima serata, alla presenza di un’ottantina di persone, è parso di rivivere il post elezioni del 2011, l’anno del botto della Lega (raddoppio in Governo e con +6 seggi in Gran Consiglio) e del crollo del PLR (dimezzato nell’Esecutivo e con -4 seggi in Parlamento), con l’allora presidente Walter Gianora massacrato ed inerme nell’ascoltare tacendo le critiche, messo all’angolo e incapace di dare una prospettiva. Quella di giovedì è stata una serata sprecata e non serve a nulla dire che «si tratta di capire a freddo quali sono i meccanismi che possiamo migliorare, ce ne sono parecchi». Il tempo vola e le elezioni federali sono dietro l’angolo. Il fatto di non essere arrivati con una ricetta per il riscatto d’ottobre lascia perplessi: un partito deve reagire subito, è finito il tempo degli approfondimenti analitici e dei gruppi di lavoro che portano risultati a mesi di distanza, quando a nessuno importerà più di sentire dotte analisi su ciò che è stato. La Lega ha toppato le elezioni cantonali e ha immediatamente reagito.
Certamente per chi conduce in Via Monte Boglia è tutto più facile, dire di passare all’opposizione è semplice e semplicistico, ma tra questo modo sbrigativo di voltare pagina e quello macchinoso e inconcludente del PLR c’è un abisso. Ora si pensa di ripescare la «R», di ridare fiato ai radicali ed è l’ammissione che nel PLR si stava meglio quando si stava peggio, quando le ali se le dicevano e politicamente se le davano di santa ragione. Erano divisi? Sì, ma facevano discutere. Il partito era vivo. Ora la situazione è piatta, l’elettorato generoso nel distribuire una quantità di voti preferenziali ai candidati di liste avversarie e i candidati del PLR risultano (alla prova dei fatti) incapaci di raccogliere consensi al di fuori. Delle due l’una: o sbagliano gli elettori liberali radicali, ma attenzione a puntare l’indice su chi ancora fa uso della scheda di partito nell’era in cui è in crescita quella non intestata, oppure sono i candidati che, per loro indole o per il complesso modo di rappresentare in maniera dogmatica il credo del partito, non osano più neppure fare l’occhiolino a un’idea che non sia quella dettata dall’establishment. Speziali è stato più volte sfuggente nelle sue spiegazioni, facendo sfoggio di metafore culinarie (il menu, la cucina e le idee da frullare) dimenticando che molti lo stavano friggendo con un nonnulla di burro a fuoco neppure troppo lento. Alla fine si è lasciato scappare un «stasera mi sono anche divertito», una frase dettata dalla frustrazione ma inopportuna e che ha lasciato sbigottiti i più che, con cuore, passione, delusione e rabbia avevano mostrato sofferenza e frustrazione nei confronti della linea presidenziale, ma anche del gruppo e perfino del consigliere di Stato in carica reo di «non presentare le riforme che andrebbero fatte». Il più divertito dalla serata sarà stato (a distanza) Sergio Morisoli, già esponente PLR (fondamentalmente cacciato perché inviso al vertice di allora) ed oggi trascinatore delle idee politiche dell’UDC, al quale è stato riconosciuto di aver «portato a spasso» il PLR parlamentare e dirigenziale con il suo ormai famoso decreto che stabilisce una ovvietà già messa nero su bianco: il pareggio dei conti. Quello che (tra l’altro) un tempo era il tema della parte più liberale del PLR. Ma se è vero che c’è chi ha tenuto molti al guinzaglio e li ha portati a spasso, è altrettanto vero che c’è chi a spasso si è lasciato portare.
Il vertice del PLR è sembrato fermo a leccarsi le ferite, incapace di abbozzare una diagnosi. Della serie «prendiamoci un’aspirina e tutto passerà». Ma già per le federali occorrerà dare una svolta, una lista capace di attrarre, fare discutere e generare anche un po’ di sana concorrenza nella sempre più interessante corsa verso Berna. Quando, ormai a tarda ora, è stata pubblicata la composizione della cosiddetta «Commissione cerca» per le Federali, è balzata all’occhio la vecchia struttura della stessa: un numero di persone praticamente pari a quella dei candidati da individuare e la dogmatica rappresentanza geografica. Insomma, dal PLR, che non intende congiungere la sua lista con il Centro, si attende la prossima mossa. Forse un indizio Speziali lo ha dato quando ha parlato di «lista tematica». Sarà questa la sua prima risposta dopo il tonfo alle cantonali.



