Oasis Live '27, la lotteria dei biglietti non ci rende meno arrabbiati

La premessa, rispetto alla reunion del 2025, è diversa. La vendita dei biglietti per il tour 2027 degli Oasis non sarà né aperta né generale. L'iter, per noi fan della prima ora, è fin troppo noto: registrazione via sito ufficiale entro il 17 settembre, selezione randomica e codice personale per accedere alla vendita, coda per (sperare di) acquistare il tagliando. Nell'agosto del 2024, invece, migliaia e migliaia di persone si riversarono nelle code virtuali di Ticketmaster sin dal principio, con attese infinite, pagine bloccate, biglietti esauriti e prezzi schizzati alle stelle complice il cosiddetto dynamic pricing.
A questo giro, gli Oasis hanno aggiunto un doppio filtro. La registrazione con lotteria e, appunto, l'accesso alla vendita per i (relativamente) pochi fortunati. Un meccanismo che, nelle intenzioni della band e degli organizzatori, dovrebbe rendere più fluido il processo di acquisto una volta conclusa la coda e, parallelamente, ridurre l'azione di bot e bagarini 2.0. Intendiamoci: non siamo di fronte a una novità assoluta, al contrario. Gli stessi Oasis avevano allestito una formula simile per le date aggiuntive di Wembley nel 2025, mentre di recente il sistema era stato adottato dai Radiohead (con risultati discutibili e codazzo di polemiche).
Arrivati sin qui, la domanda sorge spontanea: è lecito arrabbiarsi, a maggior ragione se come detto siamo fan sfegatati degli Oasis dalla notte dei tempi, di fronte a un sistema aleatorio? Sì, se pensiamo ai primi anni Duemila quando il ticketing non era in mano a un monopolista come Ticketmaster e, in generale, era molto più semplice acquistare un biglietto. Anche per una band dal seguito planetario come gli Oasis. No, se il metro di paragone è il caos legalizzato della vendita generale del 2024. Se, due anni fa, è stata premiata la rapidità, al netto dei bot e dei bagarini, a questo giro il caso dovrebbe – il condizionale è d'obbligo – garantire una gara equa e leale. In mezzo, evidentemente, c'è un discorso di marketing della scarsità: i fratelli Gallagher, nel 2025, sono tornati insieme sullo stesso palco dopo 16 anni di pausa e litigate a mezzo stampa, dando l'impressione, e qui veniamo anche al 2027, che l'idillio ritrovato possa spezzarsi da un momento all'altro. Potrebbero, e forse vorrebbero, fare più date delle 38 appena annunciate, ma così facendo band, management e organizzatori possono massimizzare i profitti: perché accontentare la domanda, altissima, quando puoi ridurre l'offerta di dieci o, addirittura, venti volte?
Sorridiamo, in ogni caso, di fronte al quiz per fermare possibili bot, ovvero «quale album hanno pubblicato gli Oasis nel 1995?». Sia perché la risposta, banalissima, non può minimamente consentire l'ingresso in un ipotetico gotha dei veri fan sia, ancora, perché su Google questa precisa domanda è finita in tendenza. A conferma che, beh, forse c'è chi vuole mettere le mani sui biglietti per poi rivenderli. E qui entriamo nell'altro, grande tema: il mercato secondario. Nel 2024 gli Oasis si erano scagliati contro il secondary ticketing e, nello specifico, Viagogo riaffermando la centralità di Ticketmaster e di un altro partner per la rivendita ufficiale. A noi andò bene proprio sfruttando questo canale, ma c'è anche chi – e non avrebbe potuto – ha visto gli Oasis con un biglietto preso per vie traverse. Succederà ancora?
Una possibile risposta alla nostra domanda, cioè se sia giusto arrabbiarsi, si nasconde proprio fra le pieghe dell'annuncio. Quando abbiamo visto quel «register for tickets» e, poi, abbiamo letto le regole, ci è salito un magone pazzesco. Proprio perché abbiamo capito che sarà difficile, anzi difficilissimo mettere le mani su una data. E la vera differenza, forse, sta proprio qui: gli Oasis hanno spostato la delusione, la frustrazione, la rabbia e l'insoddisfazione a monte, prima ancora dell'apertura delle vendite. La sensazione di non aver alcun controllo reale sull'acquisto, a differenza degli anni Novanta o nei primi Duemila, invece è la medesima.


