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Il commento

Non porgere l'altra guancia

Che cosa si può fare quando si prende uno schiaffo, appioppato all’improvviso e ingiustificato? Ci riferiamo all’inaspettato diniego del Consiglio federale a un piccolo ritocco della perequazione finanziaria intercantonale
Alessio Petralli
13.04.2026 06:00

Che cosa si può fare quando si prende uno schiaffo, appioppato all’improvviso e ingiustificato? Ci riferiamo all’inaspettato diniego del Consiglio federale a un piccolo ritocco della perequazione finanziaria intercantonale. Correzione ben motivata dal fatto che nei complessi meandri della perequazione la presenza cospicua di frontalieri ci fa «più ricchi» («meno poveri») di quanto in effetti siamo. Ma il Consiglio federale ha detto che è tutto rimandato fra quattro anni, dopo che sarà stato allestito il «rapporto sull’efficacia della perequazione». Campa cavallo…, anche se il cavallo ticinese da qui al 2030 rischia di tirare le cuoia, visto che abbiamo un tasso di povertà doppio rispetto alla media svizzera, salari più bassi di almeno il 20%, premi di cassa malati più alti, ecc. Non vorremmo che questo triste elenco si trasformasse in una litania funebre. Sarebbero stati nove milioni in più per il Canton Ticino. Pochi, ma un segnale nella giusta direzione in un sistema che vede un flusso incrociato di denaro di più di quattro miliardi di franchi. Non dimentichiamo che la perequazione intercantonale rappresenta le fondamenta del federalismo: se «altamente iniquo, non funziona e contiene evidenti distorsioni» (Christian Vitta) rischia di crollare tutto.

Il Consiglio di Stato ticinese ha reagito prontamente, soprattutto attraverso il suo presidente Norman Gobbi che, intervistato a caldo da Teleticino, ha parlato di «schiaffo al canton Ticino, alla coesione nazionale e al principio di solidarietà». Anche Vitta, solitamente misurato, non le ha mandate a dire e nella pagina di approfondimento del Corriere del Ticino di mercoledì scorso ha rincarato la dose sottolineando il perpetuarsi di una «profonda ingiustizia». La motivazione del rifiuto, secondo il direttore del DFE, va ricercata nella volontà delle autorità federali di «non urtarsi contro realtà più ‘grandi’ del Ticino». Sia che si tratti dei rapporti della Confederazione con l’Italia, sia che si tratti del canton Ginevra, che secondo Gobbi si è messo di traverso e avrebbe avuto un peso determinante su Karin Keller Sutter (KKS) e sul Consiglio federale. E allora che si fa? L’auspicio è che la nostra classe politica reagisca compatta, ma da alcuni membri della deputazione ticinese a Berna giungono inviti alla calma e all’autocritica: Greta Gysin esorta a non irritare la ministra (KKS) con paragoni impropri (Gobbi ha dichiarato che Giancarlo Giorgetti, ministro dell’economia e delle finanze italiano, è più disponibile di KKS). Fabio Regazzi ritiene invece che non si tratti di personalismi e invita il governo ticinese a non irrigidirsi, temendo un possibile «decurtamento dei ristorni» minacciato a caldo da Gobbi.

Più a freddo segnaliamo invece due articoli di venerdì scorso: «Con la perequazione non si risanano i conti» (Corriere del Ticino), «I conti non tornano» (laRegione). Il primo titolo riguarda un contributo del consigliere nazionale UDC Piero Marchesi che parla di «reazione sguaiata» del Consiglio di Stato, mentre il secondo è del direttore de laRegione Daniel Ritzer che accusa invece il governo ticinese di «approccio vittimistico-demagogico». Se da destra e da sinistra arrivano simili rimproveri forse è la dimostrazione che il Consiglio di Stato ha reagito con la giusta forza e chiarezza, con i conti che potrebbero tornare proprio grazie a un’equa perequazione. Con un richiamo un po’ ardito all’ottavo capitolo de Il Principe di Machiavelli («le ingiurie si debbono fare tutte insieme»), riguardo ai più di cento milioni di ristorni versati ogni anno all’Italia (attualmente l’unica vera arma negoziale del Cantone) non è quindi opportuna una decurtazione. O tutto o niente. E se si deciderà per il tutto, potremo forse cominciare a puntare ai 576 milioni del canton Friborgo, a fronte dei nostri 98, se proprio non vogliamo richiamare l’inadempiente canton Vallese con i suoi 861 milioni. Con un Ticino che passa decisamente all’azione per rimanere un cantone svizzero, sarà KKS a chiamare il Consiglio di Stato.